Il ghettotutorial di oggi parla di un fedele alleato che ogni ghettofotografo dovrebbe imparare ad amare: il lenzuolo bianco.
Con ogni probabilità ci sono un milione di errori di consecutio temporum, perche’ l’ho scritto tra un lavoro e l’altro e adesso devo scappare, e sicuramente ci sono parole digitate male perche’ ho le dita a salsiccia, per cui segnalatemi se ci sono castronerie e sentitevi liberi di aggiungere i vostri consigli
da quando giovedi’ pomeriggio il corriere ci ha portato in studio il nuovo giocattolo di casa apple che ha comprato ale, abbiamo avuto modo di usarlo parecchio.
Personalmente credo che l’ipad stia al computer come la wii sta alle console vere: i gamer continueranno a massacrarsi su x-box e ps3, ma tutta una serie di persone che non avrebbero mai nemmeno a provato a giocare si avvicinano a un mondo che prima non avrebbero mai preso in considerazione.
Mio padre, che guarda i computer con estremo sospetto e non ha mai nemmeno provato a toccare un mouse perche’ ha paura di distruggere qualcosa, dopo 5 minuti ha toccato lo schermo dell’ipad incuriosito da quello che gli stavo facendo vedere.
E’ come vedere uno di quei documentari sugli animali selvatici che vengono adomesticati.
Io sono convinta che per la prima volta sia stato fatto un passo verso una fruizione dell’informazione digitale che non deve essere mediata dalla conoscenza di come funziona il mezzo e anche se so che al momento siamo ancora lontani da quello che potrebbe e dovrebbe essere uno strumento come l’ipad, sono sinceramente curiosa di vedere in che direzione si andra’ da qui in poi.
Non mi interessa impostare una discussione apple vs resto del mondo. Personalmente uso mac, iphone, ipod e mobile me perche’ il sistema mi permette ad esempio di tenere sincronizzati calendari, posta, segnalibri su 3 diversi computer, perche’ trovo che siano prodotti che mi risolvono piu’ problemi di quanti me ne creano e perche’ dopo aver usato un Nokia E72 per sei mesi e un iphone per 10 minuti mi ero innamorata del secondo e quello che prima era un peso in piu’ in borsa e’ diventato una specie di sidekick che uso continuamente per fare cose che vanno dal ritrovare la mia macchina dopo averla parcheggiata a leggere libri a comprare i biglietti del treno in 30 secondi invece di fare la fila in stazione, a controllare dal divano le playlist che escono dalle casse del mio computer.
Comprare un iphone se vi serve solo un telefono e’ sinceramente da imbecilli.
Non staro’ a parlarvi di quanto siano fighi i fumetti della Marvel letti sull’ipad (pero’ davvero…) o del nuovo numero di wired, o anche solo di quanto sedere sul divano a navigare con un iPad in mano sia piu’ comodo di usare un portatile: semplicemente volevo segnalare una serie di funzioni collegate al mio lavoro che mi faranno rubare l’iPad a mio marito piu’ di qualche volta:
– secondo monitor quando mi trovo a dover lavorare sul portatile invece che in studio
- far firmare le liberatorie prima dei servizi fotografici. Easy Release e’ un’applicazione che c’e’ anche per iphone, ma anche solo aver piu’ spazio per firmare rende l’iPad uno strumento piu’ comodo per farlo. E’ comodo quando si arriva sul set pensando di dover fotografare 3 persone e improvvistamente sono 20.
- come portfolio. Non sostituisce ne’ il portfolio stampato ne’ quello digitale. Ma se devo fare una presentazione per un cliente specifico in poco tempo e’ infinitamente piu’ comodo da usare di un portatile e posso creare diverse selezioni.
- scattare in remoto (o dare modo a un cliente di guardare quello che scatto tenendolo seduto lontano dal set) usando DSLR Remote; comoda anche per gli autoscatti in posizioni difficili da raggiungere in 10 secondi. Per gli autoscatti e’ piu’ comodo con l’iphone, perche’ e’ piu’ piccolo, ma le dimensioni maggiori dell’ipad lo rendono perfetto per verificare il fuoco e il fatto che sia cosi’ maneggevole aiuta se devono guardare piu’ persone.
Voi come lo usate? O come lo usereste?
O se ci tenete scrivete pure i motivi perche’ avete deciso di non comprarlo, anche se “posso gia’ fare tutto quello che mi serve con quello che ho” o “il mio portatile fa le stesse cose” la diamo per scontata, ok? (che poi secondo me l’iPad non e’ un sostituto di un portatile. E’ nello stesso insieme di un kindle: serve per fruire di contenuti)
Sto lavorando a un nuovo entusiasmante ghetto tutorial, ma mi serve il sole per fare le foto d’esempio e a quanto pare per un paio di giorni posso scordarmelo… umph. Per cui per riempire il tempo vi beccate un post sul copyright. Che culo.
Ogni poco tempo inciampo in un fotografo che si lamenta che qualcuno gli ha copiato l’idea o che si sbatte come una maionese per “proteggere” le proprie foto dalle migliaia di ladri che aspettano di poterle usare alla fantasmagorica risoluzione di 600 pixel per diventare milionari al posto loro e vincere dei premi.
Quello che mi lascia perplessa è che spesso chi si imbestialisce perche’ qualcun altro ha usato la stessa idea per una foto è la stessa persona che -volontariamente o in modo meno consapevole- ha rubacchiato l’idea a qualcun altro.
Non esiste l’originalità. Non esistono idee nuove. Esistono applicazioni nuove, esiste la sperimentazione, esiste qualcuno che prende qualcosa e la porta un passettino avanti e tutto questo per quanto mi riguarda è evoluzione.
Prima di imbestialirvi nei commenti (e sentitevi sempre liberi di farlo) prendetevi un quarto d’ora di tempo e guardate questa TED talk, in cui Johanna Blakley spiega come nella moda il concetto di originalità passa attraverso lo scopiazzamento e come l’assenza di copyright non abbia mandato a gambe all’aria l’intero sistema.
Per chi non parlasse inglese, un breve riassunto per punti:
• Nella moda quello che in altri settori è plagio non è nè illegale nè immorale.
• L’unica cosa che viene protetta è il marchio: posso copiare tutto quello che voglio, ma non il logo (per quanto anche questo venga fatto in modo esteso…). I vestiti sono beni utili e pertanto non è giusto che qualcuno possa possedere il copyright su come si fa una manica.
• Dal momento che non c’e’ copyright, i designer hanno potuto elevare oggetti di uso comune a ricerche artistiche: il processo creativo è aperto. I designer possono “campionare” elementi e remixarli a piacere.
• Un effetto collaterale di questa cultura della copia è la creazione dei trend: dal momento che tutti possono copiare tra loro, quando un’idea funziona viene moltiplicata
• Com’e’ possibile che le marche di lusso rimangano sul mercato quando ci sono cosi’ tante copie cosi’ vicine al prodotto originale a una frazione del prezzo? Tom Ford risponde a questa domanda spiegando che in realta’ le persone che comprano merce contraffatta non sono quelle che comprerebbero i prodotti originali. (NdB: stessa cosa per le foto… in genere chi si salva una vostra foto senza pagarla, non la pagherebbe comunque)
• Avere gente che ti copia attaccata alle chiappe è un incentivo all’innovazione. Per cui non ti riduci a fare sempre la stessa cosa e cerchi di produrre uno stile inconfondibile.
• Altri settori senza (o con bassissima) protezione sul copyright: cibo, auto, tagli di capelli, tatuaggi, regole dei giochi ecc… E se vi sembra che i settori elencati siano marginali, ecco a confronto le vendite di settori con protezione bassa (a sinistra) e alta (a destra)
Al momento peraltro i settori che cercano di proteggere con le unghie e con i denti il copyright si trovano in un ambiente che si muove come se il copyright non esistesse. La tecnologia digitale ha incasinato il concetto di oggetto fisico, e rende facilissima la circolazione delle informazioni.
Per maggiori informazioni, potete partire da qui (readytoshare.org)
Segnalo qui un’iniziativa di Tau Visual a cui tengo, perche’ nel prossimo periodo saro’ io a seguirla.
Si tratta di Creativi Senza Limiti
Per dirlo con le parole del comunicato stampa:
Attraverso una serie di incontri e mostre di immagini fotografiche realizzate da persone disagiate, intende puntare l’attenzione sull’enorme ricchezza emotiva e creativa di ogni essere umano, indipendentemente dal fatto che le convenzioni sociali lo considerino o meno come “facente parte dei giochi”.
I fotografi professionisti che desiderano partecipare si adoperano volontariamente per contattare piccole o grandi comunita’ o gruppi di persone che vivono una qualsiasi condizione di disagio, di qualsiasi natura. Quindi, ad esempio: case di riposo o gruppi di anziani, ragazzi down, comunità di recupero, carceri, lungodegenti, disagiati psichici, eccetera.
Ciascun fotografo professionista volontario si impegna a tenere un brevissimo corso teorico/pratico di fotografia alle persone del gruppo con cui entra in contatto, per aiutarle a comprendere ed amare il mezzo espressivo fotografico.
Poi, aiutati ed assistiti dai consueti referenti e dal fotografo per quanto necessario, i Creativi Senza Limiti raccontano per immagini il loro mondo.
Una selezione di queste immagini verra’ pubblicata sul sito, a testimonianza per tutti. Ne verranno organizzate mostre locali, una mostra finale ed un libro riassuntivo.
In linea di massima Alice nel Paese delle Meraviglie e’ probabilmente uno dei concept piu’ saccheggiati del pianeta. Pero’ c’e’ ancora chi riesce a tirarne fuori qualcosa di originale e semplicemente bello.
Tipo questo video in stop motion di angela kohler
Sentitosi chiamato in causa, il buon Francesco ha trascurato la propria famiglia e ha finalmente montato il filmato del uorcsciop.
Ovviamente il fatto che ci sia gente che ride e si diverte dipende dal fatto che abbiamo fatto diverse riprese mentre minacciavamo le persone a cui tenevano di piu’.
Non sono sorrisi: sono ghigni di paura.
Lavorare con lei e’ stato piu’ o meno come innamorarsi, ma senza l’obbligo di depilarsi la gambe.
Scherzi a parte, difficilmente mi sono trovata a lavorare con qualcuno che fosse altrettanto disponibile, pieno di talento, solare. Il fatto che sia incredibilmente bella, prephotoshoppata e che sia la donna che se la tira meno nell’universo, non aiuta a evitare gli occhioni a cuore quando parla.
Io ho ancora le farfalle nello stomaco…
Come al solito, la mia approfondita conoscenza del settore video fa si’ che il filmato sia stato montato con imovie.
Pero’ visto che il bianco e nero di imovie consiste semplicemente nel togliere la saturazione, sono stata costretta ad aprire After Effects. E’ semplice come cambiare l’olio alla macchina: alla fine l’ho fatto, ma ci ho messo il quadruplo del tempo che avrei dovuto e non ne sono uscita pulita.
Prima o poi dovro’ decidermi a superare la mia repulsione e cercare di studiarlo.
E’ che le immagini continuano a muoversi, perdio!
Ho deciso di non comprare nuova attrezzatura fotografica nei prossimi 12 mesi.
Quest’anno sara’ devoluto ad imparare ad usare effettivamente quella che ho e a cercare di trovare il modo di dire qualcosa piuttosto che di avere una collezione enorme di nuovi giocattoli.
Mi rendo conto che probabilmente domani mi sembreranno le parole di una persona sotto l’effetto di qualche orrenda sostanza psicotropa, per cui mi affretto a scriverlo, finche’ dura l’effetto.
Se state pensando che mi sia rincitrullita del tutto e che non e’ possibile fare una foto decente a meno di non possedere l’ultimo corpo macchina, la lente piu’ veloce e un corredo di luci con abbastanza potenza da illuminare una città di piccole dimensioni, lasciate che vi porti un esempio davvero estremo: Il lavoro di Wayne Martin Belger Read the rest of this entry »
Le mail che mi arrivano a volte mi restituiscono un’immagine di me in cui fatico a riconoscermi.
Non mi riferisco nemmeno alle mail in cui c’e’ chi si ostina a chiedermi che macchina fotografica comprare o a quelle di Shanya, che a quanto pare potrebbe farmi cose che voi umani non potete nemmeno immaginare per cifre tutto sommato modiche (LOL).
Mi arrivano mail di gente che mi manda curricola o mi chiede consigli su come diventare un “fotografo famoso” (risate registrate) o su dove trovare l’ispirazione.
La verita’ e’ che state chiedendo alla farina che sapore avra’ la torta, e vorrei che fosse chiaro.
Ogni volta che carico un tutorial, quello che cerco di fare non e’ “mostrare come si fa”, quanto “mostrare come lo faccio io, adesso”.
Ci sono un milione di cose che facevo due anni fa che adesso non faccio allo stesso modo e che sicuramente faro’ diversamente “quando saro’ capace”.
In questi giorni sto preparando il materiale da mostrare a Bergamo e ripercorrere quello che ho fatto negli ultimi anni e’ stato un esercizio a dir poco interessante.
Sono cresciuta un sacco, ma sono ancora poco piu’ avanti della linea di partenza.
Oltre ad un senso di estrema gratitudine nei confronti di tutte quelle persone che nel corso degli anni hanno avuto abbastanza fiducia in me da pagarmi per fare delle foto (e riguardandole a volte dev’essere stata piu’ fede, che fiducia), mi sono resa conto che ci sono una serie di cose che ho imparato sul campo e che volevo condividere.
Se siete tra quelle persone che stanno cominciando adesso, e’ uno di quei momenti tipo quando sei alle medie e ti stai rompendo le palle perche’ e’ estate e ti annoi e ti lamenti e un adulto ti dice “ah, vedrai quanto rimpiangerai le vacanze estive quando sarai grande” e tu pensi “pffff. Come no”. Poi lavori per un po’ di anni e vedi un ragazzino delle medie che si lamenta perche’ si annoia e…
Se siete gia’ dei fotografi sara’ un post pieno di banalita’, e con ogni probabilità la vostra strada sara’ stata diversa (e se volete aggiungere la vostra esperienza, per favore fatelo!)
La prima cosa che ho imparato sulla mia pelle e’ che non puoi lanciare un gatto morto senza colpire in testa un fotografo.
Nessuno vi dara’ mai dei soldi solo perche’ sapete fare delle foto: e’ scontato che lo sappiate fare.
Scontato per loro, ovviamente.
Questo implica che a nessuno interessa minimamente COME portate a casa la foto, quali siano stati i problemi. E’ sempre merito del team e colpa vostra.
Ma anche se siete un fotografo generalista (ed e’ facile che all’inizio lo siate, anche solo per necessita’) la gente non vi assumera’ perche’ sapete fare una foto a fuoco, ma perche’ e’ interessata al vostro modo di vedere le cose… comunicare che sapete fare tutto e’ esattamente come dire che non sapete fare niente.
Ad un certo punto pero’ dovrete decidere cosa volete fare e se non lo decidete finite per sprecare energie in tutte le direzioni solo per stare a galla ma senza andare da nessuna parte. E’ il mio stile di nuoto, tra l’altro.
Nei miei primi portfolio c’erano sezioni tematiche che comprendevano qualsiasi cosa, persino foto di paesaggio.
E diventare una paesaggista mi interessa anche meno che sentire i risultati del fantacalcio.
Imparare a capire che non vi interessa qualcosa e’ quasi altrettanto importante che imparare a fare quello che vi interessa.
A volte capita di sentirsi come se si fosse sempre in procinto di perdere qualche treno, pero’ ha senso capire se si sta salendo su quello che va nella direzione in cui si vuole andare.
Trovarsi a Roma Termini quando da Venezia si voleva arrivare a Milano potrebbe rendere le cose meno facili.
Ho un debito di gratitudine nei confronti di Settimio Benedusi, in questo senso, che mooolto tempo fa, quando ero uno sputo di ragazzetta con un portfolio in mano, ha indicato una mia foto e mi ha detto “Questa e’ una cosa che possono fare altre persone. Meglio di te”
E indicandone un’altra tecnicamente meno buona mi ha detto “questa invece e’ interessante, c’e’ una storia dietro”. Piu’ vado avanti piu’ mi rendo conto di quanto abbia ragione.
Non saro’ mai il miglior fotografo del mondo (e sarebbe stupido cercare di esserlo), ma nessuno sara’ mai una Sara Lando migliore di me.
L’altra cosa che ho imparato e’ che il talento non serve quasi a niente. Scambierei talento per dedizione ogni giorno.
La vera differenza tra chi ce la fa e chi non ce la fa e’ non e’ il fallimento… tutti falliscono. Chi ce la fa in genere fallisce di piu’. E’ solo che invece di lamentarsi con la mamma per il ginocchio sbucciato e lasciare la bici in garage per sempre, si sciacqua la gamba e torna a giocare.
E chi fa strada non lo fa perche’ pedala bene… chi e’ bravo ha un vantaggio, ma chi arriva da qualche parte lo fa perche’ ama stare sulla bici, pedalare, stare ore seduto sul sellino anche se e’ scomodo.
Io nell’ultimo paio di anni ho passato un sacco di tempo a lamentarmi per le ginocchia sbucciate e troppo poco tempo ad andare in bicicletta.
Anche se questa metafora e’ tremenda, visto che essendo l’essere piu’ pigro sulla faccia del pianeta, io e la mia bici siamo una coppia aperta.
Il 24 Maggio saro’ a Bergamo a tenere un incontro all’interno del seminario sulla fotografia del CNA.
L’incontro è aperto agli imprenditori lombardi che aperto l’ attività prima del 2009. Non è necessario essere associato CNA.
Il seminario è gratuito, in quanto utilizza la dote formazione – della Regione Lombardia. Se avete bisogno di altre info, trovate la locandina QUI
Io che parlo per tre ore di quello che faccio a gente che probabilmente fa foto dal triplo dei miei anni, cercando con la coda dell’occhio la telecamera nascosta e il tizio del programma di Candid Camera.
il 12 e 13 giugno, invece, saro’ a Verona ospite di Joy per due giornate sulla post produzione.
Il 12 post produzione superbase e il 13 intermedia. Saranno comunque due giornate abbastanza intense, per cui se venite portatevi dei piccolo fogli di carta da appallottolare e lanciarmi addosso quando comincio a parlare a macchinetta…