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Il ritratto: quello che succede durante

Posted: gennaio 6th, 2010 | Author: Bruko | Filed under: | 21 Comments »

Abbiamo trovato una persona da fotografare (senza nemmeno usare bavagli o cloroformio). Abbiamo preparato il set. Le schede sono vuote, gli obiettivi puliti, le batterie cariche, lo stereo a palla.

E adesso?

Come si diceva in chiusura del tutorial precedente, prima ancora che io abbia acceso la macchina fotografica faccio firmare la liberatoria.

Cos’e’ la liberatoria? E’ un pezzo di carta che mi autorizza a utilizzare le immagini in un modo che viene specificato (e che varia a seconda del tipo di servizio fotografico) e che autorizza il soggetto a fare altrettanto, impedendo a entrambi di fare cose tipo vendere le foto ai siti pornis o usarle per pubblicizzare la crema contro le emorroidi.

In questo tutorial non parlero’ in modo approfondito di questo argomento, perche’ merita un discorso a parte, se avete bisogno di approfondire l’argomento usate la potenza di google e scegliete il modulo che vi sembra piu’ adatto alla vostra situazione.
Vi basti sapere che la liberatoria va fatta firmare anche se non ci sono soldi in ballo, anche se state facendo le foto al vostro migliore amico e anche se vi sembra una stronzata far firmare il fidanzato per poter mettere una sua foto sul vostro blog.
E’ una di quelle buone abitudini tipo “lavarsi i denti prima di andare a dormire” e mettere il profilattico se non avete degli esami del sangue che provino che potete evitarlo.

Se poi vi prendete la sifilide, non dite che non ve l’avevo detto.

Ma torniamo al vostro shooting: se i vostri soggetti si devono cambiare d’abito, è carino avere un posto appartato per farlo. Se non avete un camerino o una stanza o un bagno, piuttosto procuratevi dei paraventi o tirate dei fili tra due cavalletti e stendete delle lenzuola.
Se scattate in esterni puo’ andare bene anche la macchina opportunamente oscurata. Oppure investite 30 euro in una tenda da decathlon e risolvete il problema con stile.

Bene. Liberatoria firmata, modella vestita e truccata: siamo pronti a scattare come se non ci fosse un domani, giusto? Sbagliato.

E’ appena entrata una persona nel vostro studio e lanciarla in mezzo a un set di 20 luci dopo averle fatto firmare un pezzo di carta NON e’ il modo migliore di ottenere quell’aria naturale e sbarazzina che vi piace tanto.
Fate quattro chiacchiere. Prendete una tazza di te’. Sfogliate i vostri ritagli per far capire quello che avete in mente. Prendetevi del tempo.

I più furbi di voi approfitteranno di questi momenti non solo per mettere a proprio agio i propri soggetti, ma anche per cominciare a VEDERLI, oltre che guardarli.
Qual e’ il loro lato migliore? Nessuno di noi è perfettamente simmetrico e tutti abbiamo un lato migliore dell’altro: posizionare la luce principale e poi infilarci il modello dentro potrebbe costringervi a fare 200 scatti prima di scoprire che l’altro profilo era mille volte meglio.

La vostra modella ha una pelle di pesca? Potete togliere ombrelli e softbox e darvi all’illuminazione laterale. Intendevate quelle pesche pelose che si trovano ogni tanto dal fruttivendolo? Ecco, magari evitate rim lighting eccessivi che la peluria in controluce fa un effetto terribile e spostate le luci più frontalmente.

Io scatto continuamente foto con gli occhi: passo per un’ottima ascoltatrice perche’ se mi parlate è facile che io abbia un’espressione concentrata. In realta’ sto probabilmente immaginando come vi fotograferei.

Guardate come la persona che avete davanti si muove, ride, come tiene le spalle, come si porta i capelli dietro all’orecchio. Tutte queste piccole cose sono spesso l’essenza stessa della persona e catturarle con la macchina fotografica rende spesso gli scatti intimi e “veri”.

Elio ieri mi ha mandato due link che riguardano le tecniche base sull’illuminazione e vorrei che ci deste un’occhiata: sono tutti ottimi consigli, che vale la pena di leggere, mettere in pratica e dimenticare in fretta.

link 1

link2

e non sto dicendo che siano consigli sbagliati, anzi: tutto quello che c’e’ scritto sono cose che vale la pena di sapere e al di la’ della qualità delle foto d’esempio sono comunque buoni suggerimenti.

Pero’.

Pero’ quello che si trova li’ va visto come un riferimento e un punto di partenza, piuttosto che come una regola.
Perche’ fare foto ben illuminate in modo diffuso, in cui il soggetto e’ perfettamente visibile senza che niente sia tagliato e tutto è perfettamente a fuoco e’ come stirare la piega sui jeans, se capite quello che intendo.

E’ un errore che facciamo tutti, io per prima: quando ci avviciniamo all’illuminazione da studio scopriamo i poteri della luce perfetta e ci lanciamo in una crociata per eliminare tutte le ombre, aggiungere le luci di sfondo, quelle per i capelli, inserire pannelli riflettenti. Per seguire tutte le regole.

Il risultato e’ che il soggetto non si puo’ muovere di mezzo millimetro dal segno che abbiamo messo per terra, o dallo sgabello e passiamo piu’ tempo a mettere a posto le luci e guardare l’istogramma dietro la macchina fotografica che a interagire con la persona che abbiamo di fronte.

Il risultato? Foto perfettamente esposte di persone che guardano il vuoto con l’aria di chi vorrebbe essere morto.

Per cui se avete poca esperienza, partite dal modo piu’ semplice di gestire il ritratto: una luce diffusa a 45 gradi, abbastanza lontana da illuminare piu’ o meno tutto.
Un ombrello o un soft box o una parete bianca o un soffitto su cui sparare il flash.
Fate delle prove per i fatti vostri e trovate una configurazione con cui siete sicuri di portare a casa una foto esposta decentemente.

Partite da li’, sempre. Voi siete nel vostro territorio, sapete quello che state facendo e non vi state preoccupando di tutte le boiate tecniche: avete tempo di prestare attenzione a chi avete di fronte.

A questo punto, prima ancora di cominciare a scattare, soprattutto se il vostro soggetto è alle prime armi davanti alla macchina fotografica, piazzatevi davanti alle luci, dove stara’ il soggetto, e spiegate a gesti quello che volete che faccia. Spiegate che “quella è la luce principale e se tu vedi la luce, io vedo te. In linea di massima, cerca di tenere il viso in quella direzione”.

State chiedendo la sua collaborazione, gli state dando un compito da portare a termine. In questo modo ogni volta che il vostro soggetto avra’ il viso completamente in ombra vi bastera’ dire “occhio alla luce” e *da solo* correggerà la sua posizione.

Come dico sempre, i fotografi sono pigri.

E’ utile anche mettere per terra un segno con lo scotch carta per dare un’idea di massima di dove volete che stia il soggetto. Le persone tendono a vagare, e se vagano cambia l’esposizione e se non siete abituati a cambiare i valori in fretta rischiate di dover rimettere a posto le luci ogni volta e sgridarli e perdere l’attimo.
“occhio al segno”, e tornano all’ovile.
State rendendo le cose piu’ facili per voi stessi e anche per loro.

Tenete a portata di mano alcune delle foto di riferimento che avete cercato e lasciate che i vostri modelli le copino. Guidateli: siete voi che dovete dire quello che volete, non hanno l’obbligo della telepatia.

E se stanno facendo qualcosa di giusto, diteglielo. Non c’e’ niente di peggio di non avere nessun tipo di feedback e di starsene come un cono da mille in mezzo alle luci senza sapere cosa fare. Invece un po’ di incoraggiamento fa sentire un po’ meno sperduti.

Piccola nota a parte: non toccate MAI i vostri modelli senza aver chiesto loro il permesso.

Che si tratti anche solo di spostare una ciocca di capelli, evitate di mettere le mani addosso a qualcuno senza avere prima il permesso. Soprattutto se siete maschi e la modella è femmina.
Anche se l’aria e’ rilassata e tutto il resto, comportatevi sempre in modo professionale. Evitare di fissare la modella sbavando o lasciare perdere commenti da cialtrone come “eh, che fortunato il tuo fidanzato” o “hai delle tette enormi, non so se te l’ha mai detto nessuno”  potrebbe rivelarsi un’ottima idea.

Una volta portata a casa la foto “di sicurezza”, quella che sicuramente farà piacere al soggetto,  è il momento di cominciare a lavorare davvero.

Qui e’ dove quasi tutti mettono via la macchina fotografica e chiudono baracca, invece il divertimento comincia adesso. Voi sapete di avere in tasca delle foto decenti da dare alla modella, tutto quello che succede da qui in poi e’ gioco: divertitevi.

Prendetevi tutto il tempo che vi serve e poi altri 10 minuti ancora: il nemico peggiore dei ritratti e’ la fretta di finire.
Se vi sembra di aver fatto un bello scatto, fatene altre 10 versioni leggermente differenti, così poi potrete scegliere quella migliore piuttosto di scoprire che magari l’immagine che sembrava bellissima nell’LCD è in realta’ micromossa.

E qui è esattamente il momento in cui dimenticate tutte le regolette da corso di fotografia e vi limitate a fare foto.

Lasciate perdere il ritratto da Postalmarket e mettete le luci dove non dovrebbero, fotografate al momento sbagliato e divertitevi. Perche’ magari su 300 foto di questo genere ne salverete 1, ma probabilmente avrete imparato molto di piu’ rispetto alla solita fototessera avanzata e magari quell’unica foto sara’ un interessante punto di partenza per le vostre sessioni successive.

Vi lascio qualche esempio di quello che intendo:

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Denise Grünstein

gli occhi in ombra e le ombre dure sul viso rendono la foto molto piu’ interessante di come sarebbe  se il viso fosse illuminato in modo uniforme.

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Thomas Klementsson

Ehy! Non è a fuoco e non leggo da nessuna parte un commento di Klementsson che si scusa di non aver potuto usare il super obiettivo stabilizzato! Se volete un paio di nomi piu’ famosi a difesa delle immagini “diversamente nitide”: Sarah Moon e  Paolo Roversi

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Jimmy Backius

a dimostrazione che le ombre dure possono essere parte integrante della foto

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Jimmy Backius

luce di sfondo troppo potente: contrasti che se ne vanno a spasso e flare. La stessa immagine con l’illuminazione “corretta” non avrebbe avuto la stessa intensità

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Denise Grünstein

Meta’ della modella è completamente in ombra, il suo braccio sinistro è indistinguibile. Quello che non si vede, in questa foto, è quasi più importante di quello che si vede.

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Annika Aschberg

Quello che adoro di questo scatto è che sembra una di quelle foto partite per sbaglio mentre la modella si spostava i capelli dagli occhi. il 90% di noi l’avrebbe probabilmente cancellato senza guardarlo due volte.

Ci sarebbero centinaia di immagini da portare ad esempio, ma l’idea di base è la stessa che c’e’ alla base di un romanzo scritto bene: la storia deve trovarsi tra le righe, in quello che si lascia ad intendere.
Una storia in cui lo scrittore descrive tutto in modo minuzioso è… pallosa.

Se non sbaglio, durante un’intervista, un giornalista chiese a Stephen King  se fosse in grado di scrivere un romanzo di una sola riga: King rispose “L’ultimo uomo rimasto sulla Terra è chiuso nella sua stanza. Bussano.” Io lo trovo geniale.
Tutto quello che non viene detto, spiegato, illuminato, rende un’immagine potente.
E’ uno dei miei buoni propositi per il 2010, quello di imparare l’arte di non cercare di mostrare tutto, in uno scatto. Qui razzolo malissimo per cui questa parte e’ un promemoria per me, piu’ che un consiglio per voi.

Una volta finita la fase di scatto, vale quello che si diceva all’inizio: comportatevi da persone decenti e offrite qualcosa da bere/mangiare alla povera vittima che si e’ prestata a farvi da modello/a.

Dal mio punto di vista e’ importante che le persone che lavorano assieme a me abbiano un buon ricordo dell’esperienza, anche perche’ questo fa si’ che abbiano voglia di lavorare di nuovo assieme. Questo significa anche cercare di post-produrre le foto in tempi non biblici e non pubblicare mai foto che loro odiano.

Quest’ultimo punto e’ solo una posizione personale: se avete la liberatoria e la foto e’ bella, avete diritto di pubblicarla. Io do diritto di veto e generalmente spedisco prima delle anteprime ai miei soggetti, indicando le immagini che vorrei pubblicare.
Questo puo’ sembrare un po’ stupido e molto di voi penseranno “figurarsi se lascio decidere a qualcuno se posso o meno pubblicare una foto. Io sono il fotografo, io decido”, ma e’ uno dei motivi per cui chi si fa ri-fotografare da me si fida abbastanza ciecamente: sanno che se le foto verranno male non le vedra’ mai nessuno e questo fa si’ che la gente si lasci andare molto piu’ facilmente e che sia disposta a farsi ricoprire di pece e piume, anche quando la situazione in se’ puo’ sembrare ridicola.
E per me vale anche il buon vecchio “non fare agli altri ecc ecc”. Alla fine paga.


21 Comments on “Il ritratto: quello che succede durante”

  1. Sara Lando » Blog Archive » ghettofotografia: il ritratto, parte II said at 20:43 on gennaio 6th, 2010:

    [...] Il ritratto: quello che succede durante [...]

  2. Fabrizio said at 22:09 on gennaio 6th, 2010:

    Molto bello ed esplicativo, brava, come al solito.

    L’aneddoto di Stephen King vale più di una fotografia che vale più di mille parole. La capacità di lasciar ‘agire’ il modello durante una sessione di ritratto è davvero invidiabile e di difficile attuazione soprattutto se sei un orso di un paio di metri d’altezza come il sottoscritto, ma è in effetti la chiave di tutto il gioco.

    [leave a reply]

    Bruko said at 22:39 on gennaio 6th, 2010:

    In realta’ a prescindere dalla stazza di chi sta dietro la macchina fotografica, nella mia esperienza la vera differenza la fa avere da un lato un sincero interesse per chi sta davanti alla macchina fotografica, dall’altro abbastanza sicurezza (o saperla fingere abbastanza) da dare l’impressione al proprio soggetto che sia tutto sotto controllo.
    Per lo stesso motivo per cui la gente sale volentieri sul Blu tornado a Gardaland e meno volentieri con un tizio ubriaco che deve scendere da 8 tornanti.

    E’ come andare dal dentista… se comincia a guardarti in bocca per controllare ogni 10 minuti se gli strumenti funzionano e fa delle facce tipo “boh, proviamo un po’ cosi’”… non e’ una bella esperienza.

    [leave a reply]

  3. Bruno said at 23:32 on gennaio 6th, 2010:

    Questo ghettotutorial (compresa la parte precedente) credo sia il migliore e più completo che tu abbia mai scritto : tecnica, saggezza ed esperienza a vagonate. Incominci proprio bene il 2010, brava, continua così!
    E ovviamente un enorme GRAZIE (ma quello è sempre sottinteso, no?)

    Br1

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    Bruko said at 09:53 on gennaio 7th, 2010:

    grazie!*blush*

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  4. BobSony said at 02:53 on gennaio 7th, 2010:

    Buon’anima del vecchio Blog…
    Sara, complimenti come sempre, ma prima fecevi più disegnini carini.. mi mancano!
    E i personaggio come giancastoro e Brus Uilly ;D

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    Bruko said at 09:55 on gennaio 7th, 2010:

    non so se l’hai notato, ma personaggi e disegnini c’erano solo quando servivano spiegazioni tecniche… che in questo post non ci sono.

    E mi pareva brutto mettere dentro disegnini a muzzo solo per dare un tono all’ambiente…

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    Name (required) said at 03:31 on gennaio 8th, 2010:

    Sara ovviamente non mi riferivo a questo ghettotutorial!
    E i disegnini fanno diventare questo tutorial un grande protagonista del ’900 (guzzanti docet)

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    effemmeffe said at 11:43 on gennaio 8th, 2010:

    Comunque io uno dei tuoi disegnini a mano per capire come va messa quella luce a 45° l’avrei gradito eccome…
    E magari anch euno schizzo di insieme: fotografo, modello, luce parasole e soffitto.
    Sai, quando uno capisce nua mazza, capisce proprio una mazza.

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    effemmeffe said at 13:32 on gennaio 8th, 2010:

    Per esempio un’altra cosa che mi sfugge.
    Ho visto il video che hai proposto nel post dopo questo: il tipo usa una luce dall’alto a simulare il sole e un ombrello per lo sfondo. Ok.
    Mettiamo che io abbia un setup del genere, ci metto il mio gatto sullo sgabello e misuro cno l’esposimetro e bilancio il bianco e faccio due prove e decido un’esposizione che mi piace.
    Quando arriva il modello, uso sempre quell’esposizione lì?
    E se no, quando la cambio, perché la cambio?

    (In realtà io non ho una digitale e scattare su pellicola per scoprire giorni dopo che ho pagato lo sviluppo di un rullo esposto male è davvero fastidioso…)

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  5. Lawrence Oluyede said at 03:06 on gennaio 7th, 2010:

    “Io scatto continuamente foto con gli occhi: passo per un’ottima ascoltatrice perche’ se mi parlate è facile che io abbia un’espressione concentrata. In realta’ sto probabilmente immaginando come vi fotograferei.” — ahha questa cosa succede anche a me, ma non solo se devo fotografare, in generale. L’altro giorno ero in giro e una bellissima ragazza mi ha sorriso e invece di farmi dei film in testa pensando a come potrebbe essere la nostra vita insieme (‘_’) mi sono messo a pensare situazioni diverse in cui fotografarla. Help :D

    Grazie mille per il post Sara, trovo anche io fondamentale avere sincero interesse per chi si sta fotografando.

    Sono tantissime le cose che devo imparare ma un po’ alla volta ci arrivero`, il 2010 e` qui anche per questo :-)

    [leave a reply]

    Bruko said at 09:56 on gennaio 7th, 2010:

    sono infinite anche le cose che devo imparare anch’io, ma conto molto sul 2010 :)

    P.S. Per me la metropolitana è uno dei posti migliori per fare la guardona-fotografa-mentale ^_^

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    Cat said at 15:46 on gennaio 8th, 2010:

    Oddio non parlatemi di metropolitana…un giorno di questi so che mi fermeranno con l’accusa di essere una guardona-maniaca…ma ci sono di quei visi, di quelle espressioni che…non ti stancheresti mai di guardarle (perché ovviamente sei troppo timida e scema per tirare fuori la fotocamera) ma intanto sei li, fissi, il soggetto se ne accorge, e tu continui a fissarlo in trance…e la figura barbina è li che ti aspetta -__-

    Bellissimi questi GT sul ritratto, capitano a fagiolo dato che ho deciso di liberarmi dall’ansia di fotografare la gente, grazie mille Sara..! :)

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  6. massimo said at 21:15 on gennaio 7th, 2010:

    Veramente interessante!
    e pure divertente :) ))
    (la parte sui commenti da cialtrone mi ha fatto morire!!)
    grazie Sara

    Max

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  7. Athos said at 13:32 on gennaio 8th, 2010:

    Ciao Sara…ti ringrazio infinitamente per i tuoi tutorial…anzi,ghettotutorial!
    sei davvero incredibile,spieghi cose che per me fino a 2 secondi prima della lettura erano quasi inconcepibili..e riesci anche a far sorridere!
    sono sicuro che anche un NON adone come me,fotografato da te…risulterebbe interessante!
    chi bene inizia è a metà dell’opera!
    Buon 2010!

    [leave a reply]

  8. alessandro bianchi said at 09:14 on gennaio 11th, 2010:

    wow… son passato di qua non sapendo nemmeno come ho fatto ad arrivarci….
    bel blog e brava tu a scrivere e a fotografare…

    mi sa che tornerò a trovarti

    alessandro

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  9. Gilberto Cadamuro said at 00:04 on gennaio 13th, 2010:

    Ciao Sara molto interessante il tuo blog…giovedì sera ho il mio primo appuntamento fotografico con una ragazza che non conosco ma che si fida di me ciecamente perchè ha visto della foto pubblicate nella mia pagina su facebook e mi ha detto che gli piace il mio stile di foto.. la mia ex raga,la mia nipotina, una mia amica di ballo.. tutta gente con la quale ho confidenza e quindi ho potuto provare e riprovare ;ti garantisco che anche io ho un certo tremolio alle gambe..cercherò di mettere in pretica i tuoi consigli.Ti ringrazio ancora Sei Grande Gilberto

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  10. andrea said at 02:46 on gennaio 13th, 2010:

    intelligente, davvero, grazie.

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  11. Pandol said at 09:03 on gennaio 14th, 2010:

    Complimenti,
    è da un pò di tempo che leggo il tuo stupendo blog e trovo i tuoi tutorial spettacolari. Grazie di condividere le tue conoscenze e la tua esperienza con noi

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  12. Robi said at 22:41 on febbraio 22nd, 2010:

    Vorrei tanto ringraziarti per consigli che condividi con tutti noi!!!

    Tecnica fotografica stupenda, amante dell’esperimento, simpatica, con uno stile snello e trascinante che farebbe invidia a qualsiasi scrittore di professione (se scrivessi un libro lo comprerei al volo!)…che dire di più?! …
    … ti ho appena scoperta: sei già in cima ai miei preferiti e ti assicuro che darò tutti i giorni una sbirciatin, sperando in un nuovo post!

    Grazie di nuovo!

    [leave a reply]

    Riccardo said at 19:27 on aprile 15th, 2010:

    Complimenti … e non so esprimermi di più.
    Prova a scrivere un libro penso avresti successo e….molto.
    Grazie per tutto quello che fai.
    Riccardo

    [leave a reply]


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