Posted: marzo 29th, 2010 | Author: Bruko | Filed under: gadgets, links | 39 Comments »

E’ una vita che mi lamento del fatto che il mondo e’ convinto che la fotografia sia una roba da maschi. Un po’ perche’ gran parte delle attrezzature professionali sono progettate per persone con mani grosse come pale (e non mi lamento del peso, il peso che riesco a trasportare da sola in genere lascia sgomente le persone che si offrono di darmi una mano aspettandosi di sollevare borse piene di plastica a bolle: e’ che la mia spanna arriva fin li’), un po’ perche’ il massimo della frivolezza nel mondo della fotografia è il gilet con le tasche. Che e’ l’equivalente del gambaletto color carne, in quanto a fattore trombabilità. In caso abbiate deciso di comprarne uno per impressionare il gentil sesso.
Margaret Bourke-White aveva il fazzolettino per pulire le lenti dello stesso colore dei guanti. E se lei è riuscita a fare foto magnifiche senza farsi crescere il pelo sulle gambe e trasformarsi in uno scaricatore di porto, non vedo perche’ non dovrei riuscirci io, in un’epoca in cui le donne fotografe cominciano a non essere una percentuale risibile.
Nonostante tutta questa premessa, se avete un cromosoma Y, non potete capire.
Per voi l’amore che provo da mesi nei confronti di questa borsa sara’ una di quelle cose apparentemente inspiegabili e un po’ sciocchine che facciamo noi femmine. Una di quelle cose tipo il bisogno di scarpe che ci attanaglia.
Per cui ignoratemi, passate oltre. Lasciatemi qui a emettere gridolini d’amore verso il monitor, mentre immagino un mondo in cui finalmente ricomincio a portare con me la macchina fotografica ovunque vado. Un mondo in cui non sembro un turista sperduto quando cammino in giro per una citta’. Un mondo in cui esiste un colore diverso dal nero o grigio antracite.
Per le femmine interessate, o i fidanzati di femmine fotografe in vena di regali davvero fighi: le trovate qui
(ovviamente ho comprato quella rossa e ovviamente ne faro’ una recensione accurata appena arriva)
Posted: marzo 27th, 2010 | Author: Bruko | Filed under: ghettofotografia | 93 Comments »

Quando ho una giornata “gne” quello che mi piace fare è qualche forma di attività ossessivo compulsiva.
Tipo passare 10 ore in photoshop a post produrre la pelle di qualcuno pixel per pixel (Immagine originale di MerryP)
Avevo postato questo rollover su twitter e mi è stato chiesto come ho fatto.
Ho pensato che il modo piu’ semplice di farlo fosse mostrare il mio disordinatissimo file .psd a piena risoluzione.
Di solito se so che devo mostrarlo tendo a lavorare in modo molto piu’ ordinato, ma secondo me è utile anche vedere come lavoro VERAMENTE, rifacendo la stessa operazione in piu’ passaggi successivi, stratificando le correzioni senza partire subito a carrarmato.
Procedo un po’ a caso, togliendo dai piedi ogni volta il singolo elemento che mi da fastidio e solo quello, cercando di mantenere l’immagine il piu’ vicino possibile all’originale.
Trovate tutti e 300 i megabyte dell’immagine QUI
E per semplificare un po’ la lettura ho scritto un paio di note sul contenuto dei livelli. Spero possa essere utile a qualcuno
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Posted: marzo 18th, 2010 | Author: Bruko | Filed under: gadgets, links | 7 Comments »

L’idea di per se’ è semplicissima: una finta borsa della macchina fotografica da portare a tracolla per scattare al volo senza dover togliere la macchina dalla borsa.
Ottima per non sembrare il classico turista da scippare, per riparare la macchina dalla polvere mentre si cammina, per scattare in modo ninja ma soprattutto per sentirsi come i barboni con la bottiglia di Scotch scadente infilata nel sacchetto di carta!
La trovate QUI
Posted: marzo 18th, 2010 | Author: Bruko | Filed under: blabla | 84 Comments »
In linea di massima vi risparmio dal pubblicare le mail che ricevo, anche quando si tratta di roba esilarante (e di questo dovreste ringraziarmi, anche se sto pensando di creare una gallery apposta per chi mi manda foto dei propri genitali, o di cominciare a chiedere che ALMENO ci sia scritto sopra “ciao bruko”), pero’ questa capita a fagiolo.
gentile Signora Lando,
sono FF, Responsabile Editoriale di *Nome testata*, la struttura di comunicazione di Confcommercio [tolgo la città di riferimento, ma non e' Rettorgole].
Scusandomi innanzitutto qualora la disturbi, mi fa piacere segnalarLe che – in quanto utente di flickr.com – ho avuto modo di apprezzare alcune delle Sue foto ospitate su detto sito.
Volevo quindi chiederLe l’autorizzazione di utilizzare un Suo lavoro, pubblicandoli sul periodico a stampa dell’Organizzazione di rappresentanza nella quale opero.
Va da sé che l’eventuale pubblicazione – sempre accompagnata dalla citazione dell’autore – è destinata esclusivamente a fini non commerciali, essendo i citati mezzi di informazione riservati ad aziende liberamente associate.
RingraziandoLa per l’attenzione e sperando in cortese riscontro, colgo l’occasione per inviarLe i migliori saluti.
Sempre piu’ spesso ricevo richieste di questo tipo da parte di aziende, tra cui anche la richiesta di un marchio piuttosto famoso per una campagna nazionale. Gente che si aspetta che io reagisca bagnando le mutandine per l’emozione.
A quanto pare flickr è diventata l’alternativa economica a istockphoto: si cerca la foto che si vuole usare e si chiede di poterla usare gratis, in cambio dell’indicazione da qualche parte del nome dell’autore (a volte nemmeno quello).
Chiariamoci: io non ho niente contro il provarci, e non ho niente contro chi accetta meccanismi di questo tipo: vedere la propria foto stampata da qualche parte puo’ anche fare piacere e comunque diventare ricchi pubblicando sulle riviste non sembra essere una strada percorribile per i piu’… e’ che lo trovo un po’ una viscidata.
Per quanto mi riguarda vedere pubblicate delle mie foto a corredo di un articolo che parla di me ha un significato completamente diverso rispetto all’utilizzo di una mia immagine per promuovere l’acquisto di qualcosa che… non sono io.
Non sono uno di quei fotografi convinti che anche le proprie foto delle vacanze abbiano un valore commerciale, e non ho grossi problemi a lasciare che le mie foto vengano usate per le cose piu’ disparate ma tendenzialmente a meno che non si tratti di un progetto che sostengo personalmente, di un contesto che mi piacerebbe fosse associato al mio nome o di un utilizzo personale, sono dell’idea che se qualcuno trova il mio lavoro valido abbastanza da farci dei soldi, dovrebbe trovarlo abbastanza valido da pagarne.
E piu’ passa il tempo piu’ mi accorgo che il vero privilegio del mio lavoro, con tutti i problemi che possono esserci in questo momento, è che sto imparando a dire di no.
A dire di no a clienti che mi chiedono di lavorare con una qualità a tre zeri e un preventivo a uno, con la promessa di chissa’ che lavori futuri, a dire di no a persone con cui non mi sento a mio agio a lavorare perche’ c’e’ qualcosa che non mi torna, a dire di no a chi vuole farmi partecipare a iniziative che non mi interessano o che sono interessanti, ma che vanno in una direzione diversa da quella in cui voglio andare io.
Con ogni probabilita’ mi troverete tra qualche mese su studio aperto per rapina a mano armata, tra il servizio sui cani eroi e quello dei calendari sexy, pero’ sticazzi: non avro’ ceduto l’anima al diavolo (oh, in cambio dell’indicazione mio nome!)