Quando e’ nata Giulia, piccolo inaspettato miracolo, era talmente minuscola che sembrava potesse volare via con uno starnuto. Sbadigliava senza riuscire a tenere gli occhi aperti, come fanno i neonati che hanno gia’ capito tutto della vita. Quando l’ho fotografata qualche mese più tardi sembrava quasi seguire l’obiettivo della macchina fotografica con gli occhi, e l’avevo indicata come piccola modella in erba… ma sono quelle cose che gli adulti pensano quando guardano i propri miniparenti, con la consapevolezza che dove noi vediamo il neonato piu’ intelligente della terra, il resto del mondo vede un cosino che sbava (ah, ma come sbava mia cugina…)
Qualche anno piu’ tardi, ho avuto la conferma della mia prima impressione. Questa bambina e’ in grado di organizzare da sola un interno shooting, scegliere pose e props, mandare via la gente sul set che cerca di rubarle la scena (aka, la propria madre), richiedere -con una certa insistenza- un make up artist (accontentandosi grazie al cielo del lipgloss de Il Mondo di Patty) ed essenzialmente spaccare culi.
C’e’ un nuovo boss nel quartiere. Io vi ho avvertito.
Eccoci qui, a tirare le somme di questa prima settimana.
Il tema -lo ricordo per chi fosse capitato qui per caso- era “Pain”, ma avrebbe tranquillamente potuto essere “Pain in the Ass”, vista la quantita’ di cose che sono andate storte per arrivare alla foto finale.
L’immagine finale e’ quella in apertura di thread, e visto che ci siamo ho pensato di elaborare un po’ di spiegazioni per darvi un’idea di quello che succede tra un orecchio e l’altro quando devo portare avanti un progetto.
A quanto pare non mi sono ancora sciolta (e anzi, il fatto di avere l’aria condizionata in studio ma non a casa rende molto meno tragico dover lavorare).
Appena ho un secondo comincero’ a rispondere ai commenti dell’ultimo post, perche’ si e’ generata una discussione davvero interessante.
Nel frattempo vi comunico che ho finito la nuova versione del mio portfolio e che quest’anno invece di essere un mattone di 400 pagine di foto a caso e’ un mattoncino di 150 con parole e foto a caso.
Imparero’ mai a fare le cose come si suppone debbano essere fatte? Sappiamo tutti la risposta, per cui evitero’ di far finta.
Se siete curiosi e avete voglia di dargli una sfogliata, lo trovate qui. I testi sono in inglese perche’ non e’ pensato per essere mandato solo in Italia, ma anche se non spiaccicate una parola di inglese, si dovrebbe comunque capire il senso di quello che avevo in mente.
L’altra segnalazione del giorno e’ che se siete abbonati a Jumper Premium potete vedere un mio tutorial sul fotoritocco della pelle di oltre un’ora. E’ stata un’esperienza davvero particolare, cercare di parlare dicendo cose sensate e lavorare contemporaneamente. Sembra un sacco piu’ facile quando lo fanno gli altri.
Io mi sono accorta di andare in trance facilmente, per cui comincio a non riuscire a ricordare le parole che servono per descrivere quello che sto facendo. Per cui voi vedete un’ora di tutorial, dietro ci sono in realta’ un numero indecente di ore in cui io faccio delle cose, mi inciampo sulle parole e impreco per cui devo ricominciare, io che mi dimentico di chiudere twitter per cui escono le notifiche, impreco e devo ricominciare e via dicendo. Alla fine l’unico modo in cui riuscivo a gestire la cosa era quello di concentrarmi fortissimo su quello che dovevo dire, finendo per suonare come qualcuno che e’ stato sedato.
Ci sono giorni in cui non riesco a fare quello che devo fare prima di essermi tolta dalla testa una qualche cavolata che mi intasa i neuroni. Da cui questo fantastico gioco di società.
Regole: stampa diverse copie di questa pagina (l’immagine a risoluzione maggiore è qui), da tenere di fianco al telefono. Quando un cliente chiama per chiederti un preventivo, afferra un pennarello e versati uno shot di grappa/tequila/liquore alla liquerizia/limoncello.
Ogni volta che il tuo cliente pronuncia una qualsiasi delle frasi riportate nella tabella, segna la casella corrispondente con una croce e tracanna lo shot in un sorso solo.
Se riesci a mettere quattro croci in fila (sono valide combinazioni in orizzontale, verticale e diagonale), dì ad alta voce “bingo” e bevi due shot.
Se a questo punto il cliente continua a parlare come se niente fosse, abbandona pure il bicchiere e passa alla bottiglia.
(un punteggio alto al Bingo tendenzialmente comporta un impegno inderogabile, un parente morto, un’improvvisa vocazione per un altro lavoro o la fatidica frase “non credo di essere la persona giusta per questo lavoro”, che e’ il corrispettivo professionale del “non sei tu, sono io, ma se vuoi possiamo restare amici”. Una volta mi limitavo ad alzare parecchio il preventivo per essere sicura di venire scaricata, ma è capitato che me lo accettassero. E non importa quanto soldi ti danno: mi dimentico sempre di calcolare quelli del cioccolato per gli attacchi di fame nervosa e la parcella del fisioterapista che mi rimette a posto i muscoli del collo)
Avevo letto una volta da qualche parte di gente che usava la macchina fotografica in modalità video per fare scherzi agli amici che aspettano di essere fotografati. Mi era venuta l’idea geniale di usare lo stesso stratagemma per fare delle vere e proprie foto che avessero micromovimenti e roba simile, tipo le foto dei giornali di Harry Potter.
Come sempre succede, quando ho l’idea del secolo circa mille persone l’hanno gia’ fatta prima e meglio, e vi riporto un filmato che secondo me e’ belle e inquietante e bello e… bello.
Graciella Longoria, “fotografata” nel giorno del primo anniversario della morta del padre. Ogni singolo fotogramma e’ una foto.
il venerdi’ pomeriggio, in studio da me, è dedicato a tutto quello che non è “lavorare come un asino a cose che non finiranno mai nel mio portfolio ma che pagano l’affitto”. Che sia andare a mostre, guardare un film, disegnare o fare foto per noi.
Questo venerdi’, dopo aver svaligiato un ingrosso pieno di stronzate natalizie, è tornato il turno di Federica davanti alla macchina fotografica.
E giuro che l’ho scelta perche’ e’ brava.
Dal backstage dello shooting per Ubisoft con il Mago Forest. come vedete endi e’ ancora vivo e viene trattato bene un po’ da tutti (picciuino).
A quanto pare qui sara’ la settimana della postproduzione impossibile (ovvero: togli 10 kg e 20 anni a questo, aggiungi una seconda testa all’altro e abbiamo questo file in alta ma non abbiamo i sorgenti. Inventati qualcosa).
Il che mi esalta un sacco perche’ era un po’ di tempo che non avevo occasione di prendere photoshop in mano per qualcosa che fosse piu’ avanzato dei soliti livelli/curve/togli brufoli.
Questo mi ricorda anche che e’ tempo di mettere mano a quei tutorial sul ritocco avanzato della pelle e sul filtro fluidifica che languono da un po’…
In tutto il casino di viaggi/ trasferte/ influenze e consegne all’ultimo minuto mi ero completamente dimenticata di mettere il mondo al corrente del fatto che per 3 mesi ho un’assistente che ogni giorno che il signore manda sulla terra viene a tenermi l’ombrellino mentre io guardo arrivare lo tsunami di guano che in questo periodo dell’anno si abbatte sempre sul mio studio (dormire? AH! Dormire e’ per i deboli!).
Santa donna.
E brava, soprattutto. Io alla sua età facevo le foto in gita con la scuola. Lei fa cose tipo questa.
Per punizione la seppellisco nela sabbia e le faccio fare lo gnomo della farina. Noi anziani siamo malvagi e incattiviti dalla vita.