Se non esondano altri fiumi, ci vediamo stasera alle 19:30 per il Senior Meet Junior.
Portate i vostri portfolio, i link ai vostri siti, del cibo, ma soprattutto portate la voglia di mettervi a confronto con gli altri.
Diverse persone mi hanno contattato via mail chiedendomi letture portfolio private e -come ho risposto a tutti- e’ una cosa che non voglio fare. Prima di tutto per questioni di tempo (la mia assenza da Internet e’ dovuto soprattutto alla quantita’ allucinante di lavoro dell’ultimo periodo: tutto quello che non e’ lavoro o famiglia passa in secondo, terzo o quindicesimo piano e fare letture portfolio non e’ il mio lavoro), ma soprattutto perche’ il format del Senior Meet Junior e’ valido anche per il confronto che puo’ nascere tra Junior e Junior, e perche’ mostrare pubblicamente quello che si fa piuttosto che tenerlo nascosto in un cassettino e’ una parte fondamentale della professione del fotografo, anche quando (soprattutto quando) quello che si fa non e’ perfetto.
Mostrate le vostre foto a chiunque abbia voglia di vederle, non soltanto a chi ritenete “piu’ bravo di voi” o “piu’ autorevole di voi”. Mostratele a vostra zia, alla signora che e’ seduta di fronte a voi in treno. Mostratele a colleghi e a persone che di fotografia non capiscono niente. Perche’ se volete fare della fotografia una professione, spesso i vostri clienti saranno loro: persone con due occhi e un’opinione che a volte non capiscono davvero niente di immagini, ma a volte sanno vedere oltre la regola dei terzi e il micromosso. E ascoltate bene quello che hanno da dirvi, che e’ diverso da “fate quello che gli altri vi dicono di fare”. Ringraziateli del tempo che vi hanno dedicato, decidete cosa vi e’ utile di quel feedback e portatelo a casa, e ignorate il resto, perche’ non vi serve a niente (positivo o negativo che sia).
Quando e’ stata l’ultima volta in cui avete mostrato le vostre foto di persona a qualcuno piuttosto che caricarle su Internet, restandovene poi protetti dietro il monitor?
Cosa: Senior Meet Junior
Quando: 17 maggio 2013 19:30-23 Dove: Via F.lli Andolfatto 13 [laterale Via M. Bianchin] – Romano d’Ezzelino (VI)
Per il terzo anno di seguito, partecipero’ come senior a una delle mie iniziative preferite nel mondo della fotografia.
Per una sera, ovunque voi siate, avete la possibilita’ di mettere il vostro portfolio davanti a un fotografo “senior” e chiedere la sua opinione sulle vostre foto. E’ un’esperienza utilissima, che vi permette di vedere il vostro lavoro con occhi diversi e che puo’ aiutarvi a sfrondare rami secchi e cercare nuove direzioni.
Per prepararvi alla serata vi rimando ai miei vecchi post QUI e QUI
Quest’anno con me ci sara’ di nuovo Francesco Parolin. E siccome ci sara’ anche lui, ho chiesto ad Alessandro di mettersi a disposizione di chi volesse sottoporgli il proprio sito o il proprio logo per una lettura portfolio dal punto di vista del graphic design
Vi lascio con il testo ufficiale del comunicato stampa:
Venerdi’ sera, 17 maggio 2013: appuntamento nelle location di: GENOVA | TORINO| MILANO | PADOVA | VICENZA | TRIESTE| BOLOGNA | PARMA | FIRENZE | ROMA | NAPOLI | BARI | CATANIA | OROSEI NU
Cosa e’ “Senior meet Junior” Contemporaneamente, in diverse citta’ d’Italia, fotografi professionisti con esperienza consolidata (i “Senior”) saranno a disposizione per incontrare – informalmente e gratuitamente – i colleghi professionisti al loro esordio (i Junior).
Quando: In contemporanea nazionale, la sera di venerdi‘ 17 maggio 2013 Nella serata di venerdi’ 17 maggio 2013, i fotografi professionisti incontrano i giovani colleghi al loro esordio.
Lo spirito dell’incontro
E’ un incontro fra due competenze diverse: l’esperienza (i senior) e la freschezza (i junior).
I “senior” sono professionisti di provata capacita’, anche se non necessariamente anziani anagraficamente (si può essere “senior” anche a 35 anni, se si hanno dieci anni di attività valida e di successo alle spalle).
I “junior” – a loro volta – sono esordienti fotografi, aspiranti o giovani professionisti, assistenti fotografi, studenti di fotografia… (anche se non necessariamente di eta’ anagrafica giovane…) Tutto avviene in forma spontanea e gratuita: nessuno deve pagare alcunche’.
Catering condiviso Anche il catering – lo spuntino – viene condiviso: questo significa che ognuno porta da casa qualcosa da mangiare e da bere: una bottiglia di vino, o un paio di birre, dei tramezzini, delle patatine, una torta salata, una bottiglia di coca, del formaggio, degli affettati… quello che si vuole.
All’arrivo, tutto viene messo su un tavolone comune, e durante la serata tutti possono attingerne.
Come partecipare Puoi prenotarti da subito, prima che i posti disponibili si esauriscano.
Basta compilare il form che trovi CLICCANDO QUI.
Puoi fare passaparola ai giovani colleghi con cui sei in contatto…
Chi legge questo blog da un po’ di tempo non leggera’ niente di nuovo, ma quando Ciro Mattia mi ha segnalato questo link su twitter, l’ho trovato particolarmente ben fatto, chiaro e gradevole.
Se state pensando di fare il salto dalla fotografia amatoriale al professionismo, vale la pena salvarselo in alta risoluzione, stamparselo e appenderselo in camera.
Mi e’ stata segnalata questa iniziativa e so che un paio delle donne che leggono il mio blog potrebbero trovarla interessante (ma forse anche i maschi, se hanno una sorella/amica/fidanzata interessata ad acquisire competenze professionali nel settore del Web & Information Design).
Si tratta di un corso di 1.628 ore, di cui 1.116 di formazione in aula e 512 di stage (sono 40 ore alla settimana. Si inizia a fine maggio e si va avanti fino ad aprile 2014).
La partecipazione al corso è gratuita, (è integralmente finanziata dall’Unione Europea – Fondo Sociale Europeo, dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dalla Provincia autonoma di Bolzano) e oltre a non farvi pagare un euro per il corso vi fanno avere il materiale didattico, un tutor, vi pagano le certificazioni e vi danno da mangiare a mezzogiorno.
Conosco solo un paio dei docenti e sono persone estremamente competenti e generose nel loro modo di insegnare.
Ovviamente nessuno vi garantisce un lavoro alla fine del corso, ma con queste prospettive se non lo trovate o non riuscite a inventarvene uno e’ probabilmente perche’ la vostra igiene personale lascia parecchio a desiderare.
Le iscrizioni alle selezioni chiudono il 6 maggio, per cui se vi interessa suggerirei di sbrigarvi.
Potete trovare tutte le informazioni che vi servono (e i riferimenti per averne altre, se avete domande) QUI
A un anno dai terremoti del 20 e 29 Maggio 2012, il Photoclub Eyes in collaborazione con l’amministrazione comunale di San Felice sul Panaro (Mo) organizza dal 24 al 26 Maggio 2013 un’edizione straorinaria della manifestazione fotografica denominata FOTOINCONTRI per sostenere la rinascita delle zone terremotate.
La locandina e’ di una bruttezza commovente, ma l’iniziativa e’ valida.
Io saro’ li’ a dare il mio contributo con una cosa un po’ diversa dal solito: un workshop di fotografia per bambini.
Daro’ tutte le indicazioni del caso nelle prossime settimane, ma se avete figliato un piccolo fotografo e non avete paura di come puo’ tornarvi a casa dopo una mattina con me, tenetevi liberi per il 25.
Seguo il lavoro di Diego Stocco da anni, da quando lessi un trafiletto su questo tizio che aveva registrato il suono di un pianoforte che andava a fuoco.
Ho fotografato l’articolo col cellulare, arrivata a casa mi sono armata di google e leggere cose tipo
Several people asked me why I burned that piano, and the reason it’s very simple. It was impossible to keep it tuned and many hammers and keys were damaged. As an old piano its life was over and destined to die covered in dust, but sampled as the Burning Piano in a certain way it’s still alive and it’s now part of a software instrument that many people play and make music with it.
mi ha fatto pensare “ok, questo tizio e’ fuori di melone, ma vale la pena di seguirlo”.
Uno dei suoi pezzi che preferisco è quello registrato in una lavanderia e adoro guardare quel video perche’ secondo me è assolutamente evidente quanto si stia divertendo. Non e’ un tizio che parte dal presupposto di fare qualcosa di diverso per diventare famoso: e’ un tizio che probabilmente fa rumore con tutto quello che gli capita in mano da quando era piccolo (signora Stocco, le sono vicina) e ha trovato in Internet un modo di condividerlo. La mia opinione e’ che lo farebbe anche se non ci fosse nessuno ad ascoltare (per registrare il rumore di un albero che cade senza nessuno che lo ascolta).
Ora, mi sembra evidente che Diego capisce di musica. Non e’ un tizio che si e’ alzato la mattina e cerca di far passare per musica l’azione di colpire robe a caso perche’ non e’ capace di suonare uno strumento vero: è qualcuno in grado di separare il suono dallo strumento.
Perché dovrebbe interessare a voi che fate foto? Perché è impressionante il numero di gente che mi chiede informazioni estremamente specifiche su un singolo pezzo di attrezzatura, ma non sa come funziona la luce. Non “sa poco”. Non sa proprio niente. Sa che deve prendere un softbox per avere una luce diffusa perche’ l’ha letto da qualche parte ma non ha idea di cosa sia una luce diffusa, non sa come riconoscerla.
Ed e’ ancora piu’ impressionante il numero di persone che magari sa come funziona la luce, ma poi non si sporca le mani e segue solo i manuali di istruzione.
Per cui se il softbox che ha comprato a 500 euro+Iva viene con un doppio strato di diffusione, non si sognerebbe mai di toglierlo e di provare a fare foto senza se gli serve della luce meno diffusa. O di usare della stoffa nera per coprirne dei pezzi se gli serve qualcosa che somigli a una strip light. o di usare del cartoncino nero per costruire una griglia al volo se gli serve una luce morbida, ma direzionale.
O usarlo come fill in asse per un beauty dish, in modo da avere una luce che sia allo stesso tempo contrastata ma morbida.
O di usare un normalissimo flash a slitta e un cartoncino bianco 70×100 su cui farlo rimbalzare senza per forza spendere i 500 euro + Iva
O di ricordarsi che la parete bianca del muro in giardino e’ buona tanto quanto un fondale in carta con il portafondali d’ordinanza, se e’ sovraesposta di 2 stop rispetto al soggetto.
Se vi trovate per le mani qualcosa che vi sembra possa essere usato per modificare la luce e fare foto, che sia la carta dell’uovo di pasqua, la camicetta di chiffon di vostra moglie o un vaso pieno d’acqua… provate. E se vi viene una porcata… provate diverso.
Il mondo e’ un parco giochi.
Quando io ero alle superiori e non c’era Internet e andavamo a scuola a piedi scalzi nella neve, esisteva una rivistina che si chiamava Smemoranda brothers & sisters o qualcosa di simile. Ogni mese c’era gente che cercava amici di penna e il mese dopo la stessa gente scriveva “oh, grazie a tutti quelli che hanno scritto, non riesco a rispondere a tutti perché siete troppi ecc ecc bla bla”.
L’unica volta in cui ho deciso di partecipare a questa cosa degli amici di penna per quasi un anno ho scritto a un tizio senza mai mettere l’indirizzo del mittente. Gli raccontavo quello che mi passava per la testa, gli mandavo dei disegni, parlavo dei cazzi miei. Mi piaceva l’idea di avere un contatto umano con qualcuno che era una persona reale ma completamente inesistente in termini di ricordi condivisi. Non avevo idea di quanti anni avesse, di che faccia avesse o anche solo di cosa gli interessasse: la gente era ridotta al proprio indirizzo e due righe in cui cercava di essere simpatico e io avevo scelto questo tizio proprio perché aveva fallito miseramente nel tentativo.
A quanto pare il mio problema coi social network nasce da prima di facebook.
Potete quindi immaginare la mia faccia quando Alessandro mi ha detto “c’e’ una nuova app per condividere foto che secondo me ti piacerebbe un casino” . Immaginate la mia faccia quando pochi minuti dopo ho dovuto dargli ragione (chiunque sia sposato sa che il dare ragione è un pericoloso precedente che va concesso solo in condizioni particolari e solo dopo averci pensato molto molto bene).
Ad ogni modo. L’app è gratuita e la potete scaricare QUI.
Funziona cosi’: voi fate una foto, che per qualche motivo è tonda. La caricate.
La vostra foto viene mandata a un completo estraneo, con molta calma, non immediatamente. Per ogni foto che mandate, con molta calma, ve ne viene mandata una in cambio, da una persona completamente a caso.
Non ci sono didascalie, non potete dare feedback, se non mandate niente non vi viene mandato niente.
A volte le foto sono fighe, a volte le foto sono meh. L’unica cosa che potete fare è cancellare le foto che non vi piacciono ed eventualmente flaggare quelle che ritenete inappropriate (ma non ci sono ancora stati peni nei miei scambi di figurine, ne’ inviati ne’ ricevuti).
Perché mi piace questa app:
• perché per poter vedere le foto dovete fare foto. Le immagini sono una moneta che vi da accesso ad altre immagini. Per avere dovete dare e lo trovo un buon concetto.
• perché non c’e’ niente di social nell’operazione: non avete amici, non potete mettere fav, non ci sono hashtag, non potete fare ricerche per soggetti, non potete seguire il vostro ex che state facendo finta di ignorare
• perché mi piace l’idea di avere un contatto umano con qualcuno che è una persona reale ma completamente inesistente in termini di ricordi condivisi.
• perché ogni volta che dico “rando” mi viene da ridere perché immagino un piccolo giapponese che mi chiama
• perché in mezzo a un sacco di immagini meh a volte te ne arriva una che ti fa rendere conto che dall’altra parte del mondo c’e’ una persona che ti capisce profondamente, ma non puoi in nessun modo entrare in contatto con lei/lui. E questo è infinitamente triste ma anche infinitamente bello, come guardare le stelle e pensare “figo, sto guardando la traccia di qualcosa che nel frattempo non esiste nemmeno piu’”
E’ venerdi’ pomeriggio. Non avete piu’ voglia di lavorare e dovete riempire un’oretta e mezzo di tempo davanti al computer.
Questa lezione secondo me è un buon modo di ripassare le basi per chi fotografa da molto o comunque arriva da una scuola d’arte, ma potrebbero esserci un sacco di informazioni utili per chi ha appena cominciato e alle superiori ha fatto una lezione sola di storia dell’arte.
Ultimamente siamo talmente oberati di lavoro che non solo facciamo fatica a starci dietro noi, ma abbiamo intasato anche i collaboratori con cui lavoriamo di solito.
Di per sè è una cosa positiva, ma quando si comincia a tornare a casa tutte le sere dopo l’ora in cui gli altri vanno a dormire, mica tanto.
Stiamo coltivano la giuovane Alice per diventare il bastone della nostra vecchiaia, ma nel frattempo stiamo anche cercando un programmatore php con esperienza su wordpress (e magari anche woocommerce) per una collaborazione. Ci serve qualcuno che lavori gia’ a pieno regime e sia abbastanza sgamato.
Se siete quella persona, contattateci, se conoscete quella persona, ditegli/le di contattarci
Da quando sono atterrata in Italia, la mia occupazione a tempo pieno è stata quella di tirare le fila dell’operazione Magpies.
Al mio arrivo mi attendevano gia’ le maglie e le stampe, a cui si sono aggiunti poster, cartoline di ringraziamento e soprattutto loro, le mille copie di Magpies con cui abbiamo costruito un fortino in studio.
Se voglio ricominciare a fare foto, Magpies se ne deve andare.
Grazie al cielo in questo periodo abbiamo Alice, la nuova piccola aiutante, che ha generosamente accettato di passare dal lavoro da signorini a quello da manovali e senza la quale mi sarei probabilmente tagliata le vene con il bordo dei poster dopo il terzo giorno.
Ogni copia è timbrata con un timbro che abbiamo fatto fare partendo dal disegno che ho fatto per le magliette, numerata, autografata (che è piu’ o meno il numero di firma che mi avevano richiesto quando ho acceso il mutuo per lo studio, se non ricordo male), infilata con amore in un sacchettino di plastica per proteggerla, assieme a una cartolina di ringraziamento e a un mini-librino con le traduzioni italiane dei testi (per gli italiani). La busta è chiusa con un adesivino trasparente, avvolta nella plastica a bolle, infilata nella sua busta o scatola di cartone.
Ogni indirizzo inserito in anagrafica, le lettere di vettura stampate e firmate (ancora?) per l’estero, le etichette con gli indirizzi appiccicate sui pacchi.
L’estero è partito tutto stamattina, l’Italia partira’ probabilmente tutta domani.
Siccome in Italia spediamo con GLS e abbiamo deciso di pagare 50 centesimi in piu’ per il servizio, vi arrivera’ una mail con il numero di tracking quando GLS fara’ partire i pacchi. Se non vi trovano a casa, vi manderanno una mail per concordare la consegna, in modo da evitare pacchi che tornano ai centri di smistamento per poi essere riscattati a bestemmie. Abbiamo usato le mail e gli indirizzi che avete dato su Indiegogo. Se nel frattempo avete cambiato qualcosa e vi siete scordati di dircelo, è troppo tardi. Quando il pacco tornera’ indietro, lo potro’ rispedire a vostre spese.
Ad ogni modo, ho fisicamente bisogno di celebrare questa cosa e per quanto voglia bene ad Alice e Alessandro, vorrei farlo fuori dal mio studio e anche con chi ha reso possibile l’intero circo.
Per cui il 23 marzo 2013, dalle 17 alle 21 (circa, a seconda di quando Francesco ci butta fuori dallo studio) saremo nello studio di Francesco Parolin per il
Magpies PortaParty
PortaParty significa che potete venire se accompagnati da qualcosa da mangiare o da bere, da mettere a disposizione di tutti. Non serve che portiate roba per nutrire un esercito: bastano delle patatine, una bottiglia di aranciata amara, una torta fatta in casa, del salame. Niente cibo, niente festa: potete restare parcheggiati fuori a guardare gli altri che si divertono.
Se siete gente che usa facebook, l’evento è qui
Sono appena tornata da 10 giorni spettacolari a Dubai. Quando David Hobby mi ha chiamato a gennaio per chiedermi se mi andava di fare da assistente a Gregory Heisler per una settimana per poi scrivere un paio di articoli per strobist sulla mia esperienza ho detto si’ senza pensarci due volte, ma nemmeno nei miei sogni piu’ assurdi avrei potuto immaginare un’esperienza come quella appena passata.
Se non avete idea di chi sia Heisler, prendetevi qualche minuto per dare un’occhiata alle sue foto. C’e’ piu’ di un motivo se ha scattato 74 copertine del Times e lavorato per campagne enormi. Lavorare con lui tutto il giorno per sette giorni di seguito mi ha mostrato quanto non so, quanto io abbia ancora da fare prima di potermi considerare una fotografa, quanto lavoro ci sia dietro a una foto apparentemente semplice.
Oltre ad essere un fotografo mostruosamente preparato e capace, Heisler e’ un essere umano fantastico, infinitamente generoso con quello che sa e con un senso dell’umorismo decisamente compatibile con il mio.
Cerchero’ di tradurre gli articoli di strobist in italiano quando verranno pubblicati, con tutti i dettagli tecnici assorbiti nei giorni scorsi (sono tornata a casa con 25 pagine di appunti), ma la chiave di volta che mi ha aperto gli occhi e’ l’idea che la luce difficilmente e’ bianca. Che detto cosi’ sembra una banalità, ma vederlo mettere in pratica da qualcuno che sa cosa sta facendo e’ quasi magico.
(Come potete vedere sono piuttosto felice del mio ruolo di assistente. E come porto io il caffe’ la mattina, nessuno mai)
Ma al di la’ del motivo per cui mi trovavo li’, vale la pena spendere due parole sul GPP in generale. In un panorama di workshop bancomat completamente irrilevanti, e’ difficile trovare qualcosa di qualita’ cosi’ elevata. La gente che insegna e’ del calibro di McNally, Heisler, Harvey, Burnett, l’ambiente e’ splendido, l’organizzazione pazzesca. Ma soprattutto se doveste pensare di andare al GPP l’anno prossimo, prenotate all’Holiday Inn Express. Non e’ l’hotel migliore di Dubai nella zona migliore di Dubai, ma tutti gli insegnanti e gli assistenti dormono li’ e al quinto piano c’e’ il Vista Bar, che e’ il ritrovo di tutti piu’ o meno ogni sera.
E sinceramente sentire Harvey e Burnett che si scambiano racconti o Hobby e Heisler parlare di fotografia astronomica (una passione di entrambi) e’ un workshop sul workshop.
Del tipo che una sera attorno a mezzanotte stavo dicendo a Zack Arias quanto mi fosse dispiaciuto non aver potuto vedere la sua lecture sulla Street Photography e per le successive due ore ha tirato fuori il portatile per spiegarmi tutto quello che mi interessava sapere. Poi ci hanno cacciato a calci.
(Micheal Cali, Zack Arias, David Hobby, Joe McNally, John Ketley, moi al Vista)
Una delle cose piu’ fighe della settimana e’ lo shootout: 3 fotografi si scontrano con 20 minuti a disposizione e un soggetto che viene rivelato solo quando entrano in un auditorium pieno di gente, uno alla volta, senza poter vedere quello che hanno fatto gli altri.
Potete vedere quello dell’anno scorso (Pirhoda vs Hobby vs Heisler)
Quest’anno si sono contesi il titolo John Ketley, Lindsay Adler e Zack Arias. Soggetto: Gregory Heisler. Come diceva David Hobby: e’ come invitare Gordon Ramsey e Jamie Oliver a cena e dover cucinare per loro.
Spero che mettano presto online il video. Zack e’ una persona malvaggia e mi ha costretto a sparare acqua in faccia al povero Heisler. Che mentre aspettava il conto alla rovescia, mi ha guardato dritto negli occhi dicendo “really, Sara? After all we’ve been through together?”.
Ma ci sono testimonianze fotografiche che dimostrano che io sono una donna pietosa e almeno ho mirato alla spalla (non come gli assistenti di McNally che hanno sparato in faccia)
Ad ogni modo sono ancora su di giri (emotivamente, perche’ fisicamente sono un catorcio e non ha aiutato il viaggio con la tizia malata che mi ha tossito in faccia per sei ore…). Hobby aggiunge diverse tacche alla lista dei favori che gli devo…
La mia collezione di libri illustrati per bambini è piuttosto sostanziosa e ne sono gelosissima. Se e quando avro’ dei figli, probabilmente dovro’ ricomprare parte dei miei libri perche’ non so se avete mai visto dei bambini dal vero, ma tendono a strappare pagine, sbavarci sopra e disegnarci col pennarello indelebile. *fitta al cuore*
I miei illustratori preferiti tendono ad avere in comune un certo tipo di approccio all’illustrazione, un amore per i dettagli, una capacita’ di vedere il mondo con la stessa complessita’ con cui lo vede un bambino (i bambini sono complessissimi, nel loro essere semplici: sono gli adulti a essere lineari e limitati mentre si danno arie da gente sfaccettata). Non e’ un caso se mi sono innamorata a prima vista dei lavori di Marina Marcolin.
Ora, non so voi, ma io sono sempre nervosa quando mi trovo a incontrare qualcuno del cui lavoro sono innamorata: il rischio di trovarsi di fronte una persona completamente diversa rispetto all’idea che ci si era fatti e restarne delusi è sempre dietro l’angolo. Ma quando mi sono presentata a casa di Marina con un’offerta di tè da abbinare alla torta di grano saraceno cotta in un forno a legna, ero abbastanza tranquilla.
Voglio dire, chi altri potrebbe mai mandarti un invito a mangiare una fetta di torta cotta in un forno a legna se non il tipo di persona che vive in una fiaba?
In un mondo di gente che vive a quadrupla velocita’ e che molesta tutti i social per costruire il proprio brand mentre fa presenza a tutti gli happening che trova, Marina e’ una boccata d’aria fresca. E’ una passeggiata nei boschi in autunno, con il rumore delle foglie secche che scricchiolano sotto le scarpe. E’ un gatto acciambellato sulle ginocchia e una tazza di te’ in mano quando fuori fa freddo. E’ un pisolino di pomeriggio d’estate, con la luce che filtra dalle persiane e il rumore dei bambini che giocano fuori. E’ un fortino costruito di nascosto dai grandi, il pezzo di spago in tasca, il bottone magico che in realta’ e’ un tesoro.
Io purtroppo il 2 marzo saro’ a Dubai e non potro’ essere all’inaugurazione della sua ultima mostra, ma se non siete troppo lontani da Vicenza fatevi un regalo e andate a conoscerla. E se passate salutatela da parte mia, cosi’ sara’ come esserci almeno per qualche secondo.
Una delle mie cose preferite dell’Internet sono le Photo Critique di Zack Arias e sua moglie. Se avete un’ora libera, è un ottimo ripasso. Se avete un giorno libero, ce ne sono altre 14 prima di questa.
Se siete una di quelle persone che si offende facilmente quando qualcuno chiama “mediocri” delle foto mediocri, forse pero’ non è il vostro genere. Ma ho come l’impressione che se foste animi sensibili, non sareste qui…
Oggi su Repubblica di Genova sono “una grande fotografa internazionale”.
Dire che e’ un’esagerazione e’ poco: Io lo so, voi lo sapete, ma secondo me magari c’e’ gente che ci casca e da qui a un paio d’anni lo divento sul serio!
Quando ero piccola, la mia lettura preferita era un volume dell’enciclopedia medica dei miei in cui venivano descritti esperimenti sociologici degli anni ’70. L’idea che ci fosse gente che a tavolino decidesse “oi, prendiamo 50 persone, non facciamole dormire per due settimane e vediamo cosa succede?” mi ha sempre affascinato.
La mia curiosita’ scientifica e la discutibile tendenza ad avere il muscolo della morale molto flessibile, temo avrebbero fatto di me il dottor Mengele, in altre circostanze.
E’ quasi finito il primo mese del mio esperimento su cavie umane (altrimenti noto come “Gruppo di Supporto Fotografi Pigri”) e se all’inizio avevo un po’ paura di dove saremo andati a finire o di come si sarebbero sviluppate le cose, piu’ vado avanti piu’ mi rendo conto che probabilmente la persona che ricavera’ di piu’ da questa esperienza saro’ io.
Una delle cose piu’ interessanti che sto notando è la correlazione tra la capacita’ di parlare del proprio lavoro e presentarlo e la curva di miglioramento della qualita’ delle proprie foto.
Nel caso della mostra di Merano, sotto la curatela di Gabriele Schor, che ha seguito Cindy Sherman per molti anni, si potranno vedere tre tipi di opere. Le foto Untitled (Growing Up), del 1975, dove Sherman si dedica al ritratto e all’interpretazione: sono fotografie che la ritraggono con il volto trasformato e che rappresentano i cambiamenti della fisionomia di una bambina che diventa una ragazza. La seconda fase delle opere esposte inizia quando la performance coinvolge tutto il corpo dell’artista: Sherman fotografa se stessa in diversi ruoli e pose, assumendo differenti identità, e poi ritaglia le figure dalle fotografie con un processo che si potrebbe definire cut-out. Nascono così iDoll Clothes e vari lavori in cui i cut-out vengono sovrapposti e allineati. Nel terzo gruppo di opere Sherman fa interagire diversi personaggi che rappresentano delle tipologie di mondo interiore femminile e che rappresentano la follia, il desiderio, la vanità, la sofferenza, la donna affranta, l’amante ideale. (fonte)
Nei prossimi giorni verrà pubblicata ufficialmente la norma UNI sull’attività fotografica.
Non è una legge impositiva o restrittiva, ma una norma nazionale di standardizzazione, che vorrebbe dare una definizione univoca dell’attività fotografica professionale, delle procedure corrette, delle caratteristiche che dovrebbe avere un fotografo certificato.
Ho sempre riso in faccia a chi chiedeva un albo per i fotografi, piu’ che altro perche’ continuo ad essere convinta che i miei clienti non mi paghino per fare foto a norma. Come si fa a certificare la capacità di un professionista di risolvere problemi o di comprendere un brief? Sotto che voce incasello il fatto di avere un background in web design e graphic design, la capacita’ di usare un flessibile e il fatto che sono in grado di lavorare 11 ore su tacchi di 10 centimetri, se serve, piuttosto che presentarmi a un evento elegante con il gilet con i tasconi?
E’ lo stesso problema che ho con i titoli di studio: se domani mattina dovessi assumere un secondo fotografo per il mio studio , in tutta sincerita’, non me ne farei niente della votazione con cui e’ uscito da una scuola. Se il portfolio mi convince e mi sembra una persona in gamba e parlandoci mi rendo conto che potremmo andare d’accordo, lo assumo… se il portfolio mi fa cadere le braccia, passo: non mi interessa cosa pensavano di lui i professori.
Probabilmente farei un periodo di prova per essere sicura che sia in grado di rispettare le scadenze e che non sia uno psicotico, ma io sono uscita dal classico con 60 e lode e dal Politecnico con 100 e lode e non sono in grado di tradurre una versione di greco o di preparare un file CAD per essere passato al CAM nemmeno con un mitra puntato alla testa.
D’altra parte mai come adesso sembra che quella del fotografo sia la carriera di scorta per chi ha perso il lavoro, non ha voglia di averne uno o vuole arrotondare nei weekend.
In che modo un cliente puo’ distinguere una scimmia ammaestrata con la macchina fotografica rispetto a un fotografo in grado di svolgere un lavoro correttamente? Secondo me questo strumento esiste gia’ ed e’ il preventivo, e/o l’incontro di briefing.
Se vi state chiedendo se valga la pena o meno pensare alla certificazione, un buon punto di partenza potrebbe essere questo riassunto scritto dall’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti, che elenca pro e contro della questione.
Sta per uscire il nuovo libro di Barbara Fiorio. E i tizi di Pholpo sfornano un altro booktrailer, perche’ se non fanno roba figa tutti i giorni, si intristiscono.
Se siete di Milano o ci mettete meno di 12 ore per arrivarci, vi segnalo che Barbara presenterà il libro
mercoledì 13 febbraio 2013, ore 18.30 alla Libreria Popolare Tadino di Milano (che si trova in via Tadino, per i meno brillanti).
Io so di essere una persona fortunata. Vista da fuori posso sembrare una che si sbatte un casino, ma nel corso della mia esistenza ho inanellato una serie di botte di culo che neanche Gastone.
Non in ogni ambito, sia ben chiaro. Nel settore “imbroccare la porta del bagno senza prendere a spallate lo stipite ogni mattina che il Signore manda in terra”, ad esempio, non ho un grosso successo. I gratta e vinci non sono il mio settore.
La mia specialità sono le persone: sono circondata di persone di talento che incidentalmente sono anche esseri umani pazzeschi. Spesso le due cose non vanno a braccetto, ma non per me: i miei amici sono belli, divertenti, intelligenti e sono delle persone di cui sono fiera.
Ad alzare la media c’e’ Barbara. Quando l’ho conosciuta 15 anni fa ho pensato che da grande avrei voluto essere come lei. Casa sua è il posto dove ho messo assieme i miei pezzi innumerevoli volte.
Lei mi ha visto muovere i primi passi nel mondo della fotografia, mi ha regalato il mio primo pezzo di attrezzatura da fotografo vero (un cavalletto della Manfrotto, quando tenevo in piedi le cose con manici di scopa e duct tape), dicendomi che sarebbe stato il primo pezzo dello studio che avrei avuto un giorno, e’ sempre stata un paio di chilometri avanti a me, a mostrarmi quanto contino la dedizione, l’onesta’, l’impegno e il senso dell’ironia.
Quando ha pubblicato il suo primo libro sono stata fiera e tronfia perche’ sapevo che sarebbe solo l’inizio di una strada interessante.
Quando ha pubblicato il suo secondo libro sono stata fiera e tronfia perche’ invece di scegliere la strada piu’ facile e uscire con un libro di racconti divertenti e ironici (come sono spesso i post del suo blog e come andava di moda all’epoca), aveva scelto di cimentarsi con un romanzo e l’aveva fatto bene.
Adesso sta per uscire il suo terzo libro e sono fiera e tronfia perchè è la cosa migliore che abbia mai scritto.
Ho avuto il privilegio di poter leggere l’anteprima mentre ci stava lavorando e non vedo l’ora di avere tra le grinfie la mia copia, per rileggerlo di nuovo. Sicuramente ci saranno presentazioni in giro per l’Italia: portate le chiappe in libreria, spero di vedervi li’.