Pronti a domani sera?

Avete spolverato le vostre foto? Avete deciso in che ordine presentare le immagini? Avete trovato la ricetta della nonna per fare quella torta buonissima che vi fa fare sempre una figura pazzesca quando la portate alle cene con gli amici?

Gia’ che ci siete, date una spolverata anche al vostro sito: per chi lo volesse, abbiamo deciso di incatenare Alessandro a un tavolino per potervi dare un feedback sul vostro sito o sulla vostra immagine coordinata.
Pensiamo che sia una buona occasione di farsi dare due dritte, perche’ e’ vero che delle buone foto sono il migliore biglietto da visita… ma se l’abito non fa il monaco, presentarsi in monastero vestiti con un tanga leopardato  e un succhiotto sul collo non vi rendera’ migliori agli occhi dell’abate.

Senior meet Junior 2012

SEGNATEVELO IN AGENDA:
17 maggio 19:00-23:00
Via F.lli Andolfatto 13 [laterale Via M. Bianchin] – Romano d’Ezzelino (VI)

Anche quest’anno torna Senior Meet Junior, l’iniziativa promossa da Tau Visual che consiste nel portarmi del cibo.
Mmmh. Forse e’ un riassunto un po’ estremo. Lo spirito dell’iniziativa e’ un po’ piu’ virato al dare la possibilita’ a chi ha cominciato da poco di mostrare le proprie foto a qualcuno che con la fotografia ci lavora gia’ da un po’, di confrontarsi con gli altri partecipanti e di passare una serata divertente.
I consigli per le vittime che decideranno di venirci a parlare (iscrivendosi qui) non sono diversi da quelli dati l’anno scorso:

1. Se potete, portate le foto stampate. Ovviamente se il vostro lavoro ha componenti multimediali (ad esempio ritratti video), va benissimo portare un ipad o un portatile, ma per esperienza posso assicurarvi che far stampare 20 foto vi costringe a fare un percorso mentale diverso rispetto a caricare una manciata di file a caso su una chiavetta USB.

3. Portate solo quello che ritenete il meglio del vostro meglio. 20-40 foto sono l’ideale. 50 sono tante, 100 verranno sfogliate piu’ o meno distrattamente e vi verra’ dato solo un feedback un po’ vago.

4. Chiunque abbia messo un portfolio sotto il mio naso sa che sono un po’ uno schiacciasassi. Non e’ niente di personale e non voglio demoralizzarvi. Per rispetto nei confronti di chi si fa un sacco di strada per avere un feedback, sono convinta che sia piu’ utile avere un confronto sulle cose che possono essere migliorate che sentirsi fare “pat pat” sulla testa. Se ne sentite la necessita’, predisporremo un angolo per fare “pat pat” sulla testa dei convenuti.

5. Cercate di capire cosa volete ricavare da questa occasione: avete domande specifiche? Volete solo passare una serata in compagnia? Siete indecisi tra una sequenza e un’altra per le foto del portfolio? C’e’ una foto che avete scattato che vi piace tantissimo ma non riuscite a capire perche’ piace solo a voi? Siamo li’ per voi, usateci.

6. Ricordatevi che un fotografo professionista non e’ necessariamente un’autorita assoluta su tutto quello che riguarda la fotografia. Se mi presentate un portfolio di fotografia sportiva, cerchero’ di fare del mio meglio per darvi comunque dei consigli, ma non sono sicura di potervi essere altrettanto utile di quanto sarei nel commentare la post produzione della pelle in una foto di beauty, per fare un esempio.

7. Se c’e’ Alberto Bogo e porta i muffin, ALMENO UNO mi spetta di diritto.

8. Se potete, restate e confrontatevi anche con gli altri Junior. Fate nascere collaborazioni, collettivi, limonate dietro al capannone con gli sconosciuti.

9. Siate preparati a dover parlare di quello che fate: e’ una delle cose piu’ difficili per chi comincia e una delle piu’ importanti. Non vi chiedo di fare il corrispettivo fotografico di vendere un’enciclopedia in 56 volumi… pero’ evitate di coprire di guano il vostro lavoro perche’ la domanda immediatamente successiva a “le mie foto fanno schifo” e’ “perche’ me le fai vedere?” e mi aspetto una risposta.

10. Se siete in zona e non avete foto da mostrare ma vi avanza un pacchetto di patatine e una bottiglia di vino siete comunque i benvenuti.

Non vedo l’ora!

Pubblicita’ di American Apparel bannate perche’ “amatoriali”

Se dico “American Apparel” cosa vi viene in mente? Per chi conosce il brand, l’associazione e’ immediata: ragazzine non necessariamente superbellone sparaflashate su fondo chiaro (una parete o un letto) con pose un po’ porche e l’espressione da “scopamisubito”. Tipo Terry Richardson, ma senza il pisello di Terry Richardson, per capirci.

Per questo sono rimasta piuttosto sorpresa nello scoprire che l’ultima campagna e’ stata bannata nel Regno Unito dall’Advertising Standards Authority ASA. La motivazione e’ stata sul vago:

“We considered that in the particular context of images which featured nudity and sexually provocative poses, there was a voyeuristic and ‘amateurish’ quality to the images which served to heighten the impression that the ads were exploitative of women and inappropriately sexualised young women.”

Vi consiglio di leggere tutto l’articolo pubblicato su Visual Culture Blog per farvi un’idea del perche’ sia interessante capire le motivazioni che stanno dietro al ban e le implicazioni. In breve: sotto la lente dell’accusa non e’ tanto il soggetto delle immagini, quanto lo stile fotografico, troppo poco patinato, troppo reale.
Qualsiasi cosa si possa pensare di quello che alla fine e’ un filone fotografico vero e proprio (che di solito irrita tantissimo un sacco di fotografi perche’ “quella foto la potevo scattare anch’io, e’ illuminata male, gli occhi rossi, arghasjhdckj, il filo della lampada *rumore di esplosione della testa*”), trovo estremamente interessante questo mordersi la coda dell’industria della comunicazione nel cercare un equilibrio tra le foto super-ritoccate e quelle che mettono in scena qualcosa che sembra vero.
Bugia per bugia (perche’ sempre di una messa in scena si tratta) qual e’ quella piu’ dannosa?

Nonfotografi2: mia zia Liliana

Mia Zia Liliana in borsa, assieme alle caramelle e a tutti i quintali di roba che vivono nelle borse delle zie, ha una point and shoot digitale di parecchi anni fa, una di quelle che nessuna delle persone che legge questo blog userebbe nemmeno come ferma carte. La usa in continuazione, per fare foto ai nipotini, agli amici, a persone o posti che per lei sono importanti (e che fa stampare in doppia copia, perche’ ne tiene una e regala l’altra al soggetto della foto).
Una volta usava una Bencini Comet che ha regalato a me perche’ non si trovano piu’ i rullini. Siccome fino a poco tempo fa portava le foto a far stampare da un fotografo che le faceva pagare le stampe come se fossero riproduzioni d’arte in serie limitata, le ho chiesto di portarle a me, cosi’ le scarico, raddrizzo quelle che sono storte, gliele metto in un cd e le faccio mandare a casa le stampe da digitalpix.
Questo mi da’ diritto a chiedere tutte le torte che voglio.

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Grazie!

Stanotte siamo arrivati a casa alle due e nonostante la stanchezza e il dente del giudizio dispettoso (per usare un eufemismo) sono andata a dormire con il sorriso.
Mi scuso pubblicamente per tutte le assurdità che posso aver detto: ho un ricordo vago della serata e se avete dubbi, usate pure i commenti per fare domande specifiche. Sono sicura di non aver parlato di un sacco di cose di cui avrei voluto parlare, ma credo di aver comunque sforato pesantemente con i tempi.

Ringrazio Valentina ed Enrico, che sono venuti comunque, pur essendo sull’orlo del parto (che sarebbe stato comunque un fantastico complemento alla serata)
Ringrazio Alessandro e Stefano, ché quando vedo le facce dei miei ex-studenti il mio cuore di mamma si gonfia di orgoglio.
Ringrazio Mire e Giulia, che hanno provveduto a non mandarci a casa a pancia vuota e che vedo sempre troppo poco e anche Emiliano (che se non lavora al suo portfolio verra’ picchiato con un calzino pieno di biglie di vetro)
Ringrazio le persone che si sono fermate dopo la conferenza a fare domande (un appunto per la ragazza coi capelli corti ricci e gli occhiali che mi chiedeva consiglio sul bilanciare i progetti personali e i conti a fine mese: mandami una mail, ci sono ancora un sacco di cose da dire).

Ringrazio Roberto Tomesani per avermi coinvolto e lo IED per avermi ospitato.
Un grazie speciale ed enorme va a Piero Pozzi, che mi ha sorpreso con la sua presenza: il Professor Pozzi e’ stato il relatore per la mia tesi. Quando alla seconda revisione di un progetto sull’immagine coordinata aziendale (l’argomento del laboratorio di tesi) mi ha guardato in faccia e mi ha chiesto “ma sinceramente, a te di questa cosa frega qualcosa?”, ha cambiato tutto. Mi ha messo in mano libri che mi hanno aperto gli occhi e mi ha permesso di lavorare a cose che hanno messo le fondamenta di quello che sarei diventata come professionista. E gli devo ancora una bottiglia di grappa, che provvedero’ a fargli avere al piu’ presto (pago sempre i miei debiti, anche senza essere un Lannister)

Quando il fotografo balla il tip-tap

Lunedi’ sera avete da fare?
Perche’ se siete liberi e siete dalle parti di Milano, potreste fare un salto allo IED e farmi le boccacce mentre parlo.
Nel caso in cui il mio numero di tip tap non fosse pronto entro lunedi’ (ho dei problemi con le piroette, perche’ come zoolander non riesco a girare a sinistra), parlero’ per un paio d’ore di quello che faccio e di come lo faccio. E se avete domande specifiche, venite e chiedete. La mia intenzione e’ di stare li’ a rispondere fino a quando quelli dello IED non mi cacciano a pedate (e anche allora, conto di farmi scudo con Tomesani, che c’ha la faccia da buono e nessuno lo prenderebbe mai a pedate, e continuare lo stesso)

La partecipazione e’ gratuita e aperta a tutti, previa registrazione da farsi QUI

Quando il fotografo balla il tip-tap
ovvero:
idee, creativita’, condivisione, rete, conoscenza e collaborazione, e gli altri attuali strumenti professionali del fotografo

lunedi 23 aprile 2012 – ore 18,15
via A. Sciesa, 4 – Milano – nell’aula magna dello IED

Rina e Umberto Mora

Ci sono fotografi che non conoscete. Non hanno un sito, non sono su flickr, non hanno mai fatto una mostra.

Sono i fotografi che preferisco, la mia ossessione. Se sono a casa di qualcuno e vedo un album fotografico, devo resistere alla tentazione di prendere a spallate chi mi sta di fronte per appropriarmene almeno per un’ora. Di piu’, se posso avere qualcuno che mi racconta la storia dietro alle foto.

Sono le foto fatte a Natale con tutta la famiglia in formazione da squadra di calcio e un cugino col dito nel naso. Quelle con mezzo dito che copre l’obiettivo, dietro al quale due persone si baciano per la macchina fotografica.
Le foto col vestito della festa e quelle del giorno in cui un bambino viene portato a casa avvolto nella coperta ricamata dalla nonna e offerto all’obiettivo per immortalare il momento.
Di tanto in tanto, pero’, incappo in un gruppo di foto che mi fanno provare una fitta d’invidia nei confronti del fotografo, che trovo valide al di la’ del valore sentimentale che hanno per le persone ritratte.
Questo e’ quello che e’ successo quando mio fratello mi ha portato una serie di diapositive da scansionare per degli amici. Sono scattate nel corso di anni da Rina e Umberto Mora e ritraggono  Stefano che cresce, rigorosamente suddivise per eta’.

chi le ha scattate ha un senso della composizione che la maggior parte dei parenti armati di macchina fotografica non ha.
E notavo come in ogni foto i soggetti siano inseriti in uno sfondo che richiama i vestiti che indossano, con un controllo che spesso manca persino a fotografi di professione.
Sono fotografie che richiedono l’accettazione di chi viene fotografato, di come non se ne vedono quasi piu’ (nelle foto ricordo di adesso in genere si cerca piu’ spesso di dare uno stile quasi di reportage, oppure sono i soggetti stessi che chiedono di essere fotografati e il fotografo e’ piu’ che altro l’alternativa all’autoscatto).
Invece in tutti questi scatti il fotografo e’ in qualche modo visibile, presente.

Ma la serie che preferisco in assoluto e’ quella che ha per soggetto solo Stefano, in mezzo al fotogramma, che guarda in macchina in attesa che gli venga dato il permesso di tornare a giocare.
Ed e’ soprattutto questa serie di foto che mi ha spinto a chiedere a soggetto e fotografi il permesso di pubblicare qualche scatto

Come una canzone dei dik dik

E’ il primo giorno di primavera e sono esattamente sei mesi dall’ultima volta in cui ho aggiornato questo blog.
Sei mesi fa era il mio compleanno e non ero particolarmente felice: con una spalla completamente fuori uso, non riuscivo a tenere in mano una macchina fotografica per piu’ di mezz’ora e si parlava di operare i legamenti e di passare sei mesi a girarmi i pollici prima di poter recuperare completamente (forse. Forse no, non siamo sicuri). Quando io non faccio foto, come sa perfettamente l’anima pia che mi ha sposato, non sono una bella persona.
Mi da’ fastidio tutto. TUTTO.

In particolare il mio problema era Internet. Io che su Internet ci sono cresciuta, cominciavo ad averne piene le tasche.
Il sovraccarico di rumore di fondo, la rincorsa alla visibilita’ sui social media. Diventa mio amico, scambiamoci i link.
Le foto. Su flickr. Tutte. Uguali.
Le persone che mi chiedevano come farsi conoscere invece di chiederSi come smettere di fare foto agghiaccianti, convinte che sia piu’ importante avere un pubblico che avere qualcosa da dire.
Quelli che mi chiedevano di fare tutorial su cose di cui ci sono gia’ 10.000 tutorial su Internet, incazzandosi se rispondevo coi link di suddetti tutorial invece di passare un pomeriggio a scrivere qualcosa di ridondante e dare loro un metaforico bacino sulla fronte.
Le mail di persone che mi offrivano di insegnare workshop sul ritratto e che alla mia richiesta di strutturare il workshop in modo da insegnare effettivamente qualcosa ai partecipanti rispondevano che avevano in mente piu’ una cosa del tipo che io arrivavo, piazzavo tre luci sulla modella in mutande e poi le persone scattavano delle belle foto (nome in codice: fare bancomat).
Le richieste di chi vuole una lettura portfolio ma non ha tempo di venire in studio a farmi vedere le foto.

La mia personalissima opinione e’ che se tutto il mondo ce l’ha con te… forse il problema non e’ il mondo.
E il problema ero io, ovviamente. Io che stavo sprecando tempo a fare quello che credevo di dover fare invece di quello che volevo fare.
Piu’ di tutto mi faceva incazzare a morte il fatto che in tutto questo io non stessi facendo niente di niente di niente che avesse un minimo di significato per me.
A questo punto della mia carriera professionale posso tranquillamente prendere una ragazzina carina, metterle un bel vestito (o toglierlo), piazzarla davanti alla macchina fotografica e fare una bella foto. E farmi pagare per farlo.
Una scimmia ammaestrata con un braccio paralizzato puo’ farlo, per Dio, e io aggiungo che posso anche farla sembrare otto volte piu’ figa usando Photoshop con un braccio legato dietro la schiena.
Bruko 1- Scimmia 0.
Ma perche’ dovrei farlo?
Per cui parlandone con Alessandro abbiamo deciso di prenderci 6 mesi di pausa nei quali invece di passare il tempo a interagire con la gente di Internet parlando di fare foto, avrei potuto passare il tempo a… fare foto.

E siccome a causa della spalla non sono ancora a pieno regime, l’idea di base e’ stata quella di lavorare a un progetto personale, da poter portare avanti con i miei ritmi, qualcosa senza nessuno scopo se non quello di raccontare una mia storia, a modo mio. Senza un committente esterno, senza budget, ma con la stessa struttura di un progetto commissionato (per cui con deadline intermedie e passaggi strutturati)
Per cui ho “sospeso” il blog, senza grossi annunci (ho sempre creduto nel valore di andarsene da un posto in silenzio e senza grosse scene), ho limitato pesantemente il numero di ore passate connessa ad un computer, mi sono rimessa in pari con una serie di libri che avevo sul comodino e mi sono messa a lavorare.

Per i primi tre mesi ho solo perso tempo. Poi sono tornata a regime.
Ne e’ uscita una graphic novel di 150 pagine (quasi, sto lavorando alle ultime).
Ho messo a posto il libro che avevo scritto l’anno scorso e ne ho scritto un altro.
Ho corso la mia prima mezza maratona.
Ho preso lezioni di cucina.
Ho cominciato a suonare l’ukulele.
Ho collaborato con Charlie Chipman a un progetto fotografico.
Ho messo le basi per dei progetti interessanti che potrebbero rendere il 2012 un anno per me da ricordare.
Ovviamente non significa che Internet sia il male e continuo a preferirlo alla vita vera, che e’ piena di polvere, insetti e cose noiose da fare… pero’ se in questo momento vi sentite le batterie scariche, un giro li’ fuori potrebbe non essere una cattiva idea.

Aloha

Vi ringrazio tantissimo per le mail e i messaggi.
So che non sto aggiornando il blog. Va tutto bene, ho solo altro da fare :)

Ghettotutorial: gli sfondi

Come promesso, è in linea un nuovo capitolo di ghettofotografia. Sarà suddiviso in diversi post perché se mi annoio io a scriverlo immagino voi a leggerlo…
Lo trovate QUI.

E poi finalmente posso ufficialmente rivelare quello che -piu’ per scaramanzia che altro- ho dovuto tenere per me nelle ultime settimane.
A giugno David Hobby aveva postato sul sito un annuncio per trovare due collaboratori: uno per l’Europa e uno per l’Asia. Io sono la persona che è stata scelta per rappresentare l’Europa (*glom*) e il mio compito è essenzialmente quello di passare un sacco di tempo su Internet a guardare foto e poi contattare i miei fotografi preferiti per tempestarli di domande. Essenzialmente quello che facevo anche prima, senza essere pagata.
Oggi è stato pubblicato il mio primo articolo e devo ammettere di essere un po’ emozionata perché David è più o meno il mio supereroe e lavorare con lui in queste settimane mi ha fatto capire che se ci sono stati errori di valutazione sono stati per difetto.
Difficilmente ho avuto a che fare con persone più competenti, generose e dotate di senso dell’umorismo.

Buon ferragosto gente!!

Mi piace fare foto al mio gatto quindi lavorero’ per National Geographic

Intanto volevo ringraziare tutti per le mail e i messaggi di incoraggiamento per la spalla.
Proseguo con la mia ora e mezzo di esercizi di riabilitazione al giorno, sono diventata molto amica della borsa del ghiaccio e sapro’ dopo il 6 settembre quando potro’ ricominciare a lavorare. E’ come essere in vacanza ma senza il mare, senza il sole e con l’umore gioviale di un gatto randagio a bordo strada durante un temporale. Non quello carino della pubblicita’ della Barilla, uno di quelli senza una zampa e spelacchiati.

Nel frattempo vi segnalo un post fantastico scritto da John Stanmeyer, il primo di una serie su cosa significhi essere un fotografo per il National Geographic. Siccome ultimamente mi e’ capitato di parlare con un paio di persone convinte che lo sbocco professionale per le foto di macro scattate nel giardino di casa sia NGM, vi consiglio una lettura attenta.

Ho anche ricevuto diverse mail di persone che lamentano di non poter fare foto perche’ non hanno uno studio e in casa non hanno spazio per montare un fondale e mi chiedono informazioni sugli studi a noleggio. Evito di rispondervi singolarmente e tra oggi e domani vedo di mettere insieme un ghettotutorial sul perche’ l’affermazione di cui sopra mi fa agitare il pugno chiuso al cielo (il sinistro, pero’). Se avete domande specifiche che riguardino fondali e sfondi, mettetele nei commenti e vedo di incorporarle il piu’ possibile.

Nel frattempo vi segnalo anche il nuovo articolo sul blog del corriere. Sciau.

Inizia il conto alla rovescia

Biglietti aerei: presi.
Appartamento: confermato.

Non resta che aspettare

nonsitornaindietro.com trailer from papermoustache on Vimeo.

Aggiornamenti dal fronte

Con la spalla fuori uso le mie giornate sono un po’ piu’ noiose.
Rimandati tutti i servizi fotografici, sto finalmente rimettendomi in pari con la post produzione arretrata, i documenti per il commercialista non sono mai stati cosi’ in ordine e un paio di volte al giorno mi passo la mia mezz’oretta a pancia in giu’ sul tavolo della cucina a dondolare il mio pesetto.

Nel frattempo Ale ha approfittato di avermi con le chiappe inchiodate a una sedia (si fa per dire, visto che in studio lavoro seduta sulla fitball) e abbiamo lavorato al nuovo sito di Papermoustache.
La cosa probabilmente piu’ divertente e’ il photobooth: se avete una webcam attaccata al computer potete passare ore di puro divertimento. e visto che abbiamo fatto stampare t-shirt e bandane, non vediamo l’ora di fare i concorsi a tema.
Perche’ niente dice “siamo persone serie e professionali” come avere sul sito una gallery di persone vestite da messicani per la settimana del burrito.

Bronx Boys su photobackstage

L’estate e’ sempre un periodo strano, per me. Si ridefiniscono gli obiettivi, si recuperano le forze e ci si prepara all’anno nuovo che, da quando avevo 6 anni, comincia a settembre.
Ci sono un bel po’ di cose in ballo e vedremo dove portano, ma nel frattempo  ho ufficialmente iniziato la mia coabitazione con Settimio Benedusi nel suo spazio su corriere.it.

E’ uno spazio grosso, decisamente piu’ ufficiale di questo e mi e’ stata data piena liberta’ di manovra. Per cui dopo aver passato almeno un quarto d’ora a chiedermi se fosse o meno il caso di usare il termine “bimbominchia” e aver deciso che posso anche mettermi la coroncina, ma non saro’ mai una principessa, ho appena premuto il tasto invia sul primo articolo, che parla del nuovo progetto di Stephen Shane.

Lo trovate QUI. Nel frattempo un grazie di cuore a Settimio per avermi coinvolto. Sara’ l’occasione di passare meno tempo su 9gag e piu’ tempo a guardare foto vere.

Il post estivo da leggere sotto l’ombrellone.

In questi giorni rallentati dall’afa mi sono capitate in mano un sacco di riviste e noto sempre di piu’ una qualita’ discutibile delle foto pubblicate, su cui viene spalmata una post produzione terribile.
Il primo esempio che mi viene in mente sono le foto scattate a Monica Bellucci per Elle France (Elle, non TV sette): fanno venire voglia di rintracciare il ritoccatore e prenderlo a schiaffi con una grattugia.

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Nuovo ghettotutorial: Separazione di frequenza

ciao gente dell’Internet!
Negli ultimi giorni sono stata particolarmente assente e nei prossimi dovrei essere ancora piu’ altrove. Per la prima volta da quando ho cominciato a navigare su Internet (parliamo del 1997, qui) c’e’ stato un momento in cui ho pensato di mandare tutto a quel paese e tornare a comunicare via piccione.
Il social network di base non sono una brutta idea, ma una delle cose belle di Internet per una persona non particolarmente socievole e’ che ti permette di evitare i contatti con l’umanita’ e diventa difficile quando comunicare con l’umanità sembra essere diventato lo scopo principale di internet (che vorrei ricordarvi e’ scaricare musica e film illegalmente e avere accesso illimitato alla pornografia).

Pero’ visto che nel frattempo mi sono resa conto di non fare un tutorial dall’alba dei tempi, ho pensato che ad alcuni di voi potrebbe interessare il discorso della separazione di frequenza per il fotoritocco della pelle.
Teoricamente e’ una cosa avanzata. La verità e’ che se anche vi limitate a copiare i valori e fare quello che dico come una scimmietta ammaestrata, e’ un modo veloce per ritoccare i difetti della pelle in modo qualitativamente elevato e vi risparmia un sacco di lavoro con mezzi piu’ semplici.
Vedete voi.

Splitscreen: A love story

Splitscreen: A Love Story from JW Griffiths on Vimeo.

È stato girato completamente con cellulari Nokia, ed e’ delizioso.

Stellar | Ignacio Torres

Sulle linee di quello di cui avevo parlato qualche tempo fa, volevo condividere il lavoro di Ignacio Torres, fotografo Texano.
Partendo dall’idea che gli uomini siano composti di polvere di stelle, Ignacio ha ricreato delle galassie in miniatura, usando semplicemente della polvere e dei coriandoli riflettenti e sparando il flash in modo brutale. L’uso dell’animazione per rendere la tridimensionalità spaziale -secondo me- e’ un piccolo colpo di genio.
Ovvio, sono foto che non sono pensate per una rivista in termini tradizionali. Ma ci sono sempre piu’ magazine che dei termini tradizionali se ne fanno poco (iPad, anyone?) e lavori del genere secondo me riescono ad essere anche piu’ efficaci dei filmati, perche’ mantengono la qualita’ di un’illustrazione fotografica aggiungendo un po’ di magia.
Non tutto quello che fa mi piace allo stesso modo, ma quello che trovo interessante e’ il modo in cui sperimenta attorno a una serie di concetti, usando fotografia, video e gif animate come se fossero semplicemente pennelli diversi.

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Artfarm Pilastro: resoconto

Artfarm Pilastro from bruko on Vimeo.

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Artfarm Pilastro + un’idea malsana

Se siete dalle parti di Verona, venerdi’ sera, potreste approfittarne per fare un salto ad Artfarm Pilastro.
Barbara, Monica ed io esporremo una mostra a testa e allo stesso prezzo vi portate a casa la mostra delle foto che abbiamo fatto assieme. E in piu’ ci sara’ un sacco di altra roba.
Io esporro’ le foto del tema della settimana (+ qualche originale, perche’ il mondo ha bisogno di porcate di cartone).

Poi l’altro giorno, in preparazione a Rock in Idrho, Ale ed io abbiamo guardato “Back and Forth”, il documentario sui Foo Fighters. Siccome e’ stato registrato nel garage di Dave -quanto sei bellebbravo- Grohl, per fare promozione all’album sono andati a suonare nei garage della gente.
Siccome come sempre non so che accidenti farmene delle stampe che uso per le mostre, mi e’ venuto in mente che potrebbe essere figo fare una cosa simile. Tipo trovare una manciata di persone che vogliono una mostra a casa propria. Io vi mando le stampe, voi ve le tenete un mese e le fate vedere a vostro nonno, le appendete in salotto e in bagno o le tenete in un armadio e poi le spedite al tizio successivo del tour. Nel frattempo mi mandate un paio di foto dell’allestimento e io sono contenta perche’ ci sara’ anche  chi espone al Moma, ma vuoi mettere?

C’e’ qualcuno li’ fuori che la trova un’idea divertente almeno la meta’ di quello che sembra divertente a me?