altre 5 cose sulla fotografia che ho imparato dal correre persulserio.

Piu’ o meno due anni fa decisi di cominciare a correre e scrissi questo post. All’epoca mi sembrava un traguardo gigantesco riuscre a correre per più di 3 minuti di seguito e da allora sono cambiate un po’ di cose: ho corso la mia prima 5 km, la mia prima 10 km e la mia prima mezza maratona.

Piu’ o meno attorno ai 10 km ha cominciato a correre anche Ale, che è partito da “non me ne frega niente della corsa” ed e’ arrivato a guardare video di ultramaratoneti su youtube come se fossero porno.
Se tutto va secondo i piani, tra piu’ o meno un anno saremo a Loch Ness a rincorrere uomni in kilt per 42 chilometri e spicci.

Tutte le cose che ho scritto allora sono bene o male vere (per me) anche adesso, ma le rileggo con un sorriso, rendendomi conto di quanto fossero in realta’ considerazioni di una persona che ha iniziato da poco e che di strada non ne ha fatta poi cosi’ tanta (e anche adesso che ho un migliaio di chilometri sotto le scarpe mi rendo conto di essere solo all’inizio).

Per cui aggiungerei:

1. E’ importante variare l’allenamento.
Quando ho cominciato seguivo il classico programma Albanesi (corri-cammina-corri-cammina). Oltre a essere pallosissimo, mi ha portato a farmi male dopo molto poco. Le cose sono cambiate quando mi sono messa nelle mani di Julia Jones e dei suoi esercizi assurdi e imbarazzanti. Saltelli, skip, ripetute, corse in salita, marcia sul posto.
Nella fotografia, fare la stessa cosa costantemente non aiuta necessariamente a migliorarsi, soprattutto se quello che si fa non e’ corretto. A volte e’ necessario fermarsi e capire cosa non funziona. Se si lavora costantemente in studio puo’ essere utile costringersi a scattare in luce naturale. Se si sparano 800 foto al minuto, puo’ essere utile riprendere in mano il buon vecchio rullino da 36 pose e vivere con l’ansia di non portare a casa la foto.

2. Rallenta i lenti, aumenta i veloci.
La maggior parte delle persone ha due sole marce: camminata- corsa. In realta’ esiste una corsa lenta, in cui si riesce a conversare mentre si corre, una corsa media ed esiste una corsa veloce, in cui si arriva molto vicino alla sensazione di dover vomitare a bordo strada. Variare velocità significa migliorare molto, MOLTO più velocemente.
Fotograficamente parlando, quasi tutti quelli che conosco (me compresa) non variano mai l’intensità e sono costantemente sull’orlo dell’esaurimento. In realtà ci sono momenti di massima intensità (durante uno shooting, ad esempio) in cui e’ importante imparare a essere estremamente focalizzati e a procedere come carri armati. E poi ci sono momenti (a lavoro concluso, per esempio) in cui bisogna imparare a mettere giu’ la macchina fotografica e prendersi il tempo di interagire davvero con il cliente o con il team, piuttosto che guardare l’orologio ogni trenta secondi perchè si pensa già di dover tornare al lavoro. Anche quello e’ lavoro e non puo’ essere fatto se non con un respiro piu’ ampio. E poi ci sono i momenti di riposo, in cui ci si gratta la pancia e servono a diventare piu’ forti. Sono parte integrante dell’allenamento.

3. I gadget interessano solo quelli che hanno appena cominciato.
Sopra i 15 km tutto diventa fastidioso: la cucitura di una maglia, il cinghietto del marsupio, il calzino messo male. Con fastidioso intendo “roba che quando torno a casa sto sanguinando”. Per cui non me ne frega niente di provare qualche nuovo indumento tecnico miracoloso: se devo essere sincera, sono arrivata al punto in cui l’idea di cambiare scarpe mi mette ansia. Se una cosa funziona, la cambio solo se cade a pezzi e lo faccio malvolentieri.
Quando fotografavo solo per passione, potevo elencare a memoria le caratteristiche di obiettivi e macchine fotografiche che avrei voluto comprare. Sono passata dalla D70 alla D200 perche’ era il modello nuovo e non per necessità.
Poi ho cominciato a farlo per lavoro e mi sono resa conto che a meno che non ci sia una necessità reale (ad esempio se ho solo focali lunghe e mi trovo a dover fotografare sempre in ambienti poco profondi e non riesco ad arretrare abbastanza, al punto che mi tocca fare piu’ scatti e unirli in photoshop) non ho nessun desiderio di cambiare macchina fotografica/ comprare nuovi obiettivi/ spendere soldi per oggetti che non so se mi piacciono veramente.
Conosco la mia macchina e so cosa ci posso fare e fino a quando lo faccio bene, non mi interessa prenderne un’altra (sorry, Canon).
(ah. Nel vecchio post prendevo in giro la cosa dei paracapezzoli. Poi ho visto uomini all’arrivo delle mezza maratone con macchie di sangue larghe come CD sulle maglie)

4. A volte fai schifo. Non si muore di far schifo.
Non tutti gli allenamenti vanno a buon fine: a volte ti trovi disteso a bordo strada con le gambe sollevate e la testa che gira. A volte esci che hai ancora le gambe stanche dalla corsa precedente e per tutta l’ora successiva hai male alla milza. A volte sei fuori a correre e comincia a diluviare, e per i 10 km che ti separano da casa tua ti tocca correre coi calzini e le mutande bagnati. Pazienza. Finisci comunque quello che hai cominciato e porti a casa l’allenamento, la prossima volta andra’ meglio.
Ci sono giorni in cui le cose non girano. Le foto non vengono come dovrebbero, la modella arriva sul set con i baffi da messicano e le unghie mangiate, il cliente cambia idea ogni trenta secondi.
Fa niente. Ti turi il naso e finisci quello che devi fare, anche se ti tocca ridimensionare le aspettative. Non saranno le foto migliori della tua carriera di fotografo, ma le porti a casa comunque.

5. Non esistono grandi segreti.
Correre un numero sufficiente di km la settimana, mangiare decentemente, ripetere. Se si vuol correre una mezza maratona non e’ che ci sia tanto altro da fare. Quando ho cominciato a correre, bevevo articoli su articoli che parlavano di variabili, trucchi, segreti, consigli, ma la verità e’ che son tutte cose completamente prive di senso fino a quando non ti trovi a scoprirle da solo sul campo (quando ad esempio hai un lungo di 18 km che corri con in pancia l’abbuffata di fritto e dolci della sera prima e scopri che forse la morte non e’ la cosa peggiore che possa capitarti).
Come fotoamatrice ho passato un sacco di tempo a leggere quello che facevano gli altri, cercando di decifrare un codice che mi sembrava costantemente parziale. Ero convinta che ci fossero delle dritte che mi si tenevano nascoste e che mettendo assieme tutti i pezzi del puzzle avrei ricevuto l’illuminazione.
Come fotografa posso dirvi che finora ho imparato che si riduce tutto a “fai foto decenti che risolvono il problema di chi te le commissiona, consegnale in tempo e cerca di non essere troppo una testa di cazzo”. Con l’aggiunta di “non spendere proprio tutti i soldi che guadagni in troiate che non ti servono”.
Vi ho appena risparmiato migliaia di euro in workshop.
Prego.

Comunque se vi interessa un libro figo sulla corsa (che non e’ un manuale di corsa ma che fa venire voglia di correre), vi consiglio questo.
Ero convinta che fosse una specie di romanzo fantascientifico, ma apparentemente esiste davvero gente che corre piu’ di 150 km alla volta.

Per par condicio, uno dei miei libri preferiti di fotografia (che non e’ un manuale di fotografia ma che fa venire voglia di fare foto) e’ questo.

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Faccio foto, dormo troppo poco
22 Responses
  • Dora on 29 agosto 2012

    :( mi sa che ho problemi con i link dei libri in fondo…

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    • Bruko on 29 agosto 2012

      dovrebbero essere stati aggiustati…

      Reply
  • Lorenzolofoto on 29 agosto 2012

    Quando arriverò in fondo a un articolo senza aver ordinato qualcosa allora risolveremo anche il punto della spesa :p

    Reply
    • Bruko on 29 agosto 2012

      ahahaha Internet e’ il male :D

      Reply
      • Lorenzolofoto on 29 agosto 2012

        Non scaricare su internet :P
        Fortuna ho rubato un flash e un cavalletto a Tricarico

        Reply
  • Lawrence Oluyede on 29 agosto 2012

    “Vi ho appena risparmiato migliaia di euro in workshop.
    Prego.”

    Ah ah io ti adoro :P

    Reply
    • Bruko on 29 agosto 2012

      ghgh. Pero’ davvero :D

      Reply
  • effemmeffe on 29 agosto 2012

    Ecco, visto che sono arrivato a correre 10km godendo come un matto e poi mi sono rotto di allenarmi e ora farne anche solo 5 mi fa sentire morto, mi sa che prendo al volo il consiglio del punto 1.
    Vado a spulciare il sito di questa Julia, magari è proprio quello che mi serve per ripartire.

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    • Bruko on 29 agosto 2012

      Nel sito ci sono corsi pensati solo per le donne . Lei allena anche uomini, abbiamo un amico che si sta allenando con lei che fara’ la sua prima 12 km questa domenica.
      puoi contattarla qui, credo
      http://www.alcorrente.com/contact_us.php

      Lei e’ seriamente brava.

      Reply
      • effemmeffe on 29 agosto 2012

        ho letto adesso che allena solo donne, uomini su richiesta.
        mi sa che torno ad una tabella di allenamento generica per la mezza e mi prendo a schiaffi se non la seguo…

        Reply
        • Bruko on 29 agosto 2012

          No, il senso e’ che Up&Running e’ un sito pensato solo per donne, con un forum e allenamenti standard. Julia invece (assieme al marito, che pero’ allena solo atleti “elite”) allena anche molti uomini, facendo tabelle personalizzate e che variano a seconda di quello che fai, peso, capacita’, obiettivi.

          Non so dirti quale sia il costo. Mi hanno detto abbordabilissimo. Prova a scriverle.
          Ti assicuro che avere qualcuno che ti segue (e a cui poter far domande specifiche) ti cambia l’esistenza

          Reply
          • effemmeffe on 29 agosto 2012

            ok, provo a contattarla e vediamo che succede.
            grazie.

  • giuseppe on 29 agosto 2012

    “Vi ho appena risparmiato migliaia di euro in workshop” che potete investire in viaggi lowcost e sport! e li valgono tutti! Educare lo sguardo è un libro da riempire di segnalibri, troppe cose interessanti. Stavo leggendo il tuo post con questo di sottofondo https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=nl6HH3uK9kQ , ha reso la lettura ancora più interessante.

    Reply
  • campa on 30 agosto 2012

    Al punto cinque ci ho pensato profondamente ieri sera, quando stavo spulciando (ancora una volta) x/y/z siti. ”
    Con l’aggiunta di “non spendere proprio tutti i soldi che guadagni in troiate che non ti servono”. ” priceless.

    Reply
  • Gianluca on 31 agosto 2012

    Uhm… ma questo discorso della preparatrice atletica non farà poi la fine dei workshop fotografici? ;)
    Nel senso: quando avrai imparato a correre, e a gestire te stessa senza distruggerti le ginocchia, non verrai a dirci che anche un preparatore atletico non è altro che una tot. somma buttata alle ortiche? ;)

    Reply
    • Bruko on 31 agosto 2012

      La differenza piu’ grossa tra questo e un workshop di fotografia, per quanto mi riguarda, e’ che la persona che mi allena non mi ha mai detto “guarda come corro io per un weekend e potrai diventare un atleta professionista. E dammi un sacco di euro”, che e’ bene o male quello che succede in molti workshop.
      Cosi’ come non ha mai promesso di insegnarmi come correre una maratona avendo fatto solo gare di 5 km (il corrispettivo dei workshop di moda fatti da gente che non ha mai pubblicato una foto in una rivista vera).
      Con 33 maratone all’attivo e 20 anni di insegnamento alle spalle, e’ stata lei (guardandomi correre) a rendersi conto che c’era qualcosa che non andava nella mia caviglia e a mandarmi dalla persona che mi ha risolto i problemi alla spalla e alla schiena.
      Se non fosse stato per lei, in questo momento sarei senza lavoro da 5 mesi, mentre mi riprendo dall’operazione alla cuffia dei rotatori che volevano farmi fare.

      Mi da’ delle indicazioni, mi da’ degli allenamenti da fare e se ho dei dubbi mi risponde… ma poi chi deve correre sono io.
      E’ piu’ di un anno che mi segue. Molto, all’inizio, molto meno adesso, perche’ sono in grado di arrangiarmi da sola un po’ di piu’.

      Per cui, volendo fare un paragone in campo fotografico, e’ come avere un mentore o un insegnante.
      Non e’ necessario fare una scuola di fotografia per imparare a fare foto, sono la prima a dirlo, e ci sono molte scuole che sono una perdita di tempo, ma poi quando si trova un buon insegnante ci si accorge che si arriva a fare cose che da soli non si sarebbe riusciti a fare.

      Reply
  • Barbara on 2 settembre 2012

    Ma se invece dela milza mi fa male il fegato? eppure non bevo più molto ghghhghghghg :-)

    Reply
  • Fabio on 3 settembre 2012

    Riprendo un pezzo di un tuo commento:
    “Per cui, volendo fare un paragone in campo fotografico, e’ come avere un mentore o un insegnante.”

    Sarebbe una gran cosa, invece dei workshop che hai citato o degli infiniti manuali/videocorsi sulla post produzione o dei forum dove metti le tue foto e vieni cazziato perchè l’orizzonte è storto, avere qualcuno che ti aiuta davvero nel raggiungimento dei tuoi obiettivi e ti da una “raddrizzata” lungo la strada.
    E’ vero che sbagliando si impara, ma soprattutto quando si entra nel mondo professionale, se si potesse evitare qualche errore grossolano e procedere più spediti verso le proprie mete non è che farebbe proprio schifo…possibile che nell’era del “tuttoonline” nessuno abbia mai pensato ad un servizio di questo tipo?

    Reply
    • samanta on 3 settembre 2012

      nel settembre del 2010 ho deciso che, senza aver mai corso per più di 1 min in vita mia, avrei fatto la mia prima maratona. nel novembre 2011 ho corso e finito la maratona di ny. forse un preparatore mi avrebbe evitato il mal di schiena per le scarpe scariche e la sensazione di morte imminente per un alimentazione non corretta durante i lunghi o mi avrebbe costretta a spalmarmi di vaselina durante i miei primi 18km!
      in campo fotografico siamo nel settembre 2012 e faccio il salto da “fotoamatrice” a “[pseudo]-professionista” .ho trovato in tau-visual un utilissimo preparatore atletico! che forse non potrà evitare la crisi del 32° km, ma sicuramente mi ha aiutata a trovare il modo di arrivare alla linea di partenza correttamente equipaggiata!

      Reply
      • Fabio on 4 settembre 2012

        Anche per me – noi visto che siamo in due – la Tau è tuttora, ma è stata soprattutto all’inizio, un’ottima bussola per non perdersi.
        Quello a cui mi riferivo io però, e mi sembra di aver capito che è così che funziona questo servizio per la corsa, è forse lo step successivo, ovvero qualcuno che ti segue personalmente proprio come un allenatore. Qualcuno a cui porre domande tipo “vorrei arrivare a pubblicare su Vogue piuttosto che National Geographic, oppure arrivare a scattare per Armani o alle prossime Olimpiadi, è corretto il percorso che sto seguendo? Come ti sembra il mio sito? E la pagina sul social? Il mio portfolio cosa comunica? Quali canali posso provare a contattare? E quali è meglio evitare?”
        Insomma, proprio come diceva Sara qualcuno che ti segue mentre ti “alleni” a diventare un fotografo migliore e ti aiuta a non disperdere le energie in attività inutili e che ti risponde se hai un dubbio, ma non a cui puoi chiedere se postproduce le foto al posto tuo :D

        Reply
        • Bruko on 4 settembre 2012

          no, guarda. Mi sa che mi sono spiegata male.
          La persona che mi segue non mi sta allenando per le olimpiadi, ma per correre una mezza e poi una maratona senza uccidermi.
          E’ il corrispettivo di “ogni volta che scatto una foto mi viene mossa, cosa sto facendo che non va?”.
          Da li’, per fare il salto successivo non ti serve qualcuno che ti tenga per manina, ti serve avere ossessione e FAME.
          Vuoi diventare un fotografo della madonna? Passa tutto il giorno, tutti i giorni a fare quello che dici di voler fare. Investi tutte le tue risorse e nel frattempo non cercare la risposta nel blog di una che non lavora per Armani. Non accontentarti.
          Non impari a parare i colpi senza prenderne qualcuno in faccia

          Reply
    • Bruko on 4 settembre 2012

      c’e’ gia’: si chiama “professore” quando si va a scuola o “il tizio con piu’ esperienza di me con cui ho un rapporto d’amicizia che si e’ creato nel corso degli anni”, oppure “il commercialista”, oppure “l’editor” quando si e’ fuori da scuola.
      Adesso probabilmente qualcuno trovera’ il modo di fare il mentore a pagamento, in fondo i business coach ci sono gia’.
      Ce ne sara’ qualcuno di bravo, ma posso scommettermi le chiappe, che sara’ semplicemente un nuovo modo di spennare polli. I fotografi adorano chi dice loro “dami dei soldi, che ti dico io cosa devi fare”…

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