Eccoci!
Finalmente ci siamo dati una mossa e abbiamo messo insieme le informazioni relative al famoso workshop sul ritratto.
Trovate tutto qui
Le date saranno il 10 e 11 aprile
Il costo di 180 euro per la sola giornata di sabato e di 320 per entrambe le giornate.
Il costo comprende colazione e pranzo (sui dettagli del pranzo forniremo piu’ info), la dispensa con le slide e le parti teoriche.
I posti sono 15 e chi primo arriva meglio alloggia (usate il form di iscrizione del sito per ricevere gli estremi del pagamento. Ovviamente il posto viene bloccato definitivamente solo dopo che avete pagato, per cui se vi iscrivete adesso avete comunque un paio di settimane per cambiare idea, nel qual caso il vostro posto tornera’ disponibile per chi è rimasto fuori. Fanno fede comunque le richieste in ordine cronologico per non fare torto a nessuno. Il che significa che essere imparentati con uno di noi due o conoscerci da un milione di anni non serve a scavallare la fila)
Nel corso dell’iscrizione ci sarà da compilare anche un questionario: ci serve per cercare di preparare dei contenuti che siano il piu’ possibile adattati al livello e agli interessi dei partecipanti. E’ il primo workshop che organizziamo in questo modo e ci teniamo a fare un buon lavoro. Per qualsiasi domanda, chiedete (a meno che la domanda non sia “che macchina fotografica mi suggerisci di comprare?”. Nel qual caso potrei avere dei problemi di connessione)
Si parla di questo nuovo programma, Photosketch (poi diventato Sketch2Photo per problemi di copyright, credo) che tradurrebbe in fotomontaggi degli schizzi fatti tranquillamente malissimo.
Non so quanto sia reale, ma si puo’ supporre che tra qualche anno la strada sia quella. Ovviamente ci saranno miliardi di problemi di copyright, ma confido nel fatto che un giorno ci sara’ altro su cui scannarsi.
Se avete mai provato a usare Tineye, probabilmente sapete che i software cominciano a riconoscere le immagini con una certa facilita’, per cui… perche’ no?
Ricordate le mie lamentazioni sugli hard disk che muoiono?
Di tanto in tanto mi lancio nella richiesta di informazioni a fonti varie, e pare che il problema principale non sia tanto il fatto che gli hd della LaCie facciano cagare (per quanto una punta di stizza nei loro confronti io ce l’abbia ancora), quanto il fatto che per operare decentemente andrebbero tenuti al freddo e non vicino al case del computer, che scalda parecchio, cosa che all’elettronica sembra non piacere.
Ergo, la soluzione NAS -per quanto sicuramente piu’ valida di limitarsi a copiare file a mano in un hd esterno- potrebbe risentire dello stesso problema, visto che non ho una sala server per tenere al fresco i miei dischi.
Il costo dello storage online fatti due conti mi risulta ancora proibitivo, ma soprattutto caricare un paio di terabyte a 4megabit al secondo implica una quantita’ di tempo assurda, e una possibilita’ di errore nella copia troppo alta per lasciarmi tranquilla.
Sto cominciando a pensare a una soluzione DAT (backup su nastro) almeno per archiviare i RAW, che sono la cosa che mi occupa piu’ spazio in assoluto (almeno i psd posso comprimerli e i jpg sono piccoli) e che vorrei riuscire ad archiviare su un supporto con una durata piu’ lunga di un dvd…
(nota a se stessa: magari fai una copia dei RAW piu’ vecchi convertendoli in DNG, prima).
Il vantaggio delle cassette:
• il costo per bit dei supporti e’ abbastanza basso. Non mi sono sbattuta a cercare, ma una cartuccia da 160 giga mi costerebbe 30 euro.
• la durata del supporto pare essere ancora la migliore, paragonata a dvd, hard disk e compagnia bella
• le cassette sono leggere e facilmente archiviabili e posso tenerle in ambiente riparato, come se fossero negativi
svantaggi:
• l’archiviazione su nastro e’ lenta
• comunque le cassette vanno archiviate in condizioni decenti
• non e’ cosi’ veloce recuperare il file che mi serve quando mi serve, per cui dovrei archiviare per benino segnandomi cosa si trova in ogni cassetta, invece che buttare tutto in un secchio e usare spotlight per trovare la roba.
Per cui pensavo di affiancare i due sistemi per tenere su nastro i raw e quei file che a un certo punto posso mettere in un cassetto (le fatture degli anni passati, la posta, roba che non apriro’ mai piu’) e tenere su hard disk in doppia copia il resto dei file, che a questo punto non hanno piu’ le dimensioni mastodontiche che hanno in questo momento.
Tutto questo,ovviamente, piu’ che essere un articolo di quelli che dicono “la soluzione migliore per fare backup e’ quella che vi dico io”, e’ piu’ un promemoria a me stessa e una richiesta di input da parte di chi ne sa piu’ di me, che secondo me siamo in tanti ad essere sulla stessa barca (quella della gente terrorizzata dalla perdita dei dati, sommersa da quantita’ assurde di file ma senza soldi da spendere in soluzioni decenti)
Metto una foto compita per darmi un tono.
A quanto pare sono diventata membro del direttivo Tau Visual. Cosa significa tutto questo?
Fondamentalmente che continuo a valere come un due di spade con briscola di bastoni, ma che mia mamma ne sara’ felice.
E visto che gli altri membri del direttivo sono tutta gente che sa seriamente fare il proprio lavoro, in caso Tau Visual esplodesse nel corso dei prossimi due anni, saprete a chi dare la colpa…
Da quando ho cominciato a infilare le immagini che mi piacciono tutte nello stesso posto in modo sistematico (cosa che ho sempre fatto salvandole in cartelle, pero’ poi finisce che le riguardo meno spesso di quello che dovrei) mi sto accorgendo di quanto in effetti i miei interessi dal punto di vista estetico siano piu’ definiti di quello che credevo. Riconosco pattern e percorsi. Temi ricorrenti.
Riesco a vedere un filo conduttore e la cosa che mi interessa di piu’ e’ stato accorgermi che scelgo immagini che somigliano molto a quello che sogno. Sia come palette che come temi e inquadrature.
Non sapevo di avere un’ossessione per i cerbiatti, che invece emerge chiaramente (e che probabilmente e’ dovuta al fatto che da piccola avevo un pupazzo di Bambi in gomma con cui giocavo poco ma che passavo un sacco di tempo a guardare). O per l’acqua. A me l’acqua fa cagare: e’ bagnata, generalmente fredda e non siamo amiche. Eppure la mia testa è piena di immagini fatte d’acqua.
Peraltro visto che Mire mi ha spiegato che si possono associare piu’ blog allo stesso account, nel frattempo ho anche cominciato ad annotarmi tutte le cose che se vincessi un miliardo di euro comincerei a comprare in modo compulsivo (qui) e la tendenza che emerge è che vivrei in una casa arredata da un serial killer vestita solo di colori desaturati.
Tutto questo fa si’ che si siano messi in moto rotelle che sembravano ferme da un po’. Per cui se in questo momento vi sembra di avere poca ispirazione e siete tendenzialmente ossessivo compulsivi, provate ad aprire un account su tumblr e a postarci le immagini che vi piacciono di piu’.
E’ come dare dell’acido ai vostri neuroni. Ed e’ sempre meglio che lavorare.
cercando tutt’altro mi sono imbattuta in questo video tutorial su come creare in photoshop DAL NIENTE degli spruzzi d’acqua.
Davvero impressionante e in effetti il fatto che qualcuno usi il filtro “plastic wrap” per qualcosa che non fa cagare cactus mi lascia sgomenta. L’apocalisse e’ vicina, comportatevi a modino e verificate di avere le mutande pulite.
Simone e Arianna mi hanno scritto chiedendomi dei link di fotografi da cui prendere ispirazione.
Il che e’ un’indicazione un po’ vaga, soprattutto considerando il fatto che quello che ispira me puo’ non essere la stessa cosa che ispira qualcun altro, e che in realta’ basta sbattersi davvero poco per trovare foto belle, online. Magazine di fotografia, link di link di link… si tratta solo di perdere tempo e se non si ha tempo da perdere anche avere una lista di link non aiuta per niente, perche’ si finisce per non guardarli.
stumble upon, digg, ffffound, blog vari, link che seguo da twitter… sono tutti punti di partenza possibili per chi ha installato internet ieri (ve lo ricordate i cd di installazione per internet?). e poi si seguono pezzi di discorsi, si rincorrono collegamenti e ci si trova a navigare in posti assurdi. Sono sicura che ci sono modi piu’ strutturati di prendere ispirazione, ma io in genere faccio cosi’…
Ad ogni modo a meno che io non abbia qualcosa da dire sulle foto in questione, per cui mi senta in dovere di aprire un post qui, se trovo qualcosa che attira la mia attenzione, ho cominciato a postarlo qui.
Cosi’ evito di intasare i feed della gente con post che si limitano a dire “oh, visto che bella questa foto?”, ma soprattutto mi evito la sbatta di aprire wordpress per farlo. Si’. Sono COSI’ pigra.
ricordate il magnifico ghettotutorial sulle maschere? Phillip Valdez “wanted to present that as the “old way” of using masking and have Phillip create something amazing to represent the new way of feathering and masking”.
Peraltro lui è il marito di Visioluxus. Vivere in quella casa deve essere tra le cose piu’ fighe del mondo.
Mi e’ appena stata portata una copia del lavoro che Federica ha fatto durante lo stage da me: come parte del nostro accordo avrebbe dovuto usare un giorno alla settimana per lavorare ad un progetto fotografico personale.
Il concept è semplice: ha scelto un album dei Woven Hand, il suo gruppo preferito, ed ha illustrato ogni traccia con delle foto.
Dopodichè ha montato il tutto in un librino e l’ha fatto stampare su blurb. Lo trovate qui
E’ il suo primo progetto fotografico e gia’ mi da’ la polvere. Vorrei avere qualche merito, la realta’ e’ che e’ brava (direi che c’e’ un motivo se è l’unica che è riuscita a farmi convincere a stare davanti alla macchina fotografica)
Uno dei classici momenti da niubbi della fotografia (ci siamo passati tutti, e’ come fare macro di fiori e fare foto alla propria ombra: e’ come se una forza oscura ci chiamasse e ci si sente come se l’avessimo scoperto noi) è quel particolare attimo in cui decidiamo di essere creativi e per un periodo facciamo tutte le foto con la macchina in diagonale per avere dei punti di vista originali, cosa che finisce per sembrare solo il lavoro di un ubriaco con problemi di labirintite.
A meno che non ci sia un progetto dietro.
Queste foto di Romain Laurent sono fantastiche, secondo me. Dimostrano che anche sui cliche’ c’e’ ancora qualcosa di originale da dire.