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Una conversazione che vale la pena ascoltare

Posted: giugno 17th, 2010 | Author: Bruko | Filed under: links, recensioni, video | 43 Comments »

non so quanti di voi abbiano seguito il corso di Zack Arias su Creativelive, lo scorso weekend. E’ stata una cosa abbastanza epica. Zack e’ uno degli insegnanti migliori che ci siano in giro, secondo me e anche quando spiegava cose davvero base, che ero sicura di sapere, ha infilato informazioni che non conoscevo e soprattutto mi ha acceso il proverbiale fuoco sotto le chiappe, facendomi venire voglia di fare foto a nastro.

Se volete fare gli assistenti, potete anche semplicemente passare tutto il tempo a guardare Dan, l’assistente di Zack Arias, che si muove come un ninja ed e’ sempre un passo avanti, facilitandogli il lavoro prima ancora che gli si chieda di farlo. Una delle cose che un sacco di ragazzini con cui parlo che dicono di voler fare gli assistenti faticano a capire è che fare l’assistente non vuol dire entrare nello studio di qualcuno e farsi prendere per manina e farsi insegnare come si fa il fotografo. Fare l’assistente vuol dire entrare nello studio di qualcuno ed essere uno strumento che gli permette di fare meglio il proprio lavoro e la roba la si impara per osmosi, facendosi un culo a capanna. Settimio Benedusi aveva scritto un ottimo post a questo proposito ed e’ quello che chiunque dovrebbe leggere prima di proporsi come assistente. Suona un po’ duro, ma e’ esattamente come funziona.

Tornando a CreativeLive. Il video qui sopra era andato in onda venerdi’ sera ed è una conversazione tra Chase Jarvis e Zack Arias che parla di un sacco di aspetti della professione che spesso vengono sottovalutati. Non dura moltissimo e potete tranquillamente ascoltarlo mentre fate cose tipo editare un miliardo di foto.

A luglio dovrebbe esserci David duChemin che parlerà di visione fotografica. Se non l’avete ancora letto, Visionmongers (di cui mi sembra si parli anche nel video che ho postato) è uno di quei libri che andrebbero letti quando si decide di fare il fotografo. Gli altri due, che consiglio fino allo sfinimento, sono Light: Science and Magic e Best Business Practice for Photographers
Sono tre libri che parlano di 3 aspetti diversi della fotografia e che secondo me sono complementari. Sono in inglese, ma purtroppo pare che la politica generale sia di non tradurre le cose fighe in italiano e di far finta che siano informazioni segretissime…


43 Comments on “Una conversazione che vale la pena ascoltare”

  1. lofoto said at 11:14 on giugno 17th, 2010:

    roftl, il post di settimio non fa giri di parole
    ma è una buona spiegazione da bottega vecchio stile… cosa che con il passare del tempo e la fine delle botteghe, non è proprio chiara a tutti :P

    come andare dal nonno fabbro o muratore, o in una bottega di un artigiano old-style a fargli da “assistente” nel tempo libero o nelle vacanze estive

    correre pedalare e gran pedate, il maestro è lui tu sei il magùt :)

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    Bruko said at 11:29 on giugno 17th, 2010:

    vero :)
    Il problema piu’ grande e’ che un sacco di ragazzi escono dalle scuole di fotografia abituati a ritmi da scuola, coccolati e riveriti e si aspettano che l’assistentato sia una specie di passeggiata piacevole con cui arrivare a fare il superfotografo figo mentre ti tirano i soldi con la fionda.
    La realta’ e’ che avere gente in studio in genere e’ una rottura di coglioni, a meno che non siano strumenti utili che fanno risparmiare tempo e fatica. E cosi’ come non vedrei il motivo di infilare nella borsa dei pesi di piombo da 10 kg che non hanno nessuna funzione, non vedrei il motivo di tenermi in studio qualcuno che mi crea piu’ problemi di quelli che mi risolve e che mi rallenta il lavoro.

    E la realta’ e’ che fare il fotografo e’ faticoso. Ed e’ un lavoro da artigiano, almeno per me lo e’.
    Poi magari se uno fa il fotografo artista e’ diverso, non ne ho idea, ma per me e’ tutto un continuo di mi faccio un culo a capanna- fatico ad arrivare a fine mese- mi faccio ancora piu’ il culo- questo mese invece mi va grassa- mi faccio il culo ancora di piu’ – ricomincia da capo.
    E io sono un pesce piccolo. Per cui il mio tempo vale ancora poco, in proporzione.
    Fare l’assistente ad un fotografo il cui tempo vale 10 volte il mio, vuol dire semplicemente che sara’ necessario e sacrosanto lavorare 10 volte tanto…

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  2. GIuseppe MIlani | Clinico said at 13:16 on giugno 17th, 2010:

    Sante parole che il lavoro del fotografo è difficile, quando mi dicono “bhe l’ho potrei fare anchio, è facile” mi vien da tirargli la macchina fotografica in faccia, un sacco di volte mi immagino la scena! ma non lo faccio altrimenti devo fare un mutuo per pagare la denuncia che mi farebbe!
    Ma credo che un ragazzino appena escito da scuola abbia ancora la mente in quella realtà, un regime di lavoro lento, dove hai tempo di rifare le cose se non vanno bene, e non hai lo smazzo di farti un fegato da animale quando ti chiedono lo sconto o peggio non pagano! almeno lo è stato per me fino a quando non ho mollato per grosse necessità economiche, l’università e mi son dovuto fare il mazzo, (come dice il mio vecchio, quando l’acqua te toca e ciappe, nuota e cori!… oltre al classico… mi a to età saltavo i fossi par lungo..).

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    Bruko said at 15:34 on giugno 17th, 2010:

    >quando mi dicono “bhe l’ho potrei fare anchio, è facile”

    …io rispondo “e’ vero, ma io lo faccio”
    I ragazzini che escono adesso dalle scuole per un buon 80% sono da prendere a calci in testa, ma personalmente do la colpa ai genitori che li trattano come se fossero dei geni e che risolvono tutti i loro problemi.
    Grazie al cielo ci sono le eccezioni

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  3. jox1989 said at 15:27 on giugno 17th, 2010:

    È quando leggo i post come quelli di Settimio Benedusi che mi rendo veramente conto di quanto sia difficile il lavoro del fotografo…
    Io poi non sono abituata neanche ai ritmi di una scuola di fotografia, non avendone mai frequentata una… Dubito che qualsiasi fotografo voglia prendermi come assistente :D

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    Bruko said at 15:49 on giugno 17th, 2010:

    C’e’ gente che non ha mai frequentato una scuola di fotografia e che non sa fare foto che e’ un perfetto assistente. Magari all’inizio devi spiegare delle cose e nessuno da’ per scontato che tu sappia tutto. Ma tra uno che non sa niente a cui devo spiegare le cose una volta sola e uno che ha un sacco di esperienza ma fa lo stesso errore mille volte, per me ha piu’ valore il primo.
    Il punto e’ che non puoi aspettarti che ci sia qualcuno a insegnarti cosa fare passo per passo. Mentre in qualsiasi scuola puoi essere interrogato solo su quello che il professore ti ha spiegato le volte prima, sul lavoro ci si aspetta che se tra due settimane c’e’ uno shooting di skateboard, tu passi il tuo tempo libero da qui al giorno dello shooting a prepararti su tutto quello che non sai. Perche’ e’ quello che farebbe qualsiasi fotografo.

    E’ per quello che mi girano le palle quando la gente mi scrive cose tipo: “devo fare delle foto a un matrimonio, mi dai dei consigli?”.
    Perche’ la prima cosa da fare e’ cercare informazioni per conto tuo. La seconda cosa da fare e’ provare per conto tuo (infilati in una chiesa a fare foto a un tuo amico. O comunque passa del tempo a fare foto in casa in condizioni di luce scarsa per capire quali sono i problemi). La terza cosa, eventualmente e’ andare da qualcuno che ne sa piu’ di te dicendo “ho questo problema specifico, ho provato a risolvere in questo modo e il mio risultato e’ questo. Hai idea di cosa ci sia di sbagliato?”

    E comunque fare da assistente non e’ obbligatorio per fare il fotografo. E’ utile, ma non e’ obbligatorio.

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    jox1989 said at 16:26 on giugno 17th, 2010:

    ancora mi chiedo perchè la gente chieda consigli su cose così vaghe, anche perchè cosa puoi rispondere?
    nel caso del matrimonio l’unica cosa che risponderei è “stai attento a non cannare il momento dello scambio delle fedi, altrimenti gli sposi potrebbero mettere una taglia sulla tua testa quando se ne accorgeranno”…
    un po’ come ti chiedono che macchina gli consigli e le loro esigenze sono “fare belle foto”.

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    Giulio said at 16:48 on giugno 17th, 2010:

    Bisogna semplicemente accettare che al mondo ci sono tante persone che non hanno voglia di alzare il culo e smazzarsi per imparare. I forum e i newsgroup (e non solo quelli di fotografia, ma TUTTI) traboccano letteralmente di domande idiote. Tanto per non fare nomi, il forum di ZMPhoto è pieno di topic del tipo “ho appena comprato una reflex, mi date dei consigli per usarla al meglio?”

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    jox1989 said at 17:36 on giugno 17th, 2010:

    già, anche sul mio forum dove siamo in gran parte fotoamatori (e di età media abbastanza bassa devo dire) ci sono domande tipo “cos’è l’esposimetro?”
    per queste cose esiste wikipedia e un migliaio di tutorial e spiegazioni sul web! bah…

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  4. Alberto said at 15:31 on giugno 17th, 2010:

    :D
    non hai idea di quante volte ho consigliato Light: Science and Magic, ma ti pare che qualcuno poi lo abbia mai preso? ¬_¬

    tra l’altro quando è uscito sono stato in preordine 2 settimane e ho dovuto aspettare la ristampa…cioè aspetta, non era ancora uscito ma ero già in lista per la seconda ristampa!!!

    Libro fantastico.

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    giuseppe milani said at 15:45 on giugno 17th, 2010:

    ahhhh!! fantastico, ce l’ho, consigliatomi personalmente da Nikola Borrisov, non potevo non prenderlo :)

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    Bruko said at 12:46 on giugno 19th, 2010:

    per me e’ davvero la Bibbia.
    Io un po’ di persone sono riuscita a incastrarle e tutte mi ringraziano a distanza di tempo.
    Apre davvero gli occhi sull’approccio e tutta una serie di problemi…

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  5. Barbara said at 08:31 on giugno 18th, 2010:

    Quando facevo l’assistente a Ferdinando Scianna mi sono presa dei cazziatoni da paura; mi sono vergognata di me stessa. Ma mai cosa mi è stata più utile per capire che la fotografia non è un gioco. E se posso aggiungere sui giovani che vorrebbero fare gli assistenti…. quando dicono “vorrei migliorare la mia professionalità, mi insegni?” che ne dite? cioè, andiamo da Berlusconi a chiedergli come si fa a diventare ricchi! :-) comunque anche io ho scritto un post in merito, dopo una sfilza di ragazzini che oltre alle domande sceme si presentavano anche presuntuosi e a volte puzzolenti. OMG.

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    Giulio said at 10:01 on giugno 18th, 2010:

    Puzzolenti? :D
    Com’è lavorare con Scianna? Racconta racconta :)

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    andrea said at 10:21 on giugno 18th, 2010:

    si racconta racconta!

    poi se volete un giorno vi racconto cosa ho combinato una sera a roma esattamente 3 anni fa quando a cena mi sono trovato di fianco un signore con la barba oramai bianca che giocava con una compattina…

    anzi ve lo racconto adesso cosi me la meno un po’ :)

    praticamente:
    cena a casa di un noto architetto romano, mi siedo con il mio capo di allora (mio zio, quindi gli insulti e le fatiche non finivano alle 20 ma andavano avanti anche di notte visto il grado di confidenza) e mi si siede di fianco questo “vecchietto” che comincia a fare foto con una compattina alle gambe del tavolo..

    io iniio a pensare che fosse un po toccato.. mi avvicino al suo orecchio e gli dico :
    “guardi che non verrà molto se non usa un flash piu serio”.
    lui mi guarda e mi spara un sorriso enorme e mi dice :”grazie! forse ha ragione, lo terrò in considerazione”

    sento una costola che mi si rompe sulla destra, è mio zio che mi ha sferrato una gomitata che mi blocca il respiro.

    “stai insegnando a fare fotografie a mimmo jodice” , mi bisbiglia…

    vi lascio immaginare i miei salamelecchi, scuse e controscuse, ma ricordo una perosna splendida, ed un ragazzino (ilsottoscritto) un bel po scemo :)

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    lofoto said at 15:11 on giugno 18th, 2010:

    ““stai insegnando a fare fotografie a mimmo jodice” , mi bisbiglia…”

    ROTFL
    ah, quando si dice il destino per la fotografia :D

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    Bruko said at 12:43 on giugno 19th, 2010:

    ahahahaahahaha
    che sublime figura di merda :D :D
    GRAZIE

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    Bruko said at 12:45 on giugno 19th, 2010:

    >una sfilza di ragazzini che oltre alle domande sceme si presentavano anche presuntuosi e a volte puzzolenti.

    ahahahaha *ma anche Sigh*
    rilancio con quelli che ti chiedono di guardargli il portfolio e poi quando gli spieghi cosa potrebbero fare per migliorarlo ti rispondono “eh, ma io non ho tempo…”, dopo aver amabilmente discusso per mezz’ora di videogiochi e vacanze.

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    Lawrence Oluyede said at 12:54 on giugno 20th, 2010:

    Ottima discussione, grazie a tutti. @Barbara: ti invidierò per sempre, pur non conoscendoti :-)

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  6. andrea said at 10:05 on giugno 18th, 2010:

    iperfico alla n potenza! l’articolo di benedusi svergina non poco a dire il vero.. perchè è proprio cosi.

    Io la frase che mi sono sentito dire piu spesso personalmente è : “scusa, ti vuoi fidanzare?” e li che pensavo.. “questo non mi vuole insegnare un cazzo, mi vuole ignorante”.. ora che ci penso gli stavo davvero in mezzo alle palle marcato stretto e probabilmente gli ero di intralcio.. :)

    bene bene, chi prende volo per seattle con me per andare a fare a fare anche “mela C” “mela V” ?? magari Scott fa solo melamaiuscoloenne e lo srclassiamo :)

    grazie ancora sara, posti sempre delle cose che ci fanno davvero crescere!

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    Bruko said at 12:42 on giugno 19th, 2010:

    >Io la frase che mi sono sentito dire piu spesso personalmente è : “scusa, ti vuoi fidanzare?” e li che pensavo.. “questo non mi vuole insegnare un cazzo, mi vuole ignorante”.. ora che ci penso gli stavo davvero in mezzo alle palle marcato stretto e probabilmente gli ero di intralcio..

    ahahahaahahahah immagino la situazione.
    Io per lavorare ho bisogno di spazio attorno e l’idea di avere qualcuno a distanza troppo ravvicinata mi deconcentra.
    Alla fine una delle cose piu’ importanti che fa chi mi assiste sul set e’ quella di spostare la roba addosso a cui potrei caracollare mentre mi muovo :D :D

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  7. Barbara said at 13:54 on giugno 18th, 2010:

    @giulio: purtroppo si, puzzolenti. non per scarsa igiene ma per scorpacciate di aglio o roba simile. io che odio l’aglio… capirai. mi veniva da svenire! ora dico, un assistente dovrebbe perlomeno essere neutro, o per dirla alla Benedusi… invisibile. Evaporabile! :-)

    In merito a Scianna…. penso sia stata una delle più grandi fortune della mia vita. Chi non lo conosce bene dice che è un pò scorbutico e orso, ma posso assicurare che è una splendida persona. Di una cultura infinita e per niente egocentrico. Con lui si impara sul campo. Ho combinato i mie bei pasticci e mi sono meritata delle strigliate (anche in pubblico, davanti a tutta la produzione) che però mi hanno fatto molto riflettere. Mi sono sentita talmente piccola da scomparire. Ma dopo ci sono i momenti di discussione e delle scuse. Un maestro di lavoro e di vita. Ho avuto anche modo di conoscere qualche suo amico fotografo (Cartier-Bresson, Jodice) ed assistere alle loro conversazioni ti proietta ad un livello tale di conoscenza che vorresti buttarti dal primo ponte.

    @Andrea: credo che Jodice abbia uno spirito e una ironia tali da non essersi assolutamente preoccupato delle tue osservazioni :-)
    E chissà che belle le foto di quella sera.

    La base di questi discorsi credo sia comunque l’ignoranza, alla quale non c’è mai fine. Per fare outing posso confessare che fino a qualche anno fa consideravo Francesco Jodice un fotografucolo; messo a confronto col padre mi risultava inespressivo. Ma quando ho avuto modo di conoscere meglio il suo stile, le sue storie, la sua visione… ho fatto penitenza sui ceci per una settimana. Ora appena posso vado a vedere le sue mostre e seguo i suoi progetti perchè, anche se non condivido il modo di vedere, lui ha qualcosa che io nemmeno mi posso sognare. E le sue foto ora mi parlano di gente (anche se non è presente), di cultura (anche se non è rappresentata), di storie d’altri mondi (anche se non è immediata). Insomma, prima di criticare, meglio studiare e fare i “compiti per casa”.

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  8. pippowitz said at 18:58 on giugno 18th, 2010:

    Ho letto il post di Benedusi. Ho il sospetto che la laudatio temporis acti (spero di non aver cannato il latino, ma casomai mi corrigerete) generale che ne segue sia fatta più che altro da gente che non ha mai agito per davvero quel tempore là. Io che forse sono più vecchiotto e qualcosa mi ricordo approvo molte cose che dice il Benedusi ma altre mi fanno venire l’orticaria. Per esempio: “l’assistente è e deve essere l’ultima merda del gruppo. attenzione, dico questo con il massimo del rispetto. ma lo dico per essere il più chiaro possibile. ma così è. e solo avendo in mente questo le cose possono funzionare. ad esempio, a pranzo l’assistente deve essere l’ultimo a sedersi e il primo ad alzarsi”. Beh, se io faccio da assistente a qualcuno, in qualsiasi campo, sarò il suo assistente quando lavoriamo, ma quando si mangia no. Tanto per capirci: ok per tenerti in ordine l’attrezzatura e portartela quando ti serve, ma il caffè non te lo faccio e non ti stiro le camicie, perchè non è il mio compito. Sennò facevo il cameriere. A me pare invece che in un team la donna delle pulizie debba valere quanto the big boss, (a patto che tutti facciano bene il loro lavoro, ovviamente) e che non ci debbano essere ultime ruote del carro. E poi la coprolalia gratuita mi fa cagare… (yuk yuk) e non vedo il motivo per insultare a priori una categoria.
    E poi credo comunque che di assistenti in realtà ce ne siano di due tipi: l’assistente puro che dice Sara, che magari non sa nemmeno fotografare e il giovane fotografo che sta imparando. Nel primo caso ok, l’assistente deve avere tutte quelle belle qualità perchè è pagato per averle (e sarei curioso di sapere quanto Benedusi paga i suoi assistenti ai quali chiede così tanto, però).
    Ma quando l’assistente è un giovane fotografo è chiaro che la cosa funziona perchè c’è uno scambio: io lavoro per te ma tu in cambio mi fai vedere come fai e mi fai capire perché fai così e non cosà (e non sono necessarie grandi spiegazioni o perdite di tempo, in genere, se l’assistente è davvero appassionato di quel lavoro) perchè, oltretutto, se capisco ti aiuto meglio.
    La lode sperticata dei calci in culo insomma non mi convince: di solito viene da chi non ne ha presi o ne ha presi troppo pochi. Quelli che ne hanno presi tanti quasi sempre parlano invece con rispetto, amore e ammirazione di chi riusciva a farsi capire senza nemmeno alzare la voce, al tempo dei calci in culo. Non son convinto perchè provo quella strana impressione che ho quando sento parlare in dialetto chi non ha i calli sulle mani … non mi convince …

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    Bruko said at 12:41 on giugno 19th, 2010:

    In realta’ io in questo sono completamente d’accordo con Benedusi.
    Non sta dicendo che l’assistente e’ uno schiavo e non una persona, e non sta dicendo che mentre il fotografo si gratta la pancia l’assistente gli deve massaggiare i piedi.
    Sul set di uno shooting che il cliente paga migliaia di euro, tutto deve essere un meccanismo oliato, ma non significa solo che tutte le luci devono essere montate e pronte.
    Se io devo fotografare la Corvaglia per una pubblicita’, non posso limitarmi ad andare li’ e passare mezz’ora a giocare con le luci, montarle sui cavalletti mentre lei guarda nel vuoto mentre io non le parlo nemmeno. Perche’ una parte essenziale di uno scatto fotografico e’ il rapporto del fotografo con il proprio soggetto e questo rapporto si crea parlando.
    Questo vuol dire che se lo shooting e’ alle 9, io alle 8 sono sul set per preparare l’attrezzatura e fare le prove di scatto e mi aspetto che il mio assistente sia li’. Quando la modella arriva, e’ possibile che io stia li’ a chiacchierare con lei amabilmente, ma non vuol dire che l’assistente puo’ andare in bagno a fare una pausa, perche’ finche’ io chiacchiero comincio a fare due scatti di prova e lui deve essere li’, a capire al volo cosa spostare. Quando alle 7 di sera si mette via la roba, spesso mi trovo a dover parlare con il cliente perche’ nel frattempo va fatto anche quello e mi aspetto che il mio assistente nel frattempo non stia li’ a parlare con la makeup artist, ma stia smontando il set e mettendo le cose dove devono andare. Perche’ se un obiettivo viene messo nella borsa dei flash, vuol dire che la prossima volta che mi serve e in fretta, io non lo trovero’.
    E questo mi fara’ sembrare un’incapace e questo e’ inaccettabile.
    Quando sono sul set quello che faccio puo’ sembrare facile e lo e’ perche’ l’ho fatto un milione di volte prima, facendo fatica. All’inizio sul set di responsabilita’ di qualcun altro, poi sul mio. Un buon assistente che si sbatte il doppio degli altri per far filare tutto liscio diventera’ un buon fotografo con piu’ facilità. Un assistente che fa solo quello che gli viene chiesto quando aprirà il proprio studio difficilmente riuscirà a stare a galla piu’ di un paio d’anni, perche’ in questo lavoro “fare quello che ti viene richiesto” non ti fa raggiungere la sufficienza.

    Fare il fotografo e’ un lavoro in cui non si puo’ dire “le mie mansioni sono mettere a posto le luci e piu’ di cosi’ non faccio”, perche’ se c’e’ da preparare il caffe’ per il cliente, si fa anche quello. Se c’e’ da stirare al volo il vestito, si fa anche quello. Se c’e’ da spazzare per terra si fa anche quello.
    Lo faccio io, senza problemi; l’ho sempre fatto. Ma se in quel momento io ho altro da fare e il mio assistente si rifiuta di farlo e devo farlo io, puo’ starsene a casa e mandare curricula a qualche grande azienda dove i suoi orari e le sue mansioni siano descritte da un contratto nazionale.
    Chi mi fa da assistente in genere se ne va prima di me e io non chiedo di fare le notti al posto mio (e io le faccio, se c’e’ una consegna incombente), ma questo al momento dipende dal fatto che faccio girare molto meno soldi di una persona del calibro di Benedusi e al momento sono in grado di gestire quasi tutto da sola e chi mi assiste mi semplifica semplicemente alcune parti del lavoro. Inoltre sono una control freak, per cui comunque devo controllare tutto il lavoro che viene fatto, perche’ se esce con il mio nome sopra devo esere sicura che abbia uno standard sufficiente.
    E quando arriva un ragazzo o una ragazza nuovo, non hanno la piu’ pallida idea di quello che stanno facendo: anche quando sono volonterosi, non hanno idea di come lavoro io, di dove voglio che vengano riposte le cose, di come voglio che vengano nominati i file. Per cui per le prime settimane io devo mettere in conto che per me la loro presenza sara’ semplicemente un’enorme perdita di tempo e di soldi. E che molto probabilmente faranno qualche casino (di cui comunque saro’ sempre e solo responsabile io)
    E se sono sul set e sto mettendo via i cavi in un certo modo, guardami. Non devo spiegarti io “ecco vedi, io i cavi li arrotolo cosi’ perche’ poi non si attorcigliano”. Scimmia vede, scimmia fa: e’ cosi’ che si impara.
    La prima settimana magari capita di dover spiegare le cose piu’ spesso, o se vedo che qualcuno sta facendo le cose nel modo sbagliato, lo correggo spiegandogli perche’.
    Ma la verità e’ che sempre piu’ spesso vedo sui set ragazzini che aspettano che qualcuno dica loro cosa fare e che non guardano. Dicono di essere li’ per imparare e scrivono messaggini sul telefono o parlano con qualcun altro. E quando tocca a loro fanno cazzate e quando fanno cazzate vengono sgridati e quando vengono sgridati si lamentano perche’ “a loro nessuno l’aveva detto”. La verità e’ che sei tu che devi imparare: guardando e facendo. Questo e’ fare l’assistente. Se assisti qualcuno a cui piace parlare buon per te, ma non e’ dovuto.
    Per imparare con qualcuno che ti prende per mano e ti spiega le cose ci sono le scuole, e per frequentare una buona scuola di fotografia sei tu che paghi, non sono gli insegnanti a darti dei soldi. E spesso fare l’assistente e’ un lavoro non pagato: io ho assistito un sacco di volte senza prendere una lira per farlo, perche’ per me la retribuzione era la possibilità di vedere come funziona il lavoro di qualcuno piu’ in alto di me nella catena alimentare. E la cosa fantastica e’ che le stesse persone che non vogliono assistere qualcuno gratis sono le stesse che sono disposte a pagare migliaia di euro in workshop tenuti dalle stesse persone.

    Altra cosa sul discorso dell’essere “l’ultima delle merde”. Quando io assisto qualcuno sul set, il set e’ il suo. Io sono li’ per servire, non sono un fotografo. Essere un fotografo mi e’ utile solo perche’ sapro’ cosa significa quando mi dice “quella luce la voglio a f16″. Se sul set il cliente è Tizio, Caio o Sempronio non ne approfitto per infilare loro sotto il naso il mio portfolio; non cerco di far vedere quello che so fare. Se Benedusi fosse sul mio set per assistermi, mi aspetterei che facesse esattamente le stessa cosa. Questo perche’ se per fare un lavoro mi servono due assistenti e su uno dei due io non posso contare perche’ se dopo un’ora si rompe le scatole decide che puo’ andarsene, io mi trovo col culo per terra.
    Per cui se io sono sul set come assistente, devo sapere qual e’ il mio posto. E il mio posto e’ “l’ultima delle merde”.
    Pero’ preferisco essere l’ultima delle merde sul set di qualcuno di grosso che la primadonna sul set di qualcuno che non fa niente di valido.

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    Barbara said at 13:24 on giugno 19th, 2010:

    Parole sante. Sara for President.
    A parte gli scherzi, ci sono assistenti che vanno a prender i fotografi all’aeroporto o alla stazione, che accompagnano a casa i filgi dei fotografi e magari portano anche la cartella dei libri. Ci sono bravissimi assistenti che non diventano fotografi, ma che fanno bene il loro mestiere. Esistono pure cattivi fotografi che non sanno usare le luci e se le fanno metter giù dai bravi assistenti. Esiste di tutto, ma la professionalità/serietà/umiltà non si possono insegnare purtroppo. Però sono quelle qualità che alla lunga ripagano.

    E se un mio assistente si vuol far bello col cliente… gli taglio le mani!

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    Bruko said at 20:05 on giugno 19th, 2010:

    sottoscrivo tutto con il sangue :)

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    pippowitz said at 17:59 on giugno 19th, 2010:

    su molte cose potrei anche darti ragione, in parte (flessibiltà delle mansioni ecc.) però la mia irritazione non è dovuta a sindacalismo cretino ma soprattutto al fatto che non credo che sarei mai capace di lavorare per qualcuno che pensa a me come “l’ultima delle merde”. E Comincerei a pensare che forse allora lui non è altro che la prima delle merde (cioè un grandissimo stronzo), e non è che potrei andare avanti molto, in questo modo. Sarà magari solo una questione di stile, ma a volte è proprio quello che fa la differenza.

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    Bruko said at 20:05 on giugno 19th, 2010:

    non tutti sono adatti a fare l’assistente e che non tutti devono per forza fare l’assistente se vogliono fare i fotografi.
    Pero’ quello che intendo e’ che per chi vuole fare l’assistente e farlo bene le cose stanno abbastanza cosi’.
    Non so se hai mai fatto sport a livello agonistico, io ho esperienza solo con la ginnastica artistica e la danza classica, ma quello che ti costringono a fare e il modo in cui vieni trattato spesso e’ completamente assurdo (ricordo una quantità atroce di bacchettate sulle gambe per imparare a tenere le punte tese durante i flick). Per carità, e’ una merda e possiamo stare qui a discutere all’infinito sul fatto che in un mondo ideale un bambino di 8 anni dovrebbe poter decidere se ha voglia di allenarsi o meno, ma la verita’ e’ che per arrivare a certi livelli e’ necessaria una disciplina di ferro e la disciplina non si impara con le coccole.

    E io ad esempio non ho nessun problema ad avere un superiore stronzo se ne riconosco la superiorita’. Alcuni dei miei migliori insegnanti erano decisamente crudeli, pero’ a me non pesava perche’ riconoscevo la loro bravura.
    Se una persona che invece fa un lavoro mediocre si comporta allo stesso modo, io semplicemente non ne riconosco l’autorevolezza e questo fa si’ che io sia inadatta a lavorare in una grossa azienda, dove le gerarchie sono estremamente definite e quasi mai meritocratiche.
    Ma e’ un limite mio, lo riconosco e infatti non lavoro in una grande azienda.

    Peraltro negli studi piu’ grandi non esiste solo un assistente.
    C’e’ lo studio manager, che di solito riceve uno stipendio e lavora con il fotografo per anni e che ha una conoscenza del settore e di quello che deve essere fatto che e’ pari se non superiore a quella del fotografo. E spesso il fotografo ha una fiducia in lui di proporzioni quasi illimitate.
    Ci sono gli assistenti, che vengono pagati meno e hanno responsabilita’ piu’ marginali (tipo costruire il set, verificare che le liberatorie vengano firmate ecc)
    E poi ci sono gli Intern, i nostri “stagisti”, che sono carne da macello. In genere non vengono pagati, fanno lavori pallosi e ripetitivi (ad esempio pulire per terra, riordinare gli archivi, andare a fare commissioni) e che dopo un po’ che sono all’interno dello studio possono diventare assistenti. E la realta’ e’ che se non sono adatti a fare l’assistente se ne vanno prima, per cui si riesce a scremare.

    Il problema e’ che “fare bottega” è davvero l’unico modo per lavorare nel modo giusto in un certo tipo di studio e il problema di questi tempi e’ che se una volta il ragazzo di bottega era un 15enne che comunque era appena uscito dalle medie ed era consapevole di non sapere un cavolo, adesso si presenta a fare il ragazzo di bottega il laureato di trent’anni, che ha la stessa identica capacita’ del ragazzino, ma meno resistenza fisica, meno capacita’ di imparare velocemente, vuole prendere piu’ soldi perche’ ha trent’anni e pensa a comprar casa con la morosa e non accetta che qualcuno alzi la voce con lui perche’ e’ anche permaloso.
    *brrr*

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  9. pippowitz said at 20:29 on giugno 19th, 2010:

    la disciplina è una cosa, il rispetto per le persone è un’altra. Se devo preparare qualcuno a un compito difficile lo dovrò sottoporre a un training durissimo. E forse lo dovrò anche trattare con estrema durezza, a volte, ma sempre con rispetto, altrimenti le cose non funzioneranno mai. Trovo difficile che chi pensa al proprio assistente come “all’ultima delle merde” sia una persona che valga la pena di frequentare. Anche se uno è un genio questo non lo esime dal dover essere una persona perlomeno decente. In fondo tutti siamo utili ma nessuno indispensabile, e se cominciassimo a tagliar l’erba sotto i piedi agli stronzi si starebbe tutti meglio.

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    Bruko said at 09:32 on giugno 20th, 2010:

    Aspetta un secondo… quindi in realta’ l’unica cosa che ti fa girare cosi’ tanto le scatole e’ proprio il fatto che sia stato usato il termine “ultima delle merde”?!

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    pippowitz said at 12:41 on giugno 20th, 2010:

    io di mestiere faccio l’insegnante di musica e lì fin che si sta nei primi corsi la faccenda va via abbastanza rilassata, ma da un certo punto in poi la disciplina deve essere feroce, sennò addio risultati. Conosco un mucchio di insegnanti alquanto severi. Ma alcuni di loro lo fanno con rispetto, motivati dalle buone aspettative che hanno verso gli alunni e tenendo conto delle differenti persone che si trovano davanti, mentre altri non fanno altro che riversare in testa alle loro vittime del momento lo stesso tipo di merda ricevuta in gioventù. E fanno questo sia con gli alunni che con i collaboratori.
    Il punto è proprio questo: quando replichi senza filtrare la tua esperienza addosso ad altri corri il rischio di fare danni, alla vittima del momento ma anche a te stesso. Per questo penso che il rispetto per le persone sia un discrimine irrinunciabile: è qualcosa che ci manda avanti. Invece restare al “faccio così perché così si è sempre fatto e sembra che funzioni” è un po’ troppo da mezze calzette, per i miei gusti. Perfino al circo i domatori di tigri e leoni a un certo punto hanno capito che il vecchio modello di addestramento (“in ferocia”) era inferiore a quello “in dolcezza”. Maggior rispetto, meno stress e migliori risultati. E probabilmente qualcuno, quando hanno cominciato, avrà pensato che sarebbe stato impossibile …

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    Bruko said at 08:35 on giugno 21st, 2010:

    Sai cosa? Secondo me stiamo parlando di due cose diverse.
    Da nessuna parte ne’ in quello che ho scritto io ne’ in quello che scrive Benedusi io vedo traccia di quello che dici tu.
    E per quanto riguarda Benedusi posso parlare anche per esperienza diretta, visto che ho assistito ad un suo shooting ed e’ stato a dir poco delizioso. Nessuno mi ha mancato di rispetto, anzi.
    Sono d’accordissimo anch’io che la mancanza di rispetto come forma di didattica sia delirante, ma io parlavo d’altro, e anche Benedusi, per quello che vedo.

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    pippowitz said at 11:22 on giugno 21st, 2010:

    Forse è solo il modo in cui si esprime a essere irritante, chissà … Benedusi non lo conosco. Comunque conosco molti cresciuti alla scuola dei calci in culo e dei cazziatoni in pubblico che continuano a difendere quel modello semplicemente per non aver voluto fare la fatica di rifletterci un po’ sopra (che non è facile perchè questo ti mette in discussione a livelli profondi). E poi si lamentano del fatto che trovano continuamente sulla loro strada persone poco motivate, svogliate e presuntuose (che per altro esistono, a tonnellate!). Ma se non trovi quelle persone perfette che cerchi forse dovrai imparare a lavorare con quel che c’è, innanzitutto scegliendo il meglio disponibile e poi smettendola di farti menate inutili.
    A meno che (e questo è un “a meno che” grosso come una balena) quel che ti interessa per davvero non sia dimostrare che tu sei un superfigo e il resto del mondo è cacca. E a volte il sospetto viene … Oddìo, è un modo di vivere anche quello… Poi però se ti viene l’ulcera non lamentarti.

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    Bruko said at 13:23 on giugno 21st, 2010:

    ok, pero’ ti rendi conto che stai facendo tutto un pistolotto su quello che dice Benedusi, ma in realta’ quello che vuoi veramente dire e’ che ce l’hai su con cose e atteggiamenti che riguardano altre persone?
    Perche’ davvero facevo fatica a capire tutto il tuo astio, altrimenti…

    e comunque, ripeto: fare l’assistente non e’ obbligatorio e una volta che si decide di fare l’assistente, tendenzialmente si cerca una persona che abbia un modo di lavorare che vada bene per noi.
    Io ad esempio non riuscirei a fare da assistente al classico fotografo che si fa le pippe su quanto veloce e’ l’obiettivo A rispetto all’obiettivo B.
    Non riuscirei a fare l’assistente a uno matrimonialista, non farei da assistente a uno tipo Terry Richardson.
    Scegliere di fare l’assistente richiede un minimo di ricerca sulle motivazioni per cui si decide di fare questo tipo di percorso e anche un minimo di ricerca sulla persona che andiamo ad assistere. Perche’ nella fotografia non e’ la stessa cosa lavorare per Terry Richardson o per Anne Geddes.
    Ho conosciuto pochissimi fotografi la cui personalità non fosse lampante dopo 20 secondi e spesso anche prima, semplicemente da quello che scattano o da quelo che scrivono.
    E siccome non stiamo parlando di ragazzini di 14 anni, ma di persone molto piu’ adulte, ci si aspetta un minimo di capacita’ di discernimento.
    Che spesso pero’ manca.
    Per cui ad esempio se tu, che a pelle capisci da subito che con uno come Benedusi non riusciresti ad andare d’accordo, vai li’ a chiedergli di fargli da assistente e dopo 3 mesi te ne vai perche’ lui e’ esattamente quello che pensavi che fosse sin dall’inizio… beh… dal mio punto di vista l’errore e’ tuo.

    Oltretutto io sono convinta del fatto che il fotografo, sul set, non abbia alcun dovere di essere un insegnante. Sta lavorando.
    Ci sono persone che naturalmente amano insegnare quello che fanno a chi gli sta intorno, ma se mi prendono come stagista in uno studio di grafica non mi aspetto che il titolare si sieda vicino a me e mi spieghi come fa il proprio lavoro: io faccio il mio e dopo un po’ che sto li’ per forza di cose imparero’ anche cose che non riguardano le mie mansioni, se non sono tardo.
    Ma a fine giornata se sono la tizia delle fotocopie, quello che ci si aspetta da me e’ che io faccia le migliori fotocopie possibile.

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    GIuseppe MIlani | Clinico said at 14:22 on giugno 21st, 2010:

    Ho letto studio grafico e mi è affiorato alla mente il mio primo giorno di lavoro in un Agenzia di comunicazione…mi hannno dato in mano un intera collezione Sci da personalizzare, di una nota marca, un incubo come prima esperienza…carne e merda ovviamente, ma dopo 4 anni anche se non più in quell’agenzia, collaboro ancora con loro per le nuove collezioni, e per lavori di fotografia, per il fatto che tutta la carne e l’essere l’ultimo delle merde mi ha portato a lavorare con determinati standard di qualità e quando non riesco a raggiungerli mi incazzo con me stesso :P ..e poi capisco che devo studiare ancora molto e fare ancora molti compiti per casa.

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    pippowitz said at 08:57 on giugno 22nd, 2010:

    mah, sai, in realtà Benedusi non so che tipo sia, tanto quanto non so che tipo sia tu: leggo dei testi e commento. Credo di essere capace di leggere e le parole non saranno pietre ma qualcosa dicono. “Merda” per esempio è una parola puzzolente …

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    Bruko said at 09:02 on giugno 22nd, 2010:

    guarda… io parlo e scrivo come uno scaricatore di porto, eppure non ho mai trattato male un mio sottoposto.

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    Bruko said at 09:04 on giugno 22nd, 2010:

    oops, ho schiacciato per sbaglio invia.
    Dicevo: mentre una delle persone piu’ bastarde che io conosca in ambiente di lavoro, che non disdegna di umiliare gli stagisti davanti al cliente e di far fare loro cose umilianti non dice mai una parolaccia.

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    pippowitz said at 12:04 on giugno 24th, 2010:

    e in effetti questo lo si capisce da quel che scrivi e da come lo scrivi. Non altrettanto bene (secondo me) si capisce dal post di Benedusi. Probabilmente si tratta solo di un problema di comunicazione (da pare sua) o di incomprensione (da parte mia). Ma ad essere proprio sincero riesco ad esserne convinto solo al 90%. 95%, via …

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    Andrea said at 09:40 on giugno 20th, 2010:

    Guarda, ci ho riflettuto su quel ch hai scritto, ne parlavo ieri sera di questa cosa.. Devo dire che tutto sommato ora faccio un po’ piu il saggio, ma la realtà è che vivevo la tua stessa filosofia ai tempi, almeno inconsciamente, ho passato per 6 anni piu tempo alla stazione di Milano fuori ad aspettare, in assicurazione a pagare rate del porsche del capo, ore in studio ad aspettare che arrivasse (e lo faceva smepre con almeno 4 ore di ritardo) che a osservare il suo lavoro. Ero sempre incazzato come una biscia, ma riversavo tutto su amci e parenti (i più infatti si sono allontanati) che su di lui, alla fine ero isterico ed ero perennemente maltrattato e preso per il culo, ma tenevo la testa bassa. Non un gran bel ricordo, ma…. devo ammettere che se in quel settore oggi non mi tremano mai le ginocchia qualsiasi cosa mi chiedano di progettare o se ho la capacità di dire “NO” a richieste insensate e sottosottosottopagate lo devo proprio a quello.

    Probabilemnte avrei imparato lo stesso, col tempo.. ma mi rendo conto che una guida mi è stata utilissima, mi ha accorciato le tappe e mi ha fatto partecipare a lavori bellissimi ed enormi (che oggi per forza di cose non vengono ancora affidati alla mia persona). Se avessi avuto la stessa sorte con la fotografia probabilmente non avrei bruciato i biachi per un anno, desaturato parzialmente per sei mesi, lavorato sui terzi da subito, etc (e non so nulla di fotografia ancora).

    Quindi in definitiva lo vedo come un do ut des su piani differenti. E voglio continuare ad immaginarmi come ilpiccolo karateca che da a cera e toglie la cera senza capire una mazza del perchè lo sta facendo e poi dopo ribalta a suon di mazzate il campione cittadino.

    e poi non è mai per sempre, è un periodo e si sa.. Ecco, gli insulti IN PUBBLICO DAVANTI AL CLIENTE non li ho mai capiti, però ne ho presi.. quelli secondo me rimangono legati all’educazione e sempre secondo me sono anche controproducenti: se io andassi da un professionista che pensa e dice davanti a tutti che il suo assistente è un coglione mi domanderei se è piu coglione l’assistente o il capo che lavora con coglioni.. e forse valuterei con attenzione se sceglierlo come professionista..

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    Bruko said at 08:39 on giugno 21st, 2010:

    Tra l’altro secondo me una persona con una buona testa impara anche dai pessimi insegnanti.
    Io ad esempio da un mio ex datore di lavoro ho imparato tantissimo, riguardo a quello che NON voglio essere, come persona e come professionista. E devo dire che assistere ai suoi errori ha sicuramente fatto si che non li commettessi in prima persona io.
    Certo, ho imparato molto di piu’ da ottimi insegnanti, ma anche quello serve a farsi le spalle grosse e a imparare a gestire le situazioni sgradevoli.

    Io comunque nei confronti delle persone che maltrattano i sottoposti davanti al cliente non ho pieta’, soprattutto quando lo fanno come forma di pisciata territoriale.

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  10. Andrea said at 09:41 on giugno 20th, 2010:

    sarebbe meglio, la domenica mattina, mangiare crostata con lattuccio forse! ahhahaaahh

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  11. Giulio said at 10:15 on giugno 30th, 2010:

    Sempre parlando di Chase Jarvis, segnalo un suo video dedicato ad un argomento già discusso da queste parti, vale a dire il workflow

    http://www.youtube.com/watch?v=Y-6EQo6it7Y

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