Se durante un pomeriggio di pioggia, in cui la testa ti sta esplodendo e continui a infilare collirio negli occhi perche’ la tua Sindrome dell’Occhio Secco sta peggiorando di brutto (oculista arrivo), ti accorgi che hai bisogno di staccare e che c’e’ un pezzo di iuta accartocciato per terra, la cosa piu’ ovvia da fare e’ scattare qualche foto.
Se poi ti ricordi anche che da un sacco di tempo stai cercando l’occasione di prendere finalmente in mano Adobe Premiere e imparare ad usarlo, invece di continuare a montare i filmati con iMovie come i baNbini ritardati e consideri che hai una lensbaby sottoutilizzata, finisci a farti 10 minuti di filmati cretini coi capelli da pazza e il trucco slavato e finisci per pensare “avrei dovuto accentuare le occhiaie con del trucco scuro”.
Un ringraziamento particolare va ad Ana Paula, che un paio di mesi fa mi aveva messo in mano il corso di Premiere di Teacher-in-a-box. E se io dopo aver seguito un paio d’ore delle 15 del dvd sono riuscita a fare questo, uno con entrambi gli emisferi collegati dovrebbe riuscire a mettere assieme qualcosa di bello davvero.
Uno dei miei siti preferiti in assoluto del web e’ Awkward Family Photos.
Ho sempre adorato gli album di famiglia e una delle forme di fotografia che preferisco e’ proprio quella che prescinde da qualsiasi considerazione pseudo artistica o tecnica e semplicemente si limita a registrare un momento da infilare nell’album dei ricordi.
E quello che spesso queste foto riescono a fare e che a volte manca a fotografi e fotoamatori con migliaia di euro in attrezzatura e corsi su corsi alle spalle e’ la storia che queste foto raccontano.
Le persone nelle foto sono interessanti, i dettagli sono interessanti e viene voglia di sapere chi sono quelle persone e cosa stavano facendo e perche’.
La mamma di un mio amico ama viaggiare e quando si trova in giro per il mondo si fa fotografare davanti ai posti che vede. Sempre la stessa posizione, sempre la stessa faccia. Se quelle foto venissero stampate 70×100 e appese una dopo l’altra alle pareti di un museo sarebbe una mostra bellissima.
Se volete postare foto dai vostri album di famiglia nei commenti, siete i benvenuti. Io sono la persona a cui far vedere l’album di nozze e le foto delle vacanze e le foto di quando eravate al mare da piccoli.
Sin da quando ho visto per la prima volta la DODOcase segnalata su tuaw un po’ mi e’ salita la salivazione. Poi pero’ sono rinsavita e mi sono detta che pagare 60 dolla+ spese di spedizione + dogana per una cosa che non mi serve veramente nell’anno in cui ho deciso di non comprare piu’ boiate e nuova attrezzatura non sarebbe stato super-geniale.
Pero’ l’idea mi e’ rimasta, per cui visto che in questi giorni sto spostando qualche terabyte di roba e facendo pulizie e ho delle sontuose mezz’ore in cui ho tutto bloccato, mi sono data ai lavoretti dell’asilo e adesso sono la fiera possessora della versione ghetto, ottenuta da un vero moleskine. Ed e’ una figata per mettere l’ipad nello zaino assieme ai libri senza dovermi troppo preoccupare.
A quanto pare non mi sono ancora sciolta (e anzi, il fatto di avere l’aria condizionata in studio ma non a casa rende molto meno tragico dover lavorare).
Appena ho un secondo comincero’ a rispondere ai commenti dell’ultimo post, perche’ si e’ generata una discussione davvero interessante.
Nel frattempo vi comunico che ho finito la nuova versione del mio portfolio e che quest’anno invece di essere un mattone di 400 pagine di foto a caso e’ un mattoncino di 150 con parole e foto a caso.
Imparero’ mai a fare le cose come si suppone debbano essere fatte? Sappiamo tutti la risposta, per cui evitero’ di far finta.
Se siete curiosi e avete voglia di dargli una sfogliata, lo trovate qui. I testi sono in inglese perche’ non e’ pensato per essere mandato solo in Italia, ma anche se non spiaccicate una parola di inglese, si dovrebbe comunque capire il senso di quello che avevo in mente.
L’altra segnalazione del giorno e’ che se siete abbonati a Jumper Premium potete vedere un mio tutorial sul fotoritocco della pelle di oltre un’ora. E’ stata un’esperienza davvero particolare, cercare di parlare dicendo cose sensate e lavorare contemporaneamente. Sembra un sacco piu’ facile quando lo fanno gli altri.
Io mi sono accorta di andare in trance facilmente, per cui comincio a non riuscire a ricordare le parole che servono per descrivere quello che sto facendo. Per cui voi vedete un’ora di tutorial, dietro ci sono in realta’ un numero indecente di ore in cui io faccio delle cose, mi inciampo sulle parole e impreco per cui devo ricominciare, io che mi dimentico di chiudere twitter per cui escono le notifiche, impreco e devo ricominciare e via dicendo. Alla fine l’unico modo in cui riuscivo a gestire la cosa era quello di concentrarmi fortissimo su quello che dovevo dire, finendo per suonare come qualcuno che e’ stato sedato.
Se avete 10 minuti di tempo, secondo me questo e’ un video davvero interessante da vedere e non solo per il motivo piu’ evidente (ovvero: dimostrare che non conta la macchina fotografica, ma chi la usa e come sa giostrare la luce).
E’ interessante anche perche’ mostra diversi setup che potrebbero essere interessanti e fa vedere le foto sia non post prodotte che post prodotte. Ed e’ girato bene.
E adesso torno in miniera, che non ho mai lavorato tanto come in questi giorni (graziesignoregrazie per l’aria condizionata in studio: essere inchiodati qui non e’ poi cosi’ male)