Gente di Verona che non sa usare photoshop!
Il 30-31 ottobre saro’ all’associazione culturale JOY per due giorni di workshop.
Sabato partira’ da un livello davvero base, ma vorrei darvi gli strumenti per lavorare le vostre foto in un modo che non fara’ sanguinare gli occhi ai vostri amici di facebook.
Domenica sara’ un po’ piu’ avanzato, ma conto comunque di adattarmi al ritmo dei partecipanti. La mia intenzione e’ quella di farvi tornare a casa con gli strumenti per fare quello che vi ho spiegato e se questo vuol dire spiegarvelo coi pupazzetti, ho intenzione di farlo.
Per avere un’idea del programma ed iscrivervi (i posti sono 12 a giornata) vi rimando al sito di Joy
Questo e’ uno di quei post che ho nel retro della testa da un po’ e mi riprometto di fare e poi finisce sempre che qualcosa attira la mia attenzione (uh guarda! Uno sbrilluccichio! Andiamo a corrergli dietro!)
E’ uno di quegli argomenti un po’ spinosi per chi inizia a fare foto in cambio di soldi o di cibo o di qualsiasi cosa preveda il baratto delle proprie prestazioni professionali.
“Quanto vuoi?”
La prima volta che te lo chiedono ti senti un po’ una prostituta, perche’ se fino al giorno prima lo facevi solo per amore, rispondere a questa domanda significa farlo per soldi. E ci vuole un po’ per togliersi questa sensazione di dosso.
Ma la verita’ e’ che se vendeste salumi, non avreste nessun problema e far sapere al vostro cliente quanto costa un etto di salame. E se vi dicesse “mmm. Troppo caro”, probabilmente avreste un altro salame un po’ meno buono ma che costa meno e sareste in grado di spiegare la differenza tra i due.
Ma dubito che in ogni caso dareste al vostro cliente indeciso due etti di salame di un tipo e due etti dell’altro da portarsi a casa per decidere cosa gli piace di piu’.
E il cliente non si aspetta che sia cosi’, perche’ se sta chiedendo un preventivo, si aspetta non solo che gli venga fornito un prezzo, ma anche che chi glielo fornisce sia in grado di fornire un ventaglio di prezzi e servizi per avere un’idea piu’ chiara dei costi che ci sono dietro al vostro lavoro per poter scegliere. Read the rest of this entry »
Se avete 10 minuti di tempo, secondo me questo e’ un video davvero interessante da vedere e non solo per il motivo piu’ evidente (ovvero: dimostrare che non conta la macchina fotografica, ma chi la usa e come sa giostrare la luce).
E’ interessante anche perche’ mostra diversi setup che potrebbero essere interessanti e fa vedere le foto sia non post prodotte che post prodotte. Ed e’ girato bene.
E adesso torno in miniera, che non ho mai lavorato tanto come in questi giorni (graziesignoregrazie per l’aria condizionata in studio: essere inchiodati qui non e’ poi cosi’ male)
Qualche giorno fa Monica ha postato sul suo blog una serie di scatti a mio parere splendidi, pieni di poesia e romanticismo.
Un paio di giorni dopo mi arriva una mail di Barbara intitolata “tutorial a 6 mani” che diceva
ciao Sara.
in questi giorni mi sono scambiata delle opinioni con Monica Monimix in merito alle sue ultime foto su fondo bianco luce del mattino e pensavo che sarebbe stato carino fare un tutorial insieme visto che abbiamo ottenuto dei risultati simili ma con tecniche leggermente diverse.
ci chiedevamo se ti andava di partecipare e fare un tutorial a 6 mani.
E quindi eccoci qui, in parallelo su 3 blog diversi nel tentativo di farvi capire quanto sia stupido a volte chiedere a un fotografo domande tipo “ma su che settaggio era la macchina fotografica” oppure “a che potenza era il flash?”
Spesso non esiste un modo “giusto” di fare le cose, ma esiste sempre un “come lo farei io coi mezzi che ho”.
potete cliccare sulle immagini per vedere i rispettivi tutorial oppure andare a leggere quello di Monica, poi quello di Barbara e infine il mio
Se non sapete cosa sia sugru, seguire il link qui sopra e’ il primo passo verso un mondo di piccole riparazioni e accrocchi. Il piccolo McGyver che e’ in voi probabilmente si innamorera’ all’istante e secondo me tenerne un paio di bustine nella borsa della macchina fotografica tornerà utile.
E oltre ad averlo comprato per tenerlo e regalarlo a mio padre, che impazzirà d’amore per una cosa di questo tipo, ho deciso di comprarlo perche’ secondo me e’ un prodotto e un concetto che vale la pena di sostenere.
Lo recensiro’ con maggiore cognizione di causa quando arriverà, ma chi l’ha gia’ provato e’ entusiasta
Perche’ si’, il riciclo e’ una gran cosa, pero’ riparare è anche meglio.
Dietro il cut, il Repair Manifesto scritto da quelli di Platform21
Il ghettotutorial di oggi parla di un fedele alleato che ogni ghettofotografo dovrebbe imparare ad amare: il lenzuolo bianco.
Con ogni probabilità ci sono un milione di errori di consecutio temporum, perche’ l’ho scritto tra un lavoro e l’altro e adesso devo scappare, e sicuramente ci sono parole digitate male perche’ ho le dita a salsiccia, per cui segnalatemi se ci sono castronerie e sentitevi liberi di aggiungere i vostri consigli
E non lo dico solo perche’ c’e’ gente che usa espressioni come “sembri un vecchio di trent’anni” (si’, parlo con te), ma sopratutto perche’ dopo due giorni di workshop mi sento vagamente come se mi fosse passato sopra un tir.
Pero’ ne e’ davvero valsa la pena e volevo ringraziare tutte le persone che hanno partecipato, venendo anche da parecchio lontano (fatemi sapere se siete arrivati a casa sani e salvi, come si fa con le mamme preoccupate…).
Abbiamo lanciato piu’ di una palla curva facendo fare cose che non sarebbero state facili nemmeno per noi: ogni partecipante aveva 30 minuti di tempo per lavorare singolarmente con la modella, appaiato ad un altro partecipante che facesse da assistente. Scegliendo che tipo di illuminazione usare e che tipo di immagine cercare di ottenere.
Per post produrre era concesso solo lightroom e in piu’ alla fine della giornata si sarebbe dovuta consegnare anche un ritratto del proprio compare, assegnato estraendo i nomi a caso da un cappello.
Riassumendo: un tempo limitato per lavorare in una situazione da studio con strumentazioni nuove quasi per tutti e in piu’ ritrarre uno sconosciuto e in piu’ farsi fotografare da uno sconosciuto.
I risultati hanno superato quelli che ci aspettavamo e spero nei prossimi giorni di ricevere qualche esempio da farvi vedere.
Nel frattempo vi ricordo di fare attenzione quando appaiate gli estranei, soprattutto se sono dispari: poi finisce che spariscono con una scala, si infilano nei cantieri e rischiano di farsi arrestare…adesso credo che non mi resti che svenire e sperare che la mia macchina per fermare il tempo e dormire 16 ore in 7 funzioni
e giusto per dare un’idea dello spirito del weekend: avete presente il post sulle 15 foto che odio? quello in cui parlo di maschere veneziane?
Tramando alle mie spalle, i partecipanti al workshop hanno pensato di dare il proprio contributo e ora si trovano appesi nel mio studio a monito perenne che tutto cio’ che direte un giorno potrebbe essere usato contro di voi :
A volte capita che le scadenze di un progetto vengano cambiate, magari perche’ il cliente si accorge di un’opportunita’ che vorrebbe prendere al volo o di un imprevisto che non era stato calcolato.
Per cui capita che un lavoro che era stato programmato con un tempo di circa un mese debba essere fatto in una settimana e mezzo, piu’ o meno.
Capita, e non e’ nemmeno cosi’ assurdo che capiti.
Chi fa le foto in genere e’ chiamato per risolvere problemi, per cui succede che indomiti fotografi si trovino a fare turni di lavoro che vanno piu’ o meno dalle 8 a mezzanotte, ringraziando il cielo per l’invenzione delle barrette saltapasto, dei frullati gia’ pronti e della RedBull.
Se avete mai dovuto fotografare un catalogo di gioielli sapete qual e’ il problema principale (oltre al fatto che il metallo, soprattutto quello curvo, riflette anche le tue interiora e che non puo’ essere MAI toccato a mani nude e che comunque i guanti di filo vanno cambiati spesso onde evitare estenuanti sessioni di fotoritocco).
Il problema è che vi scaricano in studio un gazzillione di oggettini tutti piu’ o meno uguali dentro bustine di plastica con il codice, raccomandandovi di non incasinare niente.
Se dovessi fare la cosa apparentemente piu’ logica (aprire le bustine una alla volta, scattare il gioiello, rimettere il gioiello nella bustina, ad libitum), perderei un’infinità di tempo che non ho. Pero’ non posso rischiare di mettere i gioielli in fila sul tavolo sperando di non incasinarmi, pregando che non ci sia un colpo di vento o che le mie goffe mani non mischino i gioielli.
La soluzione? Bicchierini da caffe’ numerati con il pennarello indelebile e attaccati con lo scotch alla libreria.
Io fotografo i gioielli a gruppi di 21, per cui svuoto ogni bustina nel bicchierino, la inserisco nel bicchierino e scatto tutti i gioielli in ordine. Poi rimetto tutto a posto segnandomi i codici su un foglio di carta (utile per rinominare i file) e passo al gruppo successivo.
Bonus: se devo andare in bagno inserisco sul lato bicchierino relativo all’ultimo gioiello fotografato uno spillo con la capocchia rossa come segnalibro.
E adesso me ne vado a casa, che sono uno zombie. Non vedo l’ora che sia sabato per giocare due giorni. Bambini che partecipate al workshop: verrete usati come antistress.
Io amo Chase Jarvis con tutto il cuore. Perche’ è un fotografo pazzesco e condivide con il mondo quello che sa.
Voglio dire: se io condivido quello che so, cambia un cazzo, se non per chi sa meno di me. Ma io passo metà del mio tempo a navigare su Internet e l’altra metà a fare foto che mi permettano di passare metà del mio tempo a navigare su Internet (tranne nei prossimi 10 giorni, in cui sono previste giornate lavorative di 16+ ore e un workshop. Se sopravvivo stavolta senza sbarellare e’ previsto un weekend qui per festeggiare il mio anniversario. Occhi sulla meta)
Dicevo. Per quanto possa impegnarmi io, non sposto una gran massa di sapere.
Chase Jarvis potrebbe tranquillamente limitarsi a pulirsi il sedere con banconote da 100 dolla e invece si sbatte come una maionese per rendere il mondo migliore. Il mio, di sicuro.
Se sapete l’inglese, andate immediatamente QUI a leggere della sua ultima iniziativa. Corsi e workshop gratis. Con insegnanti spessi. Coprono i costi con il fatto che le lezioni saranno a pagamento solo se vorrete scaricarle (per rivederle, o perche’ non potete guardarle in streaming perche’ a quell’ora avete l’appuntamento dall’estetista per la ceretta all’inguine e l’estetista si rifiuta di darvi la password del wi-fi). Se non sapete l’inglese, è arrivato il momento di impararlo.
Se siete troppo pigri per passare dal suo blog, andate direttamente al link del sito, registratevi per essere aggiornati o aggiungeteli a twitter
Quando ho una giornata “gne” quello che mi piace fare è qualche forma di attività ossessivo compulsiva.
Tipo passare 10 ore in photoshop a post produrre la pelle di qualcuno pixel per pixel (Immagine originale di MerryP)
Avevo postato questo rollover su twitter e mi è stato chiesto come ho fatto.
Ho pensato che il modo piu’ semplice di farlo fosse mostrare il mio disordinatissimo file .psd a piena risoluzione.
Di solito se so che devo mostrarlo tendo a lavorare in modo molto piu’ ordinato, ma secondo me è utile anche vedere come lavoro VERAMENTE, rifacendo la stessa operazione in piu’ passaggi successivi, stratificando le correzioni senza partire subito a carrarmato.
Procedo un po’ a caso, togliendo dai piedi ogni volta il singolo elemento che mi da fastidio e solo quello, cercando di mantenere l’immagine il piu’ vicino possibile all’originale.
Trovate tutti e 300 i megabyte dell’immagine QUI E per semplificare un po’ la lettura ho scritto un paio di note sul contenuto dei livelli. Spero possa essere utile a qualcuno