non so quanti di voi abbiano seguito il corso di Zack Arias su Creativelive, lo scorso weekend. E’ stata una cosa abbastanza epica. Zack e’ uno degli insegnanti migliori che ci siano in giro, secondo me e anche quando spiegava cose davvero base, che ero sicura di sapere, ha infilato informazioni che non conoscevo e soprattutto mi ha acceso il proverbiale fuoco sotto le chiappe, facendomi venire voglia di fare foto a nastro.
Se volete fare gli assistenti, potete anche semplicemente passare tutto il tempo a guardare Dan, l’assistente di Zack Arias, che si muove come un ninja ed e’ sempre un passo avanti, facilitandogli il lavoro prima ancora che gli si chieda di farlo. Una delle cose che un sacco di ragazzini con cui parlo che dicono di voler fare gli assistenti faticano a capire è che fare l’assistente non vuol dire entrare nello studio di qualcuno e farsi prendere per manina e farsi insegnare come si fa il fotografo. Fare l’assistente vuol dire entrare nello studio di qualcuno ed essere uno strumento che gli permette di fare meglio il proprio lavoro e la roba la si impara per osmosi, facendosi un culo a capanna. Settimio Benedusi aveva scritto un ottimo post a questo proposito ed e’ quello che chiunque dovrebbe leggere prima di proporsi come assistente. Suona un po’ duro, ma e’ esattamente come funziona.
Tornando a CreativeLive. Il video qui sopra era andato in onda venerdi’ sera ed è una conversazione tra Chase Jarvis e Zack Arias che parla di un sacco di aspetti della professione che spesso vengono sottovalutati. Non dura moltissimo e potete tranquillamente ascoltarlo mentre fate cose tipo editare un miliardo di foto.
A luglio dovrebbe esserci David duChemin che parlerà di visione fotografica. Se non l’avete ancora letto, Visionmongers (di cui mi sembra si parli anche nel video che ho postato) è uno di quei libri che andrebbero letti quando si decide di fare il fotografo. Gli altri due, che consiglio fino allo sfinimento, sono Light: Science and Magic e Best Business Practice for Photographers Sono tre libri che parlano di 3 aspetti diversi della fotografia e che secondo me sono complementari. Sono in inglese, ma purtroppo pare che la politica generale sia di non tradurre le cose fighe in italiano e di far finta che siano informazioni segretissime…
Federica mi odierà per questo, ma sono disposta a subirne le conseguenze… anche perche’ il mio piano non e’ cambiato: lei diventera’ famosissima e sara’ il bastone della mia vecchiaia.
Qui trovate il testo della sua primissima intervista e anche se leggendolo sembra che io abbia in ostaggio tutta la sua famiglia e le abbia detto che li uccidero’ uno alla volta a meno che lei non dica cose carine su di me, vi posso assicurare che i Giacomazzi sono in un posto sicuro e stanno tutti bene (*wink wink*)
Qualche giorno fa Monica ha postato sul suo blog una serie di scatti a mio parere splendidi, pieni di poesia e romanticismo.
Un paio di giorni dopo mi arriva una mail di Barbara intitolata “tutorial a 6 mani” che diceva
ciao Sara.
in questi giorni mi sono scambiata delle opinioni con Monica Monimix in merito alle sue ultime foto su fondo bianco luce del mattino e pensavo che sarebbe stato carino fare un tutorial insieme visto che abbiamo ottenuto dei risultati simili ma con tecniche leggermente diverse.
ci chiedevamo se ti andava di partecipare e fare un tutorial a 6 mani.
E quindi eccoci qui, in parallelo su 3 blog diversi nel tentativo di farvi capire quanto sia stupido a volte chiedere a un fotografo domande tipo “ma su che settaggio era la macchina fotografica” oppure “a che potenza era il flash?”
Spesso non esiste un modo “giusto” di fare le cose, ma esiste sempre un “come lo farei io coi mezzi che ho”.
potete cliccare sulle immagini per vedere i rispettivi tutorial oppure andare a leggere quello di Monica, poi quello di Barbara e infine il mio
Per una serie di coincidenze, quest’estate ci saranno foto mie appese a diversi muri:
La prima è una mostra sull’autoritratto che inaugura questo sabato alle 18:00 al Centro Italiano della Fotografia d’Autore. Il fatto che io ci sia arrivata passando da flickr e senza sapere che le foto sarebbero finite li’ per me e’ assolutamente geniale. Resterà fino al 5 settembre, e mi ruga tantissimo non poter essere all’inaugurazione.
Dal 5 al 18 Luglio chi passa per Zanè, a Cascina Irma potrà vedere le foto delle teste
Dal 18 luglio al 26 settembre a Boubon Lancy c’è un festival della fotografia e quest’anno l’esposizione più importante è dedicata ai ritrattisti italiani; devo un enorme grazie a Davide Cerati per avermi coinvolto, visto che essere appesa ad un muro assieme a gente del calibro di Ferdinando Scianna, Giovanni Gastel, Gianni Berengo Gardin, Piero Gemelli, Alberta Tiburzi, Pino Settanni, Gianfranco Salis, Graziella Vigo, Nino Migliori, Mario De Biasi, Patrizia Savarese, Settimio Benedusi, Toni Thorimbert, Chiara Samugheo non fa di me una fotografa migliore, ma me ne posso bullare per un po’ con mia madre, che lo raccontera’ alla vicina e vivra’ il suo momento di gloria. Per cui evviva.
Il comunicato stampa lo trovate qui
Come sa chi segue questo blog, quando recensisco o pubblicizzo qualcosa, cerco di farlo nel modo più obiettivo possibile e nonostante la quantità discreta di persone che mi scrivono chiedendomi di pubblicizzare prodotti o iniziative, qui sopra ci finisce solo roba che ritengo personalmente valida.
Il che non significa che io non sia corruttibile: se un giorno qualcuno sentisse il bisogno di pagarmi 10.000 euro per scrivere che le sue trappole per lumache sono fantastiche non avrò alcun problema a farlo. La triste realtà è che al momento non funziona così’.
Ammetto di non essere obiettiva nei confronti di Luca Pianigiani, ma ho bisogno che sappiate che la mia parzialità è stata guadagnata sul campo.
Conosco Luca da quando -un miliardo di anni fa- ha risposto a un mio appello disperato sul livejournal in cui chiedevo informazioni per la mia tesi di laurea e lui, senza conoscermi e senza chiedermi niente in cambio, mi ha mandato a casa un pacco di riviste fantastiche, stampate su carte meravigliose, cariche di contenuti che non riuscivo a trovare in nessun altro posto.
Da allora ho avuto modo di seguirlo nelle sue diverse evoluzioni (per quanti di voi il sunday jumper è diventato una specie di piccolo rituale?), lo “uso” per tenermi aggiornata sulle novità interessanti tramite twitter, e lo sto seguendo nell’ultimo progetto del quale è oggetto di questa recensione: Jumper Premium.
Nel corso di questi anni mi sono fatta l’idea che Luca sia una persona a volte stravagante, a tratti visionaria, spesso sottovalutata, ma che va ascoltata quando parla, soprattutto perche’ spesso vede prospettive future con una lucidità sconosciuta ai più (l’ho sentito parlare di microstock ed editoria digitale quando istockphoto era in fasce e non si sapeva nulla di iPad e simili).
Togliamoci subito il dente: Jumper Premium non è gratis e a prima occhiata non è nemmeno economico.
Per cui metterei subito le cose in prospettiva. Se andate a dare un’occhiata sul sito, dovreste notare la dicitura “Formazione per fotografi professionisti”.
Ci sono giorni in cui non riesco a fare quello che devo fare prima di essermi tolta dalla testa una qualche cavolata che mi intasa i neuroni. Da cui questo fantastico gioco di società.
Regole: stampa diverse copie di questa pagina (l’immagine a risoluzione maggiore è qui), da tenere di fianco al telefono. Quando un cliente chiama per chiederti un preventivo, afferra un pennarello e versati uno shot di grappa/tequila/liquore alla liquerizia/limoncello.
Ogni volta che il tuo cliente pronuncia una qualsiasi delle frasi riportate nella tabella, segna la casella corrispondente con una croce e tracanna lo shot in un sorso solo.
Se riesci a mettere quattro croci in fila (sono valide combinazioni in orizzontale, verticale e diagonale), dì ad alta voce “bingo” e bevi due shot.
Se a questo punto il cliente continua a parlare come se niente fosse, abbandona pure il bicchiere e passa alla bottiglia.
(un punteggio alto al Bingo tendenzialmente comporta un impegno inderogabile, un parente morto, un’improvvisa vocazione per un altro lavoro o la fatidica frase “non credo di essere la persona giusta per questo lavoro”, che e’ il corrispettivo professionale del “non sei tu, sono io, ma se vuoi possiamo restare amici”. Una volta mi limitavo ad alzare parecchio il preventivo per essere sicura di venire scaricata, ma è capitato che me lo accettassero. E non importa quanto soldi ti danno: mi dimentico sempre di calcolare quelli del cioccolato per gli attacchi di fame nervosa e la parcella del fisioterapista che mi rimette a posto i muscoli del collo)
Se non sapete cosa sia sugru, seguire il link qui sopra e’ il primo passo verso un mondo di piccole riparazioni e accrocchi. Il piccolo McGyver che e’ in voi probabilmente si innamorera’ all’istante e secondo me tenerne un paio di bustine nella borsa della macchina fotografica tornerà utile.
E oltre ad averlo comprato per tenerlo e regalarlo a mio padre, che impazzirà d’amore per una cosa di questo tipo, ho deciso di comprarlo perche’ secondo me e’ un prodotto e un concetto che vale la pena di sostenere.
Lo recensiro’ con maggiore cognizione di causa quando arriverà, ma chi l’ha gia’ provato e’ entusiasta
Perche’ si’, il riciclo e’ una gran cosa, pero’ riparare è anche meglio.
Dietro il cut, il Repair Manifesto scritto da quelli di Platform21